Una storia senza tempo

di Maresa Galli

Numero 186 - Marzo

Intervista a Nancy Sullivan, brillante Eliza in “My fair lady”, personaggio che ha fatto emergere la sua bravura a 360 gradi


Il Teatro di San Carlo apre al musical con un nuovo allestimento in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo: l’adattamento della commedia di George Bernard Shaw e del film di Gabriel Pascal “Pygmalion”, “My Fair Lady”. Sul podio Donato Renzetti e per tre recite Maurizio Agostini; regia di Paul Curran; Orchestra, Coro e Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo di Napoli. Il 15 marzo del '56 My Fair Lady debuttò a New York al Mark Hellinger Theatre dove è stato rappresentato per ben 2.700 volte e nel ‘58, a Londra, dove le repliche furono 2.281. Shaw per il suo Pigmalione si ispira alle “Metamorfosi” di Ovidio, alla sua storia e al suo “canto di speranza di resurrezione”. Il cast è inglese e recita nella lingua originaria. “Abbiamo ricevuto circa 2400 richieste di audizioni – spiega Curran - dalle quali abbiamo selezionato 300 artisti cui fare il provino. I cantanti sono anche ballerini e attori, tutti artisti straordinari che provengono prevalentemente dal Teatro Nazionale di Londra e dalla Royal Shakespeare Company. My Fair Lady è uno dei musical più belli e conosciuti in assoluto per le sue scene spettacolari, per l’ironia, per la bellezza della vicenda che racconta. Ma è anche la storia di un ritratto e di un riscatto sociale; da una condizione di sacrificio, qui troviamo una donna che vuole emanciparsi, che vuole ritrovare una dignità esistenziale cui tutti hanno diritto. E questo mi sembra un aspetto di assoluta contemporaneità. -taglio- Infatti nella mia regia non ho voluto stravolgere nulla rispetto all’originale, né tempo, né luogo, perché questa è una storia senza tempo, è una storia umana che si può ripetere all’infinito”. Deliziosa messa in scena al San Carlo dove spiccano le splendide scene di Gary Mac Cann che rappresentano Londra agli inizi del XX secolo, i costumi di Giusi Giustino che completano la favola dolce-amara di Eliza, scolpita nell’immaginario collettivo con lo stile di Audrey Hepburn e Rex Harrison nel pluripremiato film di George Cukor, le coreografie da favola di Kyle Lang. A ciò si aggiunga la bravura di artisti fantastici che sanno cantare, recitare, danzare, a cominciare dagli interpreti principali: Nancy Sullivan (Eliza Doolittle), Robert Hands (Mr. Henry Higgins), Martyn Ellis (Alfred P. Doolittle), John Conroy (Colonnello Pickering). Le belle atmosfere create dal leit motiv di “I Could Have Danced All Night” e dagli altri celebri motivi raccontano la trasformazione di Eliza e del misogino professor Higgins, la loro amicizia scandalosamente inattuale per l’epoca che relegava uomini e donne in classi sociali e ruoli ben definiti.

Nancy Sullivan, brillante Eliza, pluripremiata attrice e cantante britannica, racconta ai lettori di Albatros il suo personaggio. Come si è calata nel ruolo di Eliza Doolittle?

“Questo è il mio primo musical. Ho sempre cantato ma mi interessa cantare nell’ambito della recitazione. Interpretare il ruolo di Eliza è come interpretare la Brunilde del ‘Crepuscolo degli Dei’! È un sogno che nutro dall’infanzia. ‘My Fair Lady’ è una storia speciale e la protagonista ha un ruolo straordinario per la donna, è quasi una femminista ante litteram. La donna, agli inizi del -taglio2- XX secolo, aveva un solo obiettivo: sposarsi e avere dei figli. Per Eliza non era così. Ambiziosa, indipendente, libera, la fioraia di Covent Garden viveva in strada. Trasformata in una signora, bella, elegante, si sente oppressa. Lei, di bassa estrazione sociale, impara a leggere e scrivere e questo la agevola rispetto alla sua classe sociale ma vive da ora in poi nuove inquietudini. Diventa una Lady ma perde allo stesso tempo la propria indipendenza. Cosa le riserva il futuro? Non è cambiato poi tanto per le donne: ci si aspetta ancora che si sposino, anche se oggi si tratta di una scelta.”

Eliza tornerà da Mr.Higgins ma il finale è aperto...

“Con Higgins il rapporto funziona perché anche lui non vuole avere bambini e la loro relazione è unica. Appare evidente che i due protagonisti non si sposano, nel musical il finale è aperto. In Pigmalione è chiaro che i due protagonisti della storia non finiranno insieme. D’altronde Shaw viveva una relazione asessuata con la moglie che pure amava tantissimo. Così la sua esperienza ispirò la creazione dei suoi personaggi.”

Ha di certo visto il celebre film americano...

“Ho visto il film di Cukor quando ero molto giovane e da attrice ho letto e amato la pièce. Ovviamente ho ammirato Audrey Hepburn, ma cerco di non pensare alla sua interpretazione. Eliza è un personaggio complesso e dotato di grande ironia, non facile. È stato bello lavorare qui al San Carlo dove c’è grande affiatamento, collaborazione soprattutto con Mr.Higgins (Robert Hands). A Londra è molto differente poiché la messa in scena di un musical rimane in cartellone per mesi e mesi.”





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