Un talento da esportazione

di Laura Frigerio

Numero 179 - Luglio-Agosto 2017

Incontro con Chiara Spagnoli Gabardi, che ci parla del suo micro-cosmo artistico che ha conquistato anche l'estero


L'arte è nel D.N.A. degli italiani, solo che alcuni si limitano ad ammirarla e studiarla, altri la fanno e anche con un bel mix di talento e genio creativo. È il caso di Chiara Spagnoli Gabardi, artista milanese di nascita ma cosmopolita per natura e predisposizione. Personaggio interessante e multitasking (è anche critico cinematografico), ha tante cose da raccontare e noi abbiamo deciso di dedicarle il giusto spazio ed entrare nel suo affascinante micro-cosmo...

Com'è nata la tua passione per l'arte? Qual è la prima opera che ti ha incantato?

“Da sempre nutro una passione per le discipline artistiche, dalle arti visive al cinema, un mio grande amore. Per quanto riguarda la pittura sono un’autodidatta. Durante i miei anni universitari, in cui studiavo Scienze Politiche, ho iniziato ad esplorare la materia e creare i miei quadri tridimensionali. Con il passare del tempo lo stile dei miei quadri ha preso una continuità che ora definisco 'Calembours Materici', dal momento che tutte le mie creazioni sono giochi di parole, dove i materiali posti sulla tela sono legati al titolo dell’opera. Indubbiamente questo rivela la mia passione per il Dadaismo, oltre alla Pop-Art, il Ready Made e l’Arte Informale. L’artista che mi ha ispirato a giocare con la materia è Alberto Burri, anche se i miei primi esperimenti pittorici hanno seguito l’action painting e il dripping di Jackson Pollock.”

La tua prima creazione quando è arrivata e di cosa si trattava? -taglio- “Credo si trattasse del quadro 'Tea', dove dipinsi una lettera T su della bustine da tè essiccate e impilate ordinatamente. Ne facevo grande uso durante la sessione di esame ed essendo cresciuta in una scuola britannica, fu il mio modo di omaggiare il British humour. ‘Tea’ fece parte di un cortometraggio, ‘L’Autoritratto,’ che realizzai includendo altri miei quadri. Quel film esplorava la ricerca di identità, attraverso l’arte. Una giovane pittrice, cresciuta in diversi paesi, doveva capire come definire se stessa e la sua arte, e naturalmente quel quadro era legato alle sue esperienze in Inghilterra. Il corto venne proiettato durante la mia primissima mostra nel 2010 in un spazio molto bello milanese, lo Spazio Nihon, dove esposi 30 dei miei quadri.”

Cos'è per te l’arte?

“È il racconto di una storia. Che siano parole in letteratura o cronaca, immagini fotografiche o pittoriche, c’è sempre una storia che aspetta di essere raccontata. L’arte può essere utilizzata come strumento di critica, tributo, o evasione, l’importante è che ci sia sempre qualcosa di significativo che riesca ad essere evocato in maniera empatica.”

Tu sei anche una grande amante del cinema, tanto che sei un critico cinematografico giusto? È vero che insegni?

“Il cinema è sempre stato il mio grande amore e sono partita come assistente alla regia su set italiani e statunitensi, e la settima arte mi ha poi condotto verso la critica cinematografica. La mia esperienza multidisciplinare tra scrittura e pittura ha suscitato l’interesse dell’Istituto Europeo di Design di Milano, che tre anni fa mi propose la cattedra in Phenomenology of -taglio2-Contemporary Arts. Non avevo mai pensato alla docenza. Mi sento ancora una studentessa con tanto da imparare, tuttavia devo dire che è un’ottima palestra per la mente ed è sicuramente il trait d’union perfetto per raggruppare tutte le mie attività professionali.”

Sei stata per un lungo periodo negli Stati Uniti, che esperienza è stata?

“New York è una seconda casa per me e ho avuto l’occasione di crescere professionalmente sotto tutti i punti di vista. Debbo alla Grande Mela il mio debutto sul piccolo schermo, quando mi chiesero di essere un ospite fissa in un programma di critica cinematografica. Dal punto di vista artistico è un luogo che non smette mai di stimolare le mie idee creative. Penso di amare quella città perché raccoglie il meglio del mondo e in qualche modo racchiude un’anima Europea con la sua sensibilità nei confronti delle arti. L’America vera è molto diversa da New York.”

Sogno nel cassetto?

“Sono molto affascinata dallo sviluppo del mercato dell’arte in Asia. Sta diventando una grandissima piattaforma per giovani artisti, con manifestazioni come Singapore Art Week e Art Basel Hong Kong. Tra l’altro, attualmente i maggiori collezionisti di arte contemporanea nel mondo sono i trentenni cinesi. Quindi mi piacerebbe affacciarmi in Estremo Oriente e vedere che riscontro avrei.”





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