Un posto nel mondo

di Di Paola Ratti Ph Dario Patrocionio

Numero 181 - ottobre 2017

La giovane Jewelry Designer salentina ci parla della sua vita a New York e della sua nuova collezione


Tra i tanti talenti italiani che si stanno facendo valere anche all'estero c'è Sara Greco, Jewelry Designer salentina trasferitasi da qualche tempo a New York. È proprio qui che ha esposto, con successo, alcune sue creazioni presso ARTISTS & FLEAS a Brooklyn. Ora Sara ha lanciato la sua nuova collezione, Terra Madre, che ha già conquistato tutti. Noi di Albatros abbiamo voluto scoprire qualcosa di più di lei e della sua arte...

Da dove nasce questa passione per i gioielli?

“In famiglia ho sempre respirato aria di attivismo creativo e gusto artistico. Certo differenziarsi dai propri genitori seguendo il proprio istinto è una caratteristica dei giovani intraprendenti. Tra l’attivismo pittorico di mia madre e il gusto scultoreo di mio padre, la visione artistica a tre dimensioni ha ispirato la mia scelta, poiché l’arte dell’oreficeria è pur sempre una micro-scultura. Così a 12 anni chiesi ai miei genitori un saldatore per l'oreficeria, una richiesta un po’ insolita per una bambina di quell'età. Da quel momento ho iniziato ad approcciarmi a dei primi esperimenti artistici.”

Qual è stata la tua formazione per fare questo lavoro? -taglio-

“Ho studiato presso l’Istituto State D’Arte di Lecce con indirizzo Arte del Metalli e dell’Oreficerie (conseguendo a pieni voti il Diploma di Maestro d’Arte e la maturità artistica). Ho cominciato sin da giovanissima a frequentare i laboratori orafi della provincia, per apprendere il più possibile. Ero davvero instancabile, non c’era orario che tenesse per me, né giorno della settimana: ero come una spugna che assorbiva ogni singola nozione e non ne era mai sazia. Dopo gli studi andai nel vicentino frequentando, presso l’Ente di formazione I.RI.GEM, corsi di design e modellazione della cera, taglio e analisi gemmologica delle pietre preziose con relativi approfondimenti sullo studio della progettazione e dell’analisi sul Diamante in aziende orafe vicentine. Affascinata dal mondo delle pietre e dell’incastonatura e per completare la mia preparazione scelsi l’Ente di formazione professionale, il Tarì Design School (TADS), nel Casertano. Qui ho avuto la possibilità di apprendere la minuziosa arte dell’incisione e dell’incastonatura di pietre; approfondendo tali conoscenze e lavorando in vari laboratori ho avuto la fortuna di imparare i segreti dai più eccellenti maestri dell’arte orafa napoletane. Un ringraziamento particolare lo devo al mio maestro orafo salentino e modellatore di cera Giuliano Parisi, alla cui guida devo gran parte della mia maturità artistica.”

Che materiali solitamente ami usare e perché?

“Io lavoro con l’argento, oro e platino. Il mio favorito è il platino perché essendo un metallo più prezioso ha dei vantaggi nella lavorazione. Questo metallo ha un elevatissimo punto di fusione permettendomi di saldare in libertà, non di ossida durante il procedimento di saldatura, come altri metalli preziosi. L’unica difficoltà è l’esigenza di mantenerlo sempre pulito e molti passaggi in più nella lucidatura per ottenere un perfetto risultato.”

Come nasce questa tua nuova collezione Terra Madre?

“A New York ogni giorno ho modo di interagire con persone provenienti da tutto il mondo e ognuna di esse porta con se un bagaglio legato alla propria terra: odori, sapori, melodie che fanno parte di origini e tradizioni legate alla propria peculiarità. Ho, così, avuto la possibilità di capire che Terra Madre è un concetto universale e non personale.”

Che rapporto hai con la tua terra, la Puglia?

“La mia terra è madre di ogni mia ispirazione. Il luogo in cui sono cresciuta, che mi ha resa quella che sono, e che mi rende particolare agli occhi delle tante e diverse persone che incontro. Da lei amo ritornare per rigenerarmi e ripartire ogni volta alla grande.”

Attualmente vivi a New York: a cosa si deve questa scelta e come ti trovi? -taglio2-

“Scelsi di vivere questa esperienza per la necessità di nuove ispirazioni e sperimentazioni. New York è un luogo eclettico, fonte di stimolo e miglioramento. A chi mi chiede perché proprio New York, io rispondo: è il centro del mondo! In questa metropoli lo stile del gioiello è molto diverso ed è interessante vedere cosa ne viene fuori dalla fusione di menti artistiche cresciute in maniera così diversa.”

Pensi di tornare un giorno in Italia?

“Andrò ovunque la mia arte e la passione mi porterà. Posso dire di essere fortuna perché quando mi alzo la mattina, per andare a lavorare, spendo la giornata creando e parlando di arte e sono a casa ovunque io sia, ovunque mi porti il mio lavoro e ovunque ci sia un banchetto, per me, pronto per creare.”

La tua collezione precedente aveva avuto un certo successo, come vivi la cosa?

“Con emozione e riconoscenza. Le mie collezioni sono frutto delle mie sensazioni, emozioni e desideri e scoprire altre persone emozionarsi attraverso esse mi spinge ancor di più a non fermarmi.”

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

“Continuare ad essere un’orafa sempre più capace, unendo la tradizione e preparazione italiana nel gioiello con le avanzate tecniche newyorkesi; avvalendomi di attrezzature all’avanguardia e della progettazione al computer. L’oreficeria si sta innegabilmente evolvendo ed è una necessità tenersi al passo coi tempi, per raggiungere la perfezione e portare la mia arte e la mie tradizioni nel mondo.”

Se avessi la possibilità di vedere indossate le tue creazioni a qualche attrice, chi sceglieresti?

“Senza dubbio l’attrice Maria Grazia Cucinotta. Talento, bellezza e sensibilità: icona del cinema italiano nel mondo. Porta con se la caratteristica semplicità del sud nonostante l’enorme successo della sua innegabile carriera artistica.”

Che consiglio daresti a chi sogna di fare il tuo lavoro?

“Le mie capacità e i risultati che ho ottenuto, li devo alla preparazione in scuole e laboratori specializzati. Alla passione sì, ma anche a costanza, perseveranza e determinazione seguite dalla tecnica. Inoltre è fondamentale non farsi scoraggiare dai no, anzi, di prenderli come una sfida a dare sempre di più per dimostrare quanto si vale. Ricordo sempre una frase che citò mio padre tanto tempo fa: ‘Ringrazio tutti quelli che mi hanno detto di no. È grazie a loro se ce l'ho fatta da solo’ - Albert Einstein”





Booking.com

Booking.com