Un posto che non ti aspetti!

di Yvonne Carbonaro

Numero 184 - Gennaio 2018

La patria del pomodoro San Marzano ospita in uno splendido palazzo settecentesco un incredibile Museo Archeologico


Sarno, cittadina della provincia di Salerno di circa 31.500 abitanti, situata tra i territori di Napoli, Avellino e Salerno, fa parte geograficamente dell'Agro nocerino sarnese alle falde del monte Saro e sulle rive del fiume Sarno. Grazie alla fertilità del suolo, la sua economia deve molto alla produzione agricola e all'industria conserviera, in particolare di pomodori tra cui famoso il San Marzano che ora è stato riconosciuto dop. È sempre stato il vanto della regione: adoperato sulle tavole e perfetto per le conserve tanto che la Cirio ne intensificò al massimo la coltivazione, troppo! Dopo un lungo periodo durante il quale sembrava distrutto dalla malattia che lo aveva attaccato, a seguito di accurate ricerche e sperimentazioni, ne è stata con successo recuperata la cultivar e la produzione di questo meraviglioso pomodoro allungato, dolce, a polpa densa e buccia sottile, è finalmente ripresa. Nel 1998 il paese, che fu colpito insieme a Quindici, Bracigliano e Siano, da una gravissima frana che causò ben 137 morti e gravi danni, conta su un’antica storia che ha lasciato le sue tracce nelle belle chiese e nei prestigiosi palazzi gentilizi di epoca borbonica. Uno dei più imponenti e ben conservati è il Palazzo Capua dell’antica famiglia degli Ungaro, che rappresenta uno dei massimi esempi di architettura cittadina con le caratteristiche proprie delle dimore patrizie del ‘700 a Sarno come nella capitale napoletana. -taglio- L’ingresso monumentale e tardo barocco si impone con un alto portale in pietra, che richiama lo stile della vicina confraternita dell’Immacolata, e si apre su una grande corte dominata dalla scala aperta con triplice loggia ad arcate. Le sale del piano nobile sorprendono per gli stupefacenti affreschi barocchi. Le massicce porte in noce intarsiato sono scomparse. L’edificio, di proprietà nel secolo successivo della famiglia Capua, fu acquistato dallo Stato ed è divenuto sede del Museo Archeologico della Valle del Sarno - Polo museale della Campania. Il Museo, che è stato inaugurato l’1 luglio del 2011, è situato in un’ala del primo piano del palazzo. Si presenta come un luogo di grandissimo interesse per i ritrovamenti archeologici provenienti da tutto il territorio dalla preistoria fino al medioevo. Presenta materiali preistorici (IV millennio – X sec. a.C.) e una selezione dei corredi funerari delle necropoli protostoriche della Valle del Sarno (IX –VI sec. a.C). Un ricco corredo funebre femminile (metà VIII – inizio VII a.C.) testimonia dell’importante ruolo sociale rivestito dalle donne di rango nella cultura dell’epoca: monili in argento, ambra, bronzo, fibule, armille, collane, scarabei, anelli, bracciali e un cinturone che ornavano il corpo e il vestito. Molti i vasi di argilla di produzione locale, d’importazione e di imitazione greca con una ricca varietà di forme e decorazioni. Ciò che stupisce sono le tombe a cassa della seconda metà del IV sec. a.C., provenienti dal territorio di Sarno. Sono molto -taglio2- ben conservate e perfettamente ricostruite nel Museo. Sono in tufo, intonacate e dipinte con vari colori nelle scene a figure. Rappresentano esempi pregevoli di sepolture italiche proprie dell'Ager Campanus e nella Lucania antica, da raffrontarsi con quelle numerose di Paestum. La tomba detta “del Cavaliere” raffigura il cavaliere che ritorna in famiglia con le spoglie del nemico vinto, insieme ad un altro guerriero più giovane, accolti dalle donne. Detta scena appare di frequente nella pittura funeraria dell’epoca mentre meno consueta è la raffigurazione del cavaliere con i capelli bianchi. Interessanti le didascalie esplicative dei reperti esposti e i filmati. Il secondo piano del Palazzo, il “piano nobile”, visitabile solo con una specifica autorizzazione, è in restauro, un restauro eterno e incompiuto da anni. È da sperare che le stupende pareti dipinte e i soffitti affrescati del XVIII sec. resistano al tempo e alle infiltrazioni. In alcune delle sale che si susseguono in una suggestiva fuga, come si usava nell’architettura del tempo, sono ammassati vasi di coccio, anfore vinarie e olearie e altri reperti non hanno ancora trovato adeguata sistemazione. Grazie infatti all’enorme quantità di reperti custoditi nei depositi e provenienti da tutta la piana del Sarno e dei suoi affluenti, il Museo vuole essere un attivo centro di studio per ricercatori italiani e stranieri. Peccato però che sia fuori dai circuiti turistici e che quindi ben pochi visitatori lo frequentino, non essendone a conoscenza!





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