Un magma di note

di Paolo Carotenuto

Numero 180 - Settembre 2017

Dalla collaborazione spontanea tra due artisti, nasce un insieme di brani in grado di avvolgere chiunque in una dimensione musicale fatta di improvvisazione e sincerità


Tra le numerose novità musicali di quest’estate appena volta al termine, c’è anche “Prima Luz”: disco d’esordio dell’omonimo duo composto dal pianista Antonio Vivenzio e dal batterista Alberto Pederneschi. Una collaborazione nata pochi anni fa, che ha dato la possibilità ai due musicisti di sviluppare la poetica sul continuo dialogo tra le sonorità del piano e quelle della batteria dando vita ad un album che trasporta l’ascoltatore verso nuovi orizzonti. I brani che si susseguono sono parte di un viaggio attraverso un universo sonoro immediato e originale, una musica capace di rasserenare e di incantare con magia. Le otto composizioni originali sono piccoli racconti che trasportano in paesaggi ben caratterizzati e guidano in una sorta di narrazione che non perde mai la bellezza della spontaneità. Abbiamo scambiato qualche battuta con Pederneschi, che ci ha raccontato i retroscena della creazione dell’album. -taglio- È uscito il disco d’esordio “Prima Luz”, lavoro a quattro mani con il pianista Antonio Vivenzio. Com’è nata la vostra collaborazione?

“’Prima Luz’ è un progetto che nasce circa due anni e mezzo fa, io ed Antonio Vivenzio ci siamo incontrati per caso durante una jam session ed in quel momento abbiamo scoperto subito una certa affinità nei gusti e nei modi musicali. Così abbiamo deciso di iniziare la nostra collaborazione e dar vita a questo primo album.”

Durante l’ascolto di questo album, si viene trasportati in molteplici ambientazioni, cosa o quale posto vi ha ispirato maggiormente durante la creazione dei brani?

“Non si tratta di un posto specifico; c’è da dire che in questo disco ci sono tre brani nati interamente da improvvisazioni radicali fatte in studio. Ci siamo seduti e siamo partiti a far ‘qualcosa’. Gli altri brani, invece, sono nati sempre da improvvisazioni sviluppate successivamente a tavolino. Il nostro disco è privo di tracce ben precise o canovacci, solo dopo la creazione sviluppiamo e codifichiamo il tutto. È una sorta di composizione istantanea, dettata dall’attimo. È un bellissimo modo di vivere la musica, c’è libertà. Le regole le abbiamo utilizzate studiando e le applichiamo in modo istintivo.”

Quale il messaggio che avete voluto trasmettere attraverso le vostre note?

“Nella maggior parte dei brani è presente una sensazione di leggerezza e luminosità, il tema ricorrente è sicuramente il viaggio, dove tutto scorre, un po’ come la -taglio2- vita. Emozioni a trecentosessanta gradi senza nessun tipo di reclusione.”

Com’è nata l’idea del titolo?

“Essendo il titolo dell’album anche il nostro nome d’arte, è nato proprio mentre cercavamo un nome che ci rappresentasse. Ascoltando le nostre prime registrazioni mi è venuta questa idea di luminosità, da lì ‘Prima Luz’: la prima luce del giorno.”

Facendo un passo indietro, ho letto che ha iniziato come autodidatta e successivamente ha studiato percussioni, quando ha capito che la musica sarebbe stata la sua strada?

“Fino a 30 anni ho fatto altri lavori, poi l’attrazione magnetica che aveva questo mondo ha fatto sì che io facessi questa scelta di vita definitiva, con tutte le difficoltà che comporta. Non tornerei mai indietro: preferisco l’incertezza carica di bellezza piuttosto che un’esistenza priva di felicità.”

Quando sarà possibile vedere una vostra esibizione live?

“Al momento non ci sono date definitive, posso dire che l’impostazione dei nostri live è quella del disco: un lungo viaggio senza interruzioni, una bolla musicale che non affatichi l’ascoltatore.”

Progetti futuri?

“Beh, tra una cosa e l’altra stiamo già mettendo in cantiere dei brani per un prossimo album! Come ho detto prima, con Antonio c’è davvero tanta sintonia quindi ci basta suonare insieme per creare qualcosa di magico e nuovo.”





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