Un disco senza tempo

di Angelo Luongo

Numero 183 - Dicembre 2017

Ha finalmente visto la luce il progetto discografico di Mario Riso, compositore e selezionatore apprezzato da tutto il mondo della musica italiana per la sua schiettezza e la sua competenza


Il colmo per un batterista? Fare un disco senza tempo! Quello che in sostanza è accaduto a Mario Riso, batterista e compositore italiano, cimentatosi nella produzione di un proprio lavoro discografico, in cantiere da tanto tempo e che ha finalmente visto la luce poche settimane fa. Un’esperienza vissuta a pieni polmoni e che sta riscuotendo notevole successo.

È uscito già da un po’ il tuo debut album “Passaporto”, che tipo di riscontro stai avendo dal pubblico?

“Inaspettato. Questo è il termine più appropriato per rendere l’idea, perché chiaramente non ho mai vissuto la musica o la pubblicazione di un album con attesa o con la necessità e la volontà di ottenere consensi, per cui ogni volta che mi rendo conto che quello che sto portando avanti piace anche ad altre persone per me è una grande emozione, dato che ciò non è dettato sicuramente da una ricerca da parte mia. Per me è una sorta di rinascita e vivo tutto questo con lo spirito giusto.” -taglio- Quando hai capito fosse arrivato il momento di poter incidere un tuo album?

“In realtà ci penso da tantissimo tempo. Io sono un batterista e la batteria è lo strumento complementare per eccellenza, necessita degli altri strumenti per vivere una realtà diversa da quella del solista. Di mestiere noi ‘teniamo il tempo’, quindi scrivere le canzoni significa condividerle con altri musicisti e, nel mio caso, con delle band di cui ho fatto parte e con cui ho collaborato per circa 150 dischi.”

Che tipo di lavoro c’è stato dietro la produzione di questo disco?

“Innanzitutto un gran lavoro di ricerca. Il mio album si chiama ‘Passaporto’ e il passaporto è uno strumento di viaggio che rappresenta, oltre che un documento di riconoscimento, anche la località nella quale sei stato durante il tuo viaggio. Nel mio caso è un documento ‘temporale’ che parla degli anni nei quali ho sognato di poter fare questo nella mia vita. E dal 1983 ad oggi ho sempre suonato la batteria e scritto tante canzoni: alcune le ho pubblicate con le band delle quali facevo parte, tantissime altre non le avevo mai registrate né svelate, era quindi arrivato per me il momento di raccoglierle, metterle insieme e costruire un vero e proprio ‘Passaporto sonoro’.”

Hai iniziato la tua carriera appena sedicenne: come credi sia cambiato da allora il mondo della musica?

“Rispondo con una frase del testo di una canzone, ‘Evoluzione’: ‘Evoluzione non significa migliorare, e neppure uscire vincenti dal processo naturale’. Quando ho cominciato ad innamorarmi di questo mondo la musica non faceva ascolti, dovevi saper cominciare la canzone e soprattutto terminarla, dovevi conoscere gli arrangiamenti, -taglio2-dovevi stare ore ed ore in sala prove, dovevi curare l’aspetto dell’esecuzione, ecc. Negli anni con la tecnologia si è iniziato a pensare che si potesse fare un disco come base di partenza e non di arrivo e si potesse cantare o suonare anche se non si era in grado di farlo, in sintesi un mondo fatto più di apparenza che di sostanza!”

Oltre ad essere un musicista affermato, sei anche uno tra i più importanti e stimati selezionatori di band emergenti. Cosa deve avere un gruppo per riuscire ad affermarsi?

“Deve avere personalità e qualcosa da dire! Io ho riscontrato, soprattutto negli ultimi anni e nell’ambito della musica rock, la carenza assoluta di contenuti. Una volta suonare significava raccontare delle storie, avere delle esigenze, oggi molti ad esempio cantano in inglese e non sanno nemmeno parlare la lingua. Attualmente bisogna avere 50% capacità di scrivere e 50% capacità di far arrivare al pubblico quello che dici, in un periodo in cui se non coltivi i social e le relazioni, con gli altri gruppi, con i locali, con gli amici, sei completamente tagliato fuori. Conta al giorno d’oggi molto più quello che hai da dire, non quanto sei veloce o bravo nel dirlo.”

Quali saranno i tuoi prossimi impegni?

“In primis promuovere l’album: ci tengo tantissimo avendolo fatto a 50 anni, un’età di maturità non soltanto anagrafica. Amo la musica ed il mio sembra il colmo per un batterista, ovvero ‘fare un disco senza tempo” (ride, ndr): 18 tracce per 18 stili musicali differenti, mi piacerà portarlo in giro e suonarlo in quante più città sarà possibile. Parallelamente mi sto divertendo tanto a lavorare con una band emergente, i ‘MotelNoir’: sono la mia nuova scommessa, voglio riuscire a costruirgli una grande credibilità, che già hanno ma che devono ampliare perché hanno le capacità per farlo.”





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