Superare ostacoli

di Gennaro Santarpia

Numero 184 - Gennaio 2018

Lo sport che ama gli ha messo davanti, nel corso degli anni, sfide non semplici da affrontare. Con duro lavoro e forza di volontà, però, si può oltrepassare qualsiasi imprevisto e realizzare i propri sogni


Classe ’92, Gianmarco Tamberi a soli 25 anni è il campione mondiale indoor a Portland 2016 e campione europeo ad Amsterdam 2016, nonché detentore del record nazionale sia outdoor che indoor. In carriera vanta anche una medaglia di bronzo agli Europei juniores di Tallinn 2011 e quattro titoli italiani assoluti tra outdoor e indoor. Doti da altista, quelle di Tamberi, praticamente scritte nel dna: figlio dell'ex saltatore in alto e primatista italiano Marco Tamberi, suo attuale allenatore, e fratello di Gianluca, primatista italiano juniores del lancio del giavellotto, modello e attore. È uno dei volti più noti dell’atletica italiana, e fin da bambino ha sempre dimostrato di avere le qualità giuste per arrivare tra i migliori a livello internazionale. L’infortunio alla caviglia del 2016, ha messo a dura prova Gianmarco che, però, con grinta e determinazione è riuscito a mettersi nuovamente in gareggiata, soprattutto in vista delle prossime olimpiadi di Tokyo.

L’infortunio prima delle Olimpiadi di Rio 2016 proprio non ci voleva. Come hai affrontato quel periodo?

“Nei primi due mesi di recupero dopo l’infortunio mi sono allenato tanto e bene, come forse nemmeno prima delle Olimpiadi. Sono caduto e mi sono rialzato grazie alla forza che mi trasmettono le persone che hanno continuato e continuano a incitarmi e a starmi vicino. Non mi sono arreso e non mi sono fermato, era questo l’unico approccio possibile per ritornare a gareggiare!” -taglio- Nella tua disciplina è necessario essere sempre fisicamente pronti, com’è una tua sessione d’allenamento tipo?

“Il mio allenamento è diverso da quello di altri atleti. I fondisti fanno sessioni di lunga durata e prediligono la quantità alla qualità dell’allenamento. Noi saltatori, invece, ci alleniamo per meno ore: ci focalizziamo sulla qualità dell’allenamento e abbiamo maggiori tempi di riposo per potere essere sempre concentrati al 100% mentre ci alleniamo e per stare attenti anche al minimo errore. La mia routine, come quella di altri atleti, cambia a seconda del periodo dell’anno: in inverno gli allenamenti sono più corposi mentre nei periodi che precedono una gara sono più leggeri, perché i muscoli devono essere più riposati e le gambe più reattive.”

Come riesci a saltare così in alto?

“Per saltare più in alto bisogna essere leggeri. Più si è leggeri, meno difficile sarà raggiungere nuove altezze. Per questo motivo inizio la mia dieta molto tempo prima della gara. Ad esempio, se devo gareggiare per i Mondiali a marzo inizio la dieta ad ottobre o a novembre e la interrompo tre giorni prima della gara. I judoki o i pugili invece fanno tutto il contrario: mangiano quello che vogliono fino a circa 5 giorni prima della gara e poi si mettono a dieta.”

Cosa caratterizza un atleta vincente? -taglio2- “Senza ombra di dubbio la differenza sta nel fattore mentalmente. Non è tanto importante essere sicuro di sé, ciò che conta è non sentire troppo la pressione e lo stress.”

Hai fatto parlare di te non solo per i risultati sportivi, ma anche per la tua creatività. Com’è nata l’idea di raderti la barba a metà?

“Mah, è nato tutto per gioco parecchio tempo fa. Era il 2011 e stavo partecipando ai Campionati Italiani Juniores. Avevo tanta paura di fare quella gara perché non ero al top della forma a causa di un precedente problema fisico e per scaricare la tensione, e anche per gioco, mi sono tagliato la barba a metà. Ricordo che sono salito in pedana pensando: ‘chi se ne importa, mi devo divertire’. Mi portò bene. Non solo saltai senza problemi ma superai il mio record (2.14 m) e raggiunsi quota 2.25 m. Sicuramente era merito della barba (ride ndr). La volta successiva, ai Campionati Europei Juniores di Tallin, mi sono tagliato di nuovo la barba a metà e mi sono messo al collo la mia prima medaglia a livello internazionale. Da allora non posso fare a meno di ripetere questo “rituale” prima delle gare. È diventato il mio marchio di fabbrica.”

Non resta che farti un enorme in bocca al lupo...

“Crepi! Assolutamente ho voglia di migliorarmi in questi anni che precedono l’Olimpiade di Tokyo. Stavolta non voglio farmi scappare quest’occasione così unica!”





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