Siamo tutti migrantes

di Franco Salerno

Anche Roma diventò la “Caput mundi”grazie agli stranieri


“Ho girato e vagato e inseguito i miei passi/ attraverso le sabbie scintillanti dei deserti di diamante/ e tutto intorno a me una voce risuonava:/ ‘Questa terra è stata creata per te e per me’.”: sono, questi, i versi iniziali di una canzone-cult sull’accoglienza nei confronti dei migranti, composta da Woody Guthrie nel 1940 e pubblicata nel 1945. Dunque, più di 70 anni fa, ma drammaticamente attualissima. L’immigrazione è un tema all’ordine del giorno, con persone che provengono da zone del mondo decimate da guerre e da malattie. Alcuni Paesi sono pronti ad accoglierli, mentre altri, come gli USA, stanno decisamente cambiando rotta. È lecito - ci chiediamo - per garantirci maggiore sicurezza, dimenticarci del passato, cioè di quando i nostri nonni lasciavano la loro amata terra e, a prezzo di gravi sacrifici, andavano a vivere in altre nazioni europee o negli Stati Uniti? Per capire meglio i problemi connessi a questo fenomeno epocale, riteniamo utile guardare alla letteratura latina e alla storia di Roma. Questa città, considerata la capitale del mondo antico, si è fondata, sin dal periodo della monarchia, sul rapporto con i popoli vicini, soprattutto con Sabini e con Etruschi. -taglio- Anche le guerre puniche, con la conseguente espansione romana nel Mediterraneo, contribuirono a favorire l'arrivo nell'Urbe di masse di marinai e mercanti, artigiani e schiavi. Nell'epoca della Repubblica i giovani intellettuali romani e italici andavano a compiere il loro viaggio di formazione in Grecia, anticipando di quasi due millenni il “Grand Tour” di Goethe e di Sthendal. E Cicerone, dopo che ritornò dalla Grecia, modificò il suo stile oratorio abbandonando la forma ricercata e magniloquente del suo dire oratorio per adottare espressioni più concrete e realistiche. Il processo di migrazione-emigrazione si complicò nell'epoca imperiale. Molti intellettuali latini erano stranieri: Marziale era spagnolo, Tacito proveniva dalla Gallia, Apuleio e Sant'Agostino erano originari dell'Africa. Inoltre, grandi filosofi si recavano a Roma, che, anche se non ebbe una sua filosofia originale in quanto il pensiero romano era orientato più verso la praticità, -taglio2- tuttavia riprese e ampliò la ricerca teorica - che proveniva dalla Grecia e dall’Oriente - orientandosi ora verso lo Stoicismo (che credeva in una visione provvidenzialistica del Cosmo), ora verso l’Epicureismo (che voleva liberare gli uomini dalla paura degli dèi e della morte), ora verso il Cristianesimo (che proveniva dalla tradizione ebraica). Insomma, Roma divenne grande grazie agli stranieri. Anche se la vita di costoro fu segnata da disagi e sofferenze. Seneca scrisse: "Gli stranieri sono confluiti a Roma da ogni parte del mondo. Alcuni sono stati spinti qui dall'ambizione, altri dal desiderio di un incarico pubblico, altri dalle incombenze diplomatiche, altri dalla ricerca di un luogo ricco di vizi e adatto alla loro lussuria;... qualcuno è venuto per mettere in vendita la propria bellezza, qualcun altro la propria eloquenza." Sembra di leggere un editoriale dei nostri giorni.





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