Siamo tutti di fronte alla Verità

di Franco Salerno

Numero 179 - Luglio-Agosto 2017

Non mentire mai è l’imperativo categorico per vivere meglio


Siamo pronti a trovarci facci a faccia con la realtà? Con quella realtà che contiene verità, spesso scomode, che noi vogliamo rimuovere, fingendo che esse addirittura non esistano. In realtà, esse sono soltanto nascoste. Del resto il tema del “nascondimento” era esplicito nell’etimologia della stessa parola greca “alètheia”, che significa appunto “verità”, ma letteralmente voleva dire “ciò che non è nascosto”. E la verità, anche quando è terribile come una frustata, è rivoluzionaria. Se vogliamo avere un’idea dell’importanza terribile della Verità, possiamo, come al solito, compiere un rapido viaggio nelle testimonianze dell’antica Roma. La verità, in quella società, era considerata addirittura immortale. “La verità troppo spesso soffre, ma non muore mai”: lo dicevano il condottiero Quinto Fabio Massimo, lo storico Tito Livio e lo scrittore Lucio Anneo Seneca. -taglio- Gli antichi scrittori erano, perciò, convinti che “il tempo svela tutto e lo porta alla luce”. Nella cultura romana vi erano, inoltre, almeno due modi per dire la verità. Il primo fu affermato dal poeta latino Orazio, il quale si chiese nelle sue “Satire”: “Che cosa proibisce di dire la verità scherzando”? Con la scusa dello scherzo, si può, infatti, comunicare messaggi profondi o, addirittura, correggere i costumi. Ma è più interessante l’aspetto delle verità solo accennate per sottintesi, per allusioni, per richiami misteriosi. Per comprendere questo secondo aspetto, si può fare riferimento alle Sacre Scritture, in cui Cristo si definisce come “la Via, la Verità, la Luce”. Ed è nel Vangelo di Giovanni che troviamo il più grande enigma sulla Verità. Nel passo 18, 38, Pilato chiede a Cristo: “Che cosa è la verità?”, ma Gesù non risponde. Per molti anni gli studiosi si sono chiesti il perché del silenzio del Messia, finché Sant’Agostino più di 4 secoli dopo, svelò il mistero. -taglio2- La domanda di Pilato era formulata in latino così: “Quid est veritas?” L’anagramma di questa frase - spiegò Agostino - è: “Est vir qui adest”, vale a dire “È l’uomo che sta accanto a te”, cioè Cristo stesso, che si identifica con la Verità. Per questo Cristo non risponde a Pilato: cioè perché la risposta era implicita già nella domanda. Noi dovremmo sempre dire la Verità, mai cedere alle “false testimonianze”. I Grandi della Storia, i Profeti (che, come recita la parola, hanno detto la Verità “prima e davanti agli altri”) hanno avuto il coraggio di svelare, per dirla alla Machiavelli (che passa per un grande simulatore e dissimulatore), di che “lagrime grondi e di che sangue” lo scettro dei sovrani, in una parola, il Potere. Del resto, dire la Verità, fa anche bene alla mente e al corpo: si fronteggia meglio il Negativo che è nella Vita e nella Storia e si apprezzano fino in fondo i momenti preziosi che abbiamo la fortuna di vivere.





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