Samuel

L’altra parte di me

di Gennaro Santarpia


È uscito il suo nuovo album, o forse dovremmo dire il suo disco d’esordio. Perché questa volta è da solo, e si dice pronto ad assumersi le proprie responsabilità


Una prima data “spartiacque” è stata il 9 Settembre 2016, quando è uscito ufficialmente “La risposta”, il brano che ha segnato l’esordio di Samuel da solista. Lo storico cantante dei Subsonica ha infatti deciso di intraprendere una strada nuova, pur non lasciando il gruppo, provocando la reazione sconcertata di tantissimi fan, che per mesi si sono chiesti come fosse possibile una cosa simile. Gli stessi, però, sono stati anche quelli che in questi mesi hanno imparato ad amare le sue canzoni e che ora già cantano a memoria i pezzi che compongono il suo album “Il codice della bellezza”, uscito il mese scorso. Per iniziare questa nuova avventura Samuel ha deciso subito di cimentarsi con una sfida non poco impegnativa, il Festival di Sanremo con il brano “Vedrai”, la quale tuttavia lo ha visto convincere pubblico e critica, confermando a tutti le sue grandi doti artistiche. Questo nuovo progetto, e l’annesso disco, per la prima volta proiettano un Samuel “nudo e crudo”, privo della band che, nel tempo, è stata talvolta anche una “rete di protezione”, mettendosi in gioco e decidendo, per farlo, di iniziare dal concetto di bellezza, essenziale nell’arte e nella vita. “Il codice della bellezza” è il tuo primo album solista, parlaci di questo nuovo progetto. “Quest’album racconta un momento particolare della mia vita creativa. Devo premettere che da quando mi sono affacciato al mondo della discografia e della musica ho sempre lavorato in gruppo. Questo ha l’enorme pregio della condivisione, che a sua volta genera più creatività ed allegria proprio dovute allo stare insieme. Il bello di un gruppo è che sì, si lavora, ma lo stai facendo con le persone che hai scelto. Tuttavia, arriva un momento in cui la solitudine diventa un desiderio: e quello è il bello. A me, in questo momento storico, era venuta la voglia di assumermi la completa responsabilità. Avevo la necessità di crescere come uomo e come artista, di prendermi tutto quello che viene: l’album è nato da qui.”

È quindi un momento di maggiore maturità per te... “Esatto, l’essere solo mi fa correre dei rischi che so perfettamente che sono solo miei.” È un album autobiografico? “Certo. Io arrivo da un percorso di scrittura in cui si stratifica molto questa attività: il linguaggio viene utilizzato molto come i suoni, aggiungendo cose una sull’altra e mettendo tanti cassetti nascosti in cui puoi riascoltare le cose a distanza di tempo e sentirle in maniera diversa. Al contrario in questo album, ho scelto di semplificare e rendere minimale il concetto della scrittura. C’è la necessità di un approccio più diretto.” -taglio- Hai provato ad immaginare la bellezza come un codice scritto dentro le persone speciali, chi sono per te queste persone? “Eh, inizialmente volevo scrivere un disco sull’amore, proprio per tornare alla semplicità e perché, in un certo senso, è l’argomento più banale che ci sia per pensare una canzone. Se si cercano delle inquadrature diverse e si analizzano le crepe dell’amore scrutato nei suoi angoli più scuri, molto probabilmente si possono raccontare un sacco di cose nascoste. La bellezza è l’arma che gli esseri umani utilizzano per essere amati, e quel farsi vedere e sentire belli da un’altra persona è l’obiettivo principale quando ami qualcuno. Ho analizzato, però, la bellezza interiore come una specie di puzzle: quando tutti i pezzi sono al posto giusto si intravede la figura e la bellezza umana, con una sorta di equilibrio interiore. Mi piaceva questa immagine che casualmente mi è capitata tra le mani. È venuta fuori la frase ‘il codice della bellezza’, ho subito pensato che sarebbe stato un ottimo titolo per l’album.” Che cos’è per te l’amore? “Quello che racconto nei brani, e che ho provato in prima persona! L’amore è un congegno che ci mette insieme, ci fa lasciare, ci fa vivere delle emozioni e ci tiene in vita. In mezzo a tutto questo ci sono la rabbia, il litigio, la tristezza per un amore finito, l’impossibilità, l’amore per se stessi... Per me era giusto raccontare tutte queste parti meno tracciate.” Il singolo “Rabbia”, appunto, parla di una coppia in continua ricerca l’uno dell’altro, tu come vivi i tuoi “equilibri”? “L’equilibrio si trova discutendo, ed è una ricerca di tempo. Quando si filtra attraverso il bello ed il brutto di una storia, ma si ha ancora voglia di stare insieme, significa che si è vicini a quello che io chiamo equilibrio.” Come ti auguri che i tuoi fan vivano questo cambiamento verso una carriera da solista? Che messaggio vorresti passasse? “In realtà esattamente quello che già molti fan hanno recepito. Dopo un timore iniziale, in cui era normale pensare che io fossi uscito dai Subsonica (e non è così), ho avuto da tutti quelli che amano e hanno amato la nostra musica un enorme appoggio. È come un esperimento: un gruppo che si dirama in tutte le sue forme e mostra tutti i suoi angoli. In futuro ci ritroveremo, ma per ora vorrei che i miei fan seguissero tutto il percorso del mio album per capire come sono fatto e per poi apprezzarmi maggiormente quando sarò di nuovo con i Subsonica.” Hai partecipato a Sanremo, come è stata questa esperienza? “Amo fare passi rischiosi, sono uno spericolato! Non considero Sanremo una manovra ‘pericolosa’, però, perché non amo giudicare o arrogarmi il diritto di fare la musica migliore e quindi rispetto quella degli altri e non penso che il mio percorso sia quello “più giusto”. Mi sono concentrato su me stesso, su quel palco ho cercato di farmi capire da un pubblico che generalmente non è il mio. La mia preoccupazione è stata raccontare il mio mondo e renderlo percettibile. Mi ricordo che da piccolo passavo i giorni di Sanremo davanti alla tv a segnarmi su un taccuino le frasi che mi piacevano di più. Questo ricordo mi ha fatto capire che sarebbe stato bello esibirsi su quel palco da solo facendo una cosa diversa che però sarebbe stata capita.” Ti manca un po’ la “rete” della band? Che tipo di emozioni ti aspetti di vivere sui palchi ritrovandoti da solo? “È vero che sarò solo, ma la mia musica nasce già con un pensiero fisso al live, quindi vivrò tutto molto naturalmente. La performance dal vivo è il momento in cui le canzoni crescono e si evolvono, senza questo passaggio è probabile che il brano resti in una zona non definita e non completa. Non mi vedrò mai sul palco con un’altra band, così ho pensato di rendere più minimale possibile l’utilizzo degli strumenti portandomi un unico strumento in grado di unire la musica registrata ad un palcoscenico: la batteria. Ad aiutarmi Tozzo dei Linea 77 – Christian Montarella, ndr - e stiamo pensando di organizzare un tour solo batteria e voce. Io suonerò gli strumenti acustici necessari o utilizzerò dei sintetizzatori per le parti elettroniche. Di base voglio andare sul palco quasi da solo. E vedere che succede...”

“La bellezza è l’arma che gli esseri umani utilizzano per essere amati. Farsi vedere e sentire belli da un’altra persona è l’obiettivo principale quando ami qualcuno”


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