Romanzi da... vedere

di Marco Zorzetto

Numero 181 - Ottobre 2017

Alla sua opera prima questo autore sembra avere già le idee molto chiare circa questa nuova avventura nel mondo dell’editoria, che lo vede protagonista come scrittore e come lettore


Non è un caso che il primo romanzo di Alberto Bernardi abbia tutta l'aria di una pellicola thriller, destinata agli amanti del mistero: l’autore bolognese, infatti, proviene dall’ambito della produzione cine-televisiva ed è proprio da lì che attinge per il suo "Non commettere atti impuri", una storia accattivante che scorre tra amore, sesso, azione e colpi di scena.

Come hai trovato l'ispirazione per scrivere il romanzo?

“A causa di un incidente. Un fermo forzato dalla produzione audiovisiva, mi ha spinto a radunare le idee e gli appunti che ero solito scrivere su foglietti, buste delle fatture, fazzolettini di carta, e qualsiasi altra cosa mi capitasse tra le mani quando avevo bisogno di buttare su carta ciò che mi frullava nella testa, su una certa trama. La storia era lì che premeva per essere scritta ma non avevo tempo e mettevo tutto in un cassetto. Tutto a un tratto, eccomi lì ad affrontare una lunga riabilitazione con una vocina nella testa che mi diceva: ‘Ora non hai più scuse, hai il tempo che ti serve per scriverlo’. Ho iniziato ad approfondire le argomentazioni e acquisire le informazioni necessarie per costruire una storia verosimile, che non avesse falle, nonostante la singolarità del racconto.” -taglio- “Non commettere atti impuri”, perché questo titolo?

“La prima cosa che vorrei sottolineare è che questo romanzo non andrebbe considerato come letteratura, inteso nella costruzione di una trama dalla struttura classica e la conseguente ricerca di una forma grammaticale forbita, ma piuttosto come puro intrattenimento che accompagni il lettore nel modo più fluente possibile attraverso una storia articolata prevalentemente a livello ‘visivo’. Concepita come un puzzle, che all’inizio gettato sul tavolo è solamente confusione, l’intreccio, piano piano, tassello dopo tassello, comincia ad avere una sua forma identificabile e nel corso della lettura si capirà che il titolo è uno dei tasselli: è una frase, pronunciata nei confronti del protagonista, che lo spinge a considerare la malattia di cui soffre come una punizione.”

Il romanzo è per soli adulti, l’elemento sessuale esplicito è una delle caratteristiche di questo lavoro. Da cosa è dettata questa scelta?

“Il sesso è parte integrante della vita, noi siamo qui per via del sesso e non solo per amore: esistono grandi storie d’amore sebbene senza figli e rapporti fugaci, di violenza, che generano figli. Facciamo sesso solo per il gusto di farlo, compriamo giocattoli per fare sesso, ci costruiamo sopra ogni sorta di fantasia, ma spesso lo nascondiamo alla faccia pubblica per coccolarlo nel privato approdando a volte nel lato oscuro che c’è in noi. In questo romanzo ho scritto semplicemente il comportamento dei personaggi così come si sono rivelati a me, che in alcuni casi coinciderà anche con quello dei lettori, spero però vivamente che non lo sia per le efferatezze di Bro.”

Arrivi dall’ambiente della produzione audiovisiva, e sei da -taglio2- sempre attento alla narrazione per immagine. In che modo il tuo stile narrativo si concretizza in questo romanzo?

“Quel che ho cercato di fare sin dal primo paragrafo, è stato di scrivere le situazioni in modo che il lettore ‘vedesse’ ciò che leggeva, rappresentando anche le emozioni, quando fattibile, con il tremore di una mano o un’espressione. Il limite di uno scritto è che è sequenziale (una cosa è obbligata a seguire l’altra) mentre in un solo frame cinematografico si possono dire molteplici cose simultaneamente; ho cercato quindi di ricostruire quei frame nella mente del lettore in alcuni casi dando solo alcuni cenni dell’ambientazione in modo che la location si completasse, soggettivamente, nel pensiero, per passare subito alla storia e all’azione.”

Quali sono le difficoltà che si riscontrano, a tuo avviso, nel mercato dell'editoria attuale?

“Chi deve valutare la tua opera lo fa con pesi e misure che non sono i tuoi; in senso generale, bisogna avere la fortuna che il manoscritto cada nelle mani giuste. Non sempre chi valuta il tuo lavoro ha la mente disposta a uscire da determinati schemi nei quali si può restare intrappolati, che siano di scrittura, di stile, commerciali, di gusti personali, o del momento. Tutto è indirizzato, come per il traffico stradale e, si sa, non è difficile restare bloccati. In generale si può dire che i libri non abbiano un mercato attualmente ampissimo, pertanto trovare un editore è difficile e molti autori ricorrono all’autoproduzione. Per tale ragione tante ottime opere non arrivano sempre (o comunque non arrivano subito) al vasto pubblico per via dello stesso sistema di distribuzione e promozione.”





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