Roberto Cuoghi

di Joanna Irene Wrobel

Numero 180 - Settembre 2017

Un artista enigmatico, misterioso, affascinante: scultore, pittore, fotografo, alchimista contemporaneo, provocatore eterno, che si muove e opera al di fuori di qualsiasi schema e lontano, anni luce, da ogni corrente codificata.


Un artista enigmatico, misterioso, affascinante: scultore, pittore, fotografo, alchimista contemporaneo, provocatore eterno, che si muove e opera al di fuori di qualsiasi schema e lontano, anni luce, da ogni corrente codificata. Un creativo geniale, un precorritore innovativo: un po’ eremita, un po’ asceta, tanto sciamano, che si esprime attraverso un linguaggio diverso e del tutto particolare, ponendo in primo piano (e prima di qualunque cosa) la sacralità dell’Arte. Roberto Cuoghi (Modena, 1973), studia all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove presto si trasferisce e dove attualmente vive e lavora. Vincitore di numerosi premi e riconoscimenti internazionali, quest’anno rappresenterà l’Italia alla 57. Biennale di Venezia. La pratica artistica di Cuoghi, fonde in sé le più straordinarie qualità plastiche e compositive delle arti visive a quelle scenico-narrative di un performer. -taglio- Tutto il percorso di Roberto Cuoghi è orientato verso una costante ricerca stilistica, tecnica e linguistica improntata all’approfondimento dei processi evolutivi, che trovano il proprio principio nelle vere radici dell’arte. Un bizzarro e non usuale modo di operare, porta l’artista a perseguire degli obiettivi impensabili, che spesso lo coinvolgono in modo tale, da non permettere di interrompere la ricerca, finché non risulti conclusa in modo soddisfacente. Progetti estenuanti, ricerche al limite dell’ossessività, ad oltranza, che finché non riescono, non possono essere abbandonati. Non a caso, spesso Cuoghi collabora con specialisti in vari campi e materie (antropologi e linguisti, ingegneri e liutai, ceramisti e chimici, biologi e musicisti), avvalendosi delle loro esperienze per creare metodi e materiali innovativi, trovare le tecniche particolari per riprodurre manufatti antichi, codificare processi chimici del tutto nuovi ed istantanei, per poi poterli adoperare durante le sue performance. Le azioni performative dell’artista lombardo, sono diventate negli anni, una specie di leggenda, mito metropolitano: scelte stravaganti,” fatti” irripetibili, fonti di dispute, spesso vere/mere provocazioni? Cuoghi, già da studente a Brera, si distingueva per comportamenti eccentrici, difficili da associare alla semplice definizione della “performance”. Impossibile classificare la decisione di farsi crescere le unghie delle mani, per un anno intero, e poi usarle come pennini per disegnare o scrivere le poesie? -taglio2- E poi, una volta tagliate, regalarle (con tanto dell’atto di donazione scritto) ad un’amica per farne una collana? Oppure, fare un tentativo, di trasformarsi fisicamente nel proprio padre: ingrassare fino a 140 chili, invecchiare di 40 anni, decolorarsi i cappelli, assumere atteggiamenti e modi di una persona di un’altra generazione, compromettendo il proprio fisico? Azioni e provocazioni, ricerca profonda su mutamenti e trasformazione della materia, sul suo naturale deperimento e rigenerazione, processi complessi, scientificamente ed artisticamente illustrati in una sorta di diario metamorfico, compilato da uno scienziato “quasi” pazzo, scopritore (mai involontario), che attraverso i media artistici deduce e dimostra ogni atto creativo, attraverso una ampia documentazione fotografica, pittorica, scritta e tangibile. Cuoghi confessa: “Ogni forma, che posso immaginare è il risultato dell’esperienza. Se voglio arrivare a una forma che non appartiene all’esperienza devo sapere prima di tutto, come si formano le forme e poi fare diversamente”. Tanto diversamente, da dare un personale imprinting a tutto, ad ogni opera che non deve assolutamente rassomigliare a nessun altra creazione, né sua, né tantomeno di qualcun altro! Le sculture di Roberto Cuoghi sembrano uscite da fondi marini di oceani sconosciuti. Manufatti, che sono realizzati con materiali non convenzionali, che spesso artista sperimenta fino a reinventarli. Le ricerche filologiche e documentarie, vengono anch’esse riplasmate con esiti assolutamente sorprendenti, in cui i piani temporali, spaziali, storici, si confondono fra loro.





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