RICHARD GERE

di Tommaso Martinelli

Numero 181 - Ottobre 2017


Uno degli attori più amati del pianeta ci presenta il suo ultimo film, nella speranza di riuscire finalmente a conquistare la tanto ambita statuetta dorata


L'incredibile vita di Norman è il titolo del nuovo film di Richard Gere, che per l'occasione interpreta il ruolo di Norman Oppenhaimer, un navigato affarista di New York alla disperata ricerca di attenzioni e amicizie che possano cambiargli la vita. Un personaggio controverso con cui l'attore hollywoodiano spera di poter vincere il tanto ambito Oscar, dopo anni di delusioni. Lo abbiamo incontrato in occasione della presentazione romana della sua nuova pellicola e, con la sua consueta disponibilità, si è raccontato ad Albatros.

Chi è Norman, il protagonista del suo ultimo film?

“Norman è un personaggio ricco di sfaccettature, con diverse caratteristiche che spesso sono l'una l'opposto dell'altra. Da una parte è propenso a scendere al compromesso, dall'altra però non manipola le persone per rovinarle. Vorrebbe dare alle persone ciò che promette, anche se poi non riesce a farlo. Insomma, Norman è uno che scende a compromessi ma al contempo aiuta gli altri ed è generoso. Quello che più mi piace di questo film è che chiunque abbia avuto l'opportunità di vederlo, ogni volta mi chiede come mai il mio personaggio, Norman, sia così fastidioso. Norman sembra essere un personaggio molto comune, il classico disturbatore, un uomo che apparentemente sembra avere il solo obiettivo di infastidire certe persone con la prospettiva di poter ottenere qualcosa in cambio. Un uomo in linea con la società di oggi.”

Lei come vede la società di oggi?

“Credo che in un periodo come quello attuale che stiamo vivendo, la società si basi su trattative e compromessi, nel senso che chiunque può farsi domande del tipo ‘Se rinuncio o offro qualcosa, che cosa ottengo in cambio?’ oppure ‘Cosa devo fare per ottenere quello che voglio?’. Il presidente degli USA, per esempio, è un uomo che vive di compromessi, visto che non è spinto dal senso morale in tutto quello che fa. Probabilmente è anche una persona positiva, perché è speculare a molti di noi: è come se ci guardassimo allo specchio. Ognuno, però, dovrebbe cercare di rispecchiarsi nei suoi difetti per poter migliorare, invece di continuare a comportarsi senza alcun tipo di rispetto e responsabilità.” -taglio- Nell'immaginario collettivo, quando si fa il suo nome si pensa subito ai personaggi affascinanti che ha interpretato in film come American Gigolò, Pretty woman o Chicago. In Norman, invece, indossa sempre un cappello che nasconde la sua folta chioma e mostra delle inedite orecchie a sventola...

“È stato molto facile entrare nei panni di Norman, perché questo personaggio somiglia a chi sono io nella vita di tutti i giorni. Il regista, Joseph Cedar, mi aveva chiesto un cambiamento da un punto di vista fisico per evitare associazioni coi personaggi dei miei film precedenti. E così, dopo un'attenta riflessione, ho optato per queste orecchie a sventola che venivano messe in evidenza tramite delle protesi e sono riuscito nell'intento. È stato divertente rivedermi sul grande schermo con queste enormi orecchie(ride, ndr).”

Nonostante il grande successo dei tanti film cui ha preso parte, non ha mai vinto un Oscar. Ha deciso di rinunciare a questo sogno?

“Assolutamente no. Non potrei mai mettere una pietra sopra a un desiderio di questo tipo. In realtà, sarebbe molto proficuo vincere una statuetta, perché una vittoria del genere renderebbe più semplice poter realizzare i film indipendenti a cui sto partecipando negli ultimi tempi.”

Il suo percorso professionale è stato contraddistinto da grandi successi ma anche, come ha spesso dichiarato, da enormi difficoltà e problemi di vario tipo. Com'è riuscito a costruire, nonostante questo, una carriera così lunga e brillante?

“Continuo a guardare alla mia carriera come a qualcosa di unico. È naturale che oggi, all'età di 68 anni, interpreto per forza di cose, ruoli diversi da quelli del passato. Ma il tipo di film è rimasto lo stesso. Con il passare degli anni, infatti, non ho mai cambiato il mio modo di lavorare e mi sembra di fare sempre le medesime scelte, a partire dal mio film d'esordio che fu ‘I Giorni del Cielo’ fino all'ultimo. Le pellicole a cui ho preso parte sono sempre state un po’ difficili, drammatiche, sempre dirette da registi interessanti. La differenza, però, è che rispetto ad allora, oggi, in America, gli Studios non producono più questo genere di progetti che invece vengono prodotti come film indipendenti.”

A 68 anni appare sereno e in gran forma...

“Oggi sono in pace con me stesso e con gli altri, grazie ai numerosi insegnamenti che la vita mi ha dato. Da ogni evento, anche da quelli meno belli, ho cercato di trarne il meglio, cercando di andare avanti con più sicurezza e consapevolezza.”

Quanto è stato importante l'amore nel corso della sua esistenza?

“È stato fondamentale, l'amore, nel corso delle varie tappe della mia vita. D'altra parte, che senso avrebbe vivere senza amore?”

Il suo precedente film, “Gli invisibili”, è stato presentato a Roma all’interno della mensa della comunità di Sant’Egidio...

“È stato emozionante. Vedere quelle belle facce davanti a me, le facce di quei fratelli, è una cosa che mi ha davvero riscaldato il cuore. Sono le persone che curano le persone, non sono i soldi, non sono i governi, non è la politica ma sono gli esseri umani. A curare le persone è il collegamento fra gli esseri umani, il guardarsi negli occhi, il raccontarsi delle storie e saper ascoltare le storie degli altri. Credo che questo sia l’inizio di qualunque processo di guarigione, psicologica, emotiva ma anche fisica ed è questo quello che serve. Mi sono sentito onorato, perché in quell'occasione mi è stata data l’opportunità di presentare il mio film qui e non posso che ringraziare tutti per quella giornata particolare che veramente mi ha fatto bene al cuore.”

Come è stato immedesimarsi nel ruolo di un senzatetto?

“Esiste un’organizzazione a New York che si chiama ‘The Coalition for the Homeless’, con la quale sono stato in contatto per molto tempo negli anni che hanno preceduto la realizzazione di quel film. Più conoscevo i senzatetto, più ero coinvolto. Parlando di cifre, sappiamo per esempio che a Roma i senzatetto sono 7.000 e si parla di 50.000 persone in tutta Italia. Nella sola città di New York ce ne sono 60.000 e per quanto riguarda tutti gli Stati Uniti parliamo di un numero che si aggira tra le 600.000 e 1 milione. È un problema reale della società contemporanea e non possiamo dimenticarlo e non tocca solo gli Stati Uniti ma tutto il mondo.”

Cosa le ha insegnato quell'esperienza?

“Ho avuto, grazie a quell'esperienza, un’illuminazione, un ‘idea di chi siamo noi come esseri umani. Ho capito che il concetto stesso è qualcosa di molto vasto, molto misterioso, ma anche di estremamente delicato, estremamente fragile. La differenza fra l’essere una persona integrata nella società che ha un po’ tutto e invece essere dall’altra parte e perdere tutto e diventare un invisibile è veramente sottile. Questo margine è davvero piccolissimo e quest’esperienza mi ha veramente aiutato a capire l’estrema vulnerabilità di tutti noi. Ognuno di noi, in pochissimo tempo, potrebbe ritrovarsi a vivere in strada ed essere considerato un invisibile.”

“Oggi sono in pace con me stesso e con gli altri, grazie ai numerosi insegnamenti che la vita mi ha dato”


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