Realtà archeologiche

di Yvonne Carbonaro

Numero 185 - Febbraio 2018

Resti di epoca romana sono presenti dovunque in Campania, ma troppo spesso dimenticati, per cui ci sembra giusto fare riferimento a tre siti archeologici interessanti eppure poco conosciuti, ricchi di storia e splendore


La mostra fotografica “Memorie di pietra” curata dall’associazione Animum Debes Mutare, di cui è presidente Alessandro Mazzarelli, ed esposta al MANN grazie al Soprintendente Paolo Giulierini, ha messo a fuoco l’importanza di alcuni siti archeologici campani ancora poco noti. Un lodevole tentativo di costruire una rete dei siti archeologici della regione, anche grazie alla collaborazione delle amministrazioni comunali e alla creazione di un bel catalogo con foto di Pio Valerio Mautone, progetto grafico di Paolo Palermo e testo di Alessandra Paudice. Il Comune di Castelvenere è in provincia di Benevento. Il territorio è attraversato dal fiume Calore e dal torrente Seneta. Fa parte della Valle Telesina e sorge a 119 m s.l.m. in una zona ricca di vigneti da cui si ricavano ottimi rossi che ne fanno una importante “Città del vino”. Il nome originario era (Casalis) Véneri, in dialetto locale: "R' Viennr" cioè di Venere, forse perché nella zona vi era un tempio dedicato alla dea Venere. Solo nel XIV secolo, essendo stato il borgo fortificato, è citato con il nome di Castrum Veneris. I primi reperti archeologici ritrovati in una prima fase di scavo risalgono ad epoca preistorica trattandosi di insediamenti palafitticoli. -taglio- Da scavi successivi sono emerse alcune aree sepolcrali e una villa rustica in località Masseria La Grotta di cui nel succitato catalogo è scritto: “Visitare oggi la villa romana vuol dire imbattersi in una crepa temporale dove il passato e il presente si fondono. Sembrerà di stare dinnanzi ad una stampa di Piranesi, con le antichità nascoste tra la vegetazione e il tempo a reclamare le giuste attenzioni." Avella in provincia di Avellino è un antico insediamento nella valle dominata dai massicci dei Picentini e a nord dai monti di Avella che, insieme a Montevergine, sono parte della catena del Partenio. Conserva tracce dell’età del rame e del bronzo oltre che di rapporti con i coloni greci e con gli Etruschi. In età romana l’importante presenza di ville rustiche sta a testimoniare che la principale attività economica era l'agricoltura praticata nei latifondi con l'impiego degli schiavi. L’unico ma importante edificio pubblico rimastoci è l’anfiteatro, nella struttura simile a quello di Pompei. Vi si svolgevano i ludi gladiatorii, come testimoniato da alcuni bassorilievi che raffigurano gladiatori in lotta. Nella zona dei monumenti sepolcrali quattro grandi mausolei sono databili tra il I sec. a.C. e il I d.C. Tre si presentano a tumulo mentre il quarto è a conocchia: la forma che ricorda il fuso per filare dà il nome “a conocchia” ai monumenti di questo tipo. Interessanti i reperti conservati nel Museo Archeologico cittadino. Rilevante è il Palazzo Ducale con -taglio2- un bel parco disegnato da Luigi Vanvitelli. La raccolta e la lavorazione delle nocciole, “avellane” appunto, è antichissima e caratteristica. In questa “Città delle nocciole” l’Azienda Sodano propone ottimi e golosi prodotti. Infine, Teano, nella provincia di Caserta, è balzata agli onori della storia per l’incontro tra Vittorio Emanuele e Garibaldi che avvenne però a Taverna Catena. Riandando alle origini va detto che nella lunga fase preromana fu terra della popolazione italica dei Sidicini di etnia osca che vi si stabilizzò tra il V e il IV sec a.C. Sculture di tufo di interesse artistico testimoniano del culto indigeno di una divinità femminile. Sull’etimo del nome Teano vi sono molte ipotesi, forse troppe, comunque al tempo dell’alleanza con Roma la città veniva chiamata Teanum Sidicinum. L’omonimo Museo Archeologico istallato in un palazzo del sec. XIV conserva materiali archeologici dalla preistoria all’inizio del Medio Evo. Tra gli edifici romani si distingue il teatro disposto su tre terrazze lungo le pendici della collina. La cavea conserva il rivestimento di epoca romana. In alto si erge una casa colonica del ‘900 e nei secoli il complesso è stato oggetto di spoliazioni in epoca barbarica e anche successivamente. Durante i recenti restauri, finalizzati al recupero ma anche alla fruizione della struttura, è stata rinvenuta un’iscrizione del 12° a,C. dedicata ad Apollo che dimostrerebbe che l’intera zona era area sacra.





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