Prequel di vita

di Laura Fiore

numero 178 - Giugno 2017

Carismatico, impegnato, felice e mai banale: Luca Bassanese è tornato con un nuovo album, che sicuramente riuscirà a strapparvi almeno un sorriso


Una matrice musicale multietnica che ha segnato il percorso artistico di Luca Bassanese, cantautore e scrittore italiano, da sempre molto attivo anche dal punto di vista sociale. Con la sua musica vuole dar voce alle realtà di cui nessuno parla, raccontare le storie di chi non viene mai ascoltato. Inoltre, tra i protagonisti dei suoi brani/poesie ci sono le nuove generazione che, come dice in questa intervista, non sono solo quelle che si ubriacano davanti ad uno Spritz. I ragazzi hanno molto da dire, e Luca Bassanese è pronto a dedicare loro ogni dovuta attenzione mettendo in luce la parte migliore di ogni persona.

È uscito il tuo nuovo album “Colpiscimi di felicità”, dove hai inserito canzoni alla ricerca della felicità e dove ti racconto attraverso la tua quotidianità. Com’è nata l’idea di quest’album? -taglio- “Quest’album è decisamente più intimista a confronto dei lavori precedenti, che sono a metà tra poesia ed impegno civile. Con ‘Colpiscimi felicità’ ho voluto raccontare la mia persona, e così ho iniziato a scavare un po’ in quelli che erano i ricordi, il presente, ed anche tutte le sensazioni legate al futuro. Inoltre, ogni canzone finisce come se fosse un album fotografico. L’idea del titolo, invece, nasce da una mia poesia, un’istantanea, anche perché meno parole scrivo e più contento sono. Nelle mie poesie cerco di sintetizzare in poche righe delle sensazioni, dei sentimenti. Riportai la frase su uno dei miei social, rileggendola decisi di farla diventare il concept dell’album. La felicità è nelle ritmiche, nelle musiche, perché ho sempre voluto cercare di creare un percorso di pensiero pieno di scoperte da condividere.”

Sei un cantautore impegnato molto anche nel civile, ultimamente hai dichiarato di essere venuto a contatto con un’altra Italia possibile, composta da una grande pluralità di persone. Spiegaci meglio….

“La mia musica è sempre associata ad un percorso umanistico, motivo per cui cerco di scegliere sempre anche delle ‘situazioni’ particolari dove esibirmi. Le mie parole si riferiscono, in particolare, a L’Aquila, dove sono riuscito a vedere nello sguardo delle persone quella voglia di ripartire e ricreare, nonostante i problemi. In quell’istante ho capito che, fortunatamente, l’Italia è anche questo! Ci sono tanti movimenti, come quello per l’acqua pubblica, ed una mia canzone “L’acqua in bottiglia” è diventata una sorta di inno del movimento. Partendo dal basso, è incredibile il risultato ottenuto. Sono tante minoranze, che messe insieme diventano una grande forza, una maggioranza.”

Una costante nella tua vita d’artista è Parigi e la Francia tutta, cosa ti lega a questo posto? -taglio2- “A Parigi, fin dalla prima volta che ci sono andato, ho avuto una bellissima accoglienza. Ero stato invitato da dei musicisti migranti che vivono lì e che fanno musica tradizionale, in questo caso tarantella pugliese, e così mi sono esibito davanti ad un pubblico italiano ed un pubblico francese. Fu un bellissimo spettacolo, una situazione bella, che ha avuto poi un suo seguito. Infatti, mi sono esibito nuovamente a Parigi, poi ad Olivet e nella zona bretone, quest’ultima ricca di musica popolare e di un sentimento completamente diverso dal centro di Parigi. Inoltre, in Francia ho trovato una grande capacità di ascolto. Questa nazione, da anni, propone dal punto di vista culturale non cose spettacolari e ‘riciclati’ legati alla televisione, ma cerca di proporre il ‘non sentito’ ed il ‘non visto’. Quindi le persone sono talmente educate a questa capacità di ascolto che capita di esibirti davanti ad un pubblico di ottocento persone. Queste, alla fine del concerto, hanno tradotto i tuoi testi e discutono con te sulle tematiche che affronti. È tutta una questione di abitudine; in Italia per fare questo è necessario che si ritorni al vero senso della direzione artistica: colui che scopre e propone qualcosa, non che prende il già noto e lo mette difronte al pubblico, quello è semplicemente una sorta di palinsesto. Per fortuna esistono, però, delle belle realtà anche qui, ci sono tanti festival che propongono ogni anno nuovi artisti.”

Quando sarà possibile vederti dal vivo?

“Il ‘Colpisci felicità tour’ è già iniziato, sono sempre accompagnato dalla piccola orchestra popolare e giriamo l’Italia in lungo e in largo. Andremo a suonare anche in Belgio e nei Paesi Bassi, dopodiché saremo nuovamente nel nostro Belpaese.”





Booking.com

Booking.com