Partire dall’essenziale

di Paolo Carotenuto

Numero 185 - Febbraio 2018

Abbiamo incontrato i Favonio, che con il loro ultimo lavoro discografico, stanno facendo emergere l’altro volto di Luigi Tenco


Paolo Marrone (voce), Mimmo Petruzzelli (sax), Lucio Pentrella (chitarra), Giuseppe Guerrieri (batteria), Giovanni Mastrangelo (basso), Luca Sanguinetti (tastiere), Piernicola Morese (percussioni), Antonello Del Sordo (tromba) e Michele Carrabba (sax), questi i musicisti che compongono il gruppo Favonio, ensemble che ha realizzato un nuovo lavoro discografico dedicato alla musica del grande Luigi Tenco. Attivi dal 2003, i Favonio realizzano nel 2008 il loro primo cd omonimo distribuito da Egea music. Nel 2012 esce il secondo album dal titolo “Brutto di faccia brutto di cuore” (Self Distribuzione) e a distanza di 3 anni, pubblicano “Parole in primo piano” (Believe Digital), nel quale cantano le poesie tratte dal libro di Alba Avesini “Poesie e filastrocche”. La loro prerogativa è realizzare una musica che sia riconoscibile e soprattutto che abbia un significato. Dal primo ascolto, si percepisce che i Favonio sanno bene ciò che fanno, ne esce fuori una cura incredibile sia dal punto di vista canoro che strumentale. Noi di Albatros abbiamo fatto una chiacchierata con Paolo, che ci ha permesso di entrare nel mondo dei Favonio.-taglio-

Il vostro ultimo lavoro discografico, è uscito da qualche mese: che riscontro state avendo dal pubblico?

“Devo ammettere che da parte del pubblico c’è stato un bel riscontro; abbiamo presentato quest’album a Milano e fin da subito il disco è piaciuto molto. Anche la critica è stata molto calorosa, le recensioni sono state ottime. La cosa più bella che ci è stata detta dalla gente è che molte delle canzoni presenti in questo album non le conoscevano, e le hanno amate. Questa è stata una scelta precisa da parte nostra, portare alla luce canzoni poco note che sono altrettanto belle. Inoltre, essere un tramite per far conoscere la musica di Tenco, si sta rivelando un percorso giusto anche nel modo in cui l’abbiamo fatto. Ogni canzone è stata trattata come se fosse nostra, siamo partiti dalla melodia e dal testo e poi gli abbiamo dato una nostra forma. Affinché non fosse un album dal ‘pericolo karaoke’, abbiamo affrontato i brani partendo dall’essenza.”

Com’è nata l’idea di realizzare un disco del genere?

“L’idea nasce da lontano, è un album cui abbiamo pensato nel 2012 circa. Ragionavamo sul fatto che come gruppo non avevamo mai affrontato un brano di Tenco, da quel momento abbiamo deciso che nel 2017, al 50° anniversario della morte di Tenco, avremmo realizzato -taglio2- questo disco. Per noi Tenco è stato il primo a coniugare elementi che sono fondamentali nella canzone: il testo, la melodia, l’arrangiamento e l’armonia. Il primo artista a rendere una forma canzone d’espressione artistica compiuta e definita.”

Il vostro è un cantautorato con del carattere, cosa volete trasmettere in primis al vostro pubblico?

“Sin dall’inizio ci siamo concentrati sulla formula della canzone, come ho detto prima Tenco è riuscito a creare qualcosa che noi, ad anni di distanza, abbiamo ritenuto consona al nostro modo di concepire la musica. Senza legarsi ad una particolare etichetta, ci destriamo da un genere all’altro. Quello che ci ha sempre spinto a scrivere e realizzare in questo modo è stata l’attenzione legata alla forma canzone, mai ad un particolare contenuto. Partiamo dal presupposto che la musica debba essere evasione.”

Avete collaborato con numerosi artisti, c’è qualcuno in particolare con cui vorreste lavorare in futuro?

“Il sogno di tutti è certamente Paolo Conte, non sarà semplicissimo, però non disperiamo. Si tratta del cantante che riesce a legare tutte le parti del gruppo, amiamo la sua musica ed il suo modo di interpretare i brani.”





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