Paolo Conticini

Questione di stile...

di Laura Fiore


Che sia in una commedia oppure in un musical, l’attore pisano dai mille volti continua ad appassionarci, senza perdere mai la propria credibilità d’attore


Un fascino misterioso ed un sorriso accattivante, questi i tratti distintivi di Paolo Conticini, considerato uno dei belli della televisione italiana. Con un passato da modello (e ci credo!) e da disegnatore di interni, saremo tutte sempre grate a Christian De Sica che lo notò per la prima volta tra centinai di altri ragazzi. Attore, cantante, conduttore, da anni lo vediamo impegnato in tantissimi ruoli, ai quali puntualmente ci affezioniamo. Basti pensare a Gus di “Un medico in famiglia”, oppure Vanni de “Lo zio d’America”e uno su tutti il commissario Berardi della serie “Provaci ancora Prof” al fianco di Veronica Pivetti. Anche al cinema Conticini sa il fatto suo, infatti, sono tanti i film in cui ci ha fatto ridere a crepapelle accompagnato da noti colleghi come Christian De Sica, Massimo Boldi e Massimo Ghini. Durante questa intervista riesce a trasmettere la passione e la gioia che mette nel suo lavoro, una persona che si mette continuamente in gioco anche prendendosi un po’ in giro: ricordate la sua partecipazione a “Tale e Quale”? Diciamo che come imitatore ha ancora un po’ da lavorare! Lo abbiamo incontrato per scoprirne di più sulla sua vita e sulla sua carriera…

Lei è ormai un volto onnipresente nel mondo del cinema e della televisione italiana, ma come ha iniziato questo percorso artistico? “Eh, direi quasi per caso. Tutto è partito da una donna, inizia sempre tutto da loro, per entrare nei particolari inizia tutto da una donna che mi ha lasciato. Io ero nella fase ‘delusione d’amore’ e frugando in un cassetto tra vecchie lettere, foglietti e cartoline, ho trovato un biglietto da visita che tempo prima mi era stato lasciato da una persona in una discoteca. C’era scritto il numero di telefono di un agente cinematografico di Roma, lo contattai e nel giro di poche settimane avevo già due provini: ‘Belle al bar’ di Alessandro Benvenuti e ‘Uomini, uomini, uomini’ per la regia di Christian De Sica. Fui scritturato per quest'ultimo progetto e posso dire che la mia carriera di attore sia partita proprio da lì, insieme a Christian De Sica.”

Oltre il cinema e la tv, lei recita anche a teatro, come cambia il suo approccio alla recitazione in questo contesto?

“Beh, credo sia comune a molti colleghi il pensiero che il teatro è più soddisfacente, poiché la reazione del pubblico è istantanea e bisogna necessariamente dare il massimo, non si possono ripetere le scene. Io, però, amo recitare nei musical, infatti il mio debutto teatrale è stato in ‘Un americano a Parigi’ per la regia e coreografia di Franco Miseria. Partecipare ad un musical era come un sogno per me, avere la possibilità di esibirsi recitando, ballando e cantando insieme, ha rappresentato un tassello decisamente importante ed una sorta di completamento artistico per la mia formazione professionale. Ho capito che il teatro poteva effettivamente essere parte del mio bagaglio, quando l'attore e regista siciliano Sebastiano Lo Monaco che mi aveva già visto recitare, mi ha proposto di interpretare Giasone nella sua ‘Medea’. Ho incoscientemente accettato senza pensarci due volte, ma poi mi sono reso conto della responsabilità che avevo. Per fortuna è stato un successo, grazie anche a tutti i miei colleghi, è stata una soddisfazione grande essere così apprezzato dal pubblico!”

Ama così tanto il canto, ha mai pensato di aver sbagliato carriera?

“Assolutamente no! – ride – mi piace cantare, ma non ho mai pensato di diventare un cantante professionista. La musica, come la recitazione, è una valvola di sfogo, basta ascoltare un disco e mi abbandono completamente. Diciamo che questa arte convive e si concilia perfettamente con la recitazione, e mi va bene così.” -taglio- Questo mese, nella nostra cover ci chiediamo se sia ancora possibile essere creativi in un mondo che ci propone ormai qualsiasi cosa. Cosa ne pensa a riguardo… “Bella domanda! È decisamente difficile riuscire a distinguersi al giorno d’oggi, specialmente per chi fa una professione come la mia. Spesso mi vengono fatte delle critiche, a causa delle mie numerose partecipazioni televisive che vengono reputate un limite; ma non credo che la televisione sia un limite. Va apprezzata e valorizzata la possibilità che offre a moltissime persone di lavorare e giustamente propone quello che il pubblico desidera. Io non ci trovo niente di male nell’essere un attore più “leggero”, anche perché ho dimostrato di essere in grado di interpretare anche ruoli più sperimentali ed impegnativi. Adoro il fatto che la gente ride guardando i film o le serie tv in cui recito, è grazie a loro se continuo ad emozionarmi come un bambino che riceve il suo primo giocattolo!”

L’abbiamo vista al cinema nella commedia brillante “Un Natale al Sud”, si sente a suo agio in questo genere… "Mi riesce naturale e l'intesa con gli altri attori è molto facile, con alcuni partner di questo film ci conosciamo da tanto tempo e ormai ‘giochiamo in casa’. È una bella famiglia che sta maturando nel tempo, abbiamo dato vita ad un gruppo molto forte cui in questa occasione si è aggiunto un regista fantastico come Marsicano con cui avevo già girato negli anni scorsi diverse fiction cui lui aveva collaborato."

Ricorda qualche scena del film più divertente di altre?

"Abbiamo lavorato tanto per preparare con cura le varie sequenze ma poi come succede in quasi tutti i Film, quando ci siamo ritrovati sul set è stato naturale aggiungere nuove situazioni trovate al momento per arricchire la scena col contributo creativo di tutti. Mi ha fatto molto piacere notare tanta creatività positiva ed un tipo di collaborazione che non tradiva nessuna forma di competizione, ognuno di noi dava suggerimenti e consigli all'altro ma soltanto per il bene del film."

Un'ultima domanda: con quale attore o regista del passato le sarebbe piaciuto collaborare?

“Mi sarebbe piaciuto lavorare con Marcello Mastroianni ed essere diretto da Vittorio De Sica, per me sono ‘i grandi’ del cinema. Non posso far altro che guardare e riguardare i loro capolavori!”

“Partecipare ad un musical era come un sogno per me, un tassello decisamente importante ed una sorta di completamento artistico per la mia formazione professionale”


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