Nuove prospettive

di Massimiliano Craus

Al Teatro Abeliano l'anno nuovo e la stagione di danza del Teatro Pubblico Pugliese sono iniziati con un ultimo squarcio nell'immane repertorio di Shakespeare


Quale coda migliore per celebrare i quattrocento anni dalla morte di William Shakespeare se non rituffarsi ne "La Tempesta"? Domenico Iannone, coreografo, regista e direttore di Altradanza, ha scelto "La Tempesta" con la scoperta in itinere di un universo incredibilmente meridionale nel canovaccio storico delle vicende della duchessa di Bari Isabella d'Aragona, moglie dell'usurpato titolo del vero duca Gian Galeazzo Maria Sforza e signora indiscussa del capoluogo pugliese per circa ventiquattro anni. I connotati fortemente culturali de "La Tempesta" di Domenico Iannone godono del contributo letterario ed artistico offerto da professionisti delle arti e della storia con un progetto presentato dall'associazione "Arta", impegnata nella valorizzazione museale del territorio, "Il Mondo della Luna" diretto da Grazia Bonasia, specializzato nella ricerca ed esecuzione della musica dei compositori pugliesi dal XV secolo, e l'Archivio di Stato di Bari diretto da Antonella Pompilio. Qui Domenico Iannone non poteva farsi sfuggire l'opportunità di musicare la sua opera con lo spartito inedito di Grazia Bonasia ed i costumi di Michele Napoletano, amplificando oltremodo l'interesse ai personaggi che nell'opera shakespeariana conducono direttamente alla storia pugliese ed al borgo medievale della città di Bari. -taglio- Il coreografo diventa regista e cultore della materia, spulciando tra i documenti storiografici utili a condurci nei meandri stessi della storia raccontata dal Bardo ed inscenata da Altradanza, rapportandosi a realtà che hanno sviluppato quell'esatta storia, riesumando i dilemmi di William Shakespeare: "l'esistenza accade perché la cambiano gli uomini o c'è un fato, un altissimo, un invisibile che la cambia?" Interrogativi ai quali Domenico Iannone ha risposto appieno in scena, con un debutto nella rassicurante platea del Teatro Abeliano in apertura della rassegna "Esplorare_generazione contemporanea", chiarendo lui stesso che il progetto è concentrato sui personaggi di Prospero, Miranda, Calibano, Ferdinando e Ariel attraverso l'approfondimento delle ragioni e delle credulità divinatrici. In questo allestimento de "La Tempesta", l'approfondimento e la trascrizione muta del racconto, necessita di approfondite ricerche sonore legate alla composizione di passi, legazione e figurazioni che rendano il balletto una vera e propria opera letteraria. Dal canto suo, come ci spiega personalmente: “Le musiche di Grazia Bonasia studiano il testo de ‘La tempesta’; l'obiettivo è quello di comporre tutte le sfumature sonore che danno vita alle voci della creatività indispensabile alla costruzione del balletto.” I costumi, preziosa cornice della drammaturgia a più mani di questa ricostruzione shakespeariana con Michele Napoletano, attore a costumista di teatro, concedono un'ampia visone estetica e quasi modaiola dei protagonisti de "La Tempesta", -taglio2- identificando in Ariel e Calibano le ambigue bipolari strutture umane del Demonio/Demone, Vittima/Carnefice, Preda/Predatore, che da sempre accomunano l'intero sistema sociale. Proprio come il nobile Ferdinando, un giovane uomo di gonfio potere genitoriale, pomposo, prorompente. Non si è trascurato il profilo umano delle figure, l'eleganza manieristica e drammatica dell'opera. Un canovaccio, dunque, capace di entrare nel merito shakespeariano con la drammaturgia di Cinzia Mela e la consulenza del lighting designer Fabio Rossi per una decina di elementi impegnati tra danza e musica abili a rileggere a più voci le pagine de "La Tempesta". Tutto inevitabilmente intorno alla figura di Prospero e dei fatti accaduti durante i giochi di potere del XVI secolo a Milano. La coreografia contemporanea di Domenico Iannone è diventata così rilettura del controllo e del dominio del Duca di Milano Ludovico il Moro, sull'allontanamento della duchessa di Bari Isabella d'Aragona, moglie dell'usurpato titolo del vero duca Gian Galeazzo Maria Sforza, affinché il figlio di questi non reclamasse di diritto il titolo di erede legittimo al ducato. Le trame realmente accadute permisero al commediografo la stesura di una delle commedie più rappresentative sulle lucide consapevolezze degli animi degli uomini: il potere, l'uso del potere e le armi del potere sul controllo delle vite. Vite rimesse in piedi da Domenico Iannone, evidentemente rivolto con un occhio al di là di questa prossima prima rappresentazione barese.





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