Nadia Rinaldi

Oltre le apparenze

di Laura Fiore


È in scena al Teatro Tirso De Molina in uno spettacolo scritto dal grande Nino Manfredi, con un ruolo che ancora una volta le ha permesso di dimostrare il suo poliedrico ed inimitabile talento


Nadia Rinaldi è l’esempio vivente che nella vita non bisogna mai arrendersi, e che non bisogna mai sentirsi sconfitti. Lo si percepisce subito dal suo tono di voce, forte ma allo stesso tempo decisamente simpatico, con il quale mi risponde pronta ad iniziare la nostra intervista. Il grande pubblico sicuramente la ricorderà al fianco di Christian De Sica in tante pellicole cinematografiche, ma Nadia Rinaldi ha all’attivo numerosi personaggi, non solo comici, che hanno dimostrato nel tempo le varie sfaccettature attoriali proprie del suo talento. Dalle parole della Rinaldi si percepisce il suo amore sconfinato per la recitazione, e la passione per qualsiasi tipo di personaggio è chiamata ad interpretare. In particolare, nell’ultimo “Gente di facili costumi”, è Anna, protagonista di questa commedia brillante che verrà travolta da numerose vicissitudini e soprattutto da Ugo, interpretato da Walter Croce, che abita nel suo stesso palazzo e che per necessità verrà ospitato a casa sua. Nadia Rinaldi ci racconta i dettagli di questa rivisitazione della pièce del maestro Manfredi in scena al Teatro Tirso De Molina di Roma, parlandoci di lei come donna e come attrice. Lo spettacolo “Gente di facili costumi” cerca di rispondere alla domanda sull’esistenza di valori come l’onesta, la dignità ed il rispetto nella società odierna. Qual è la risposta di Nadia Rinaldi? “Credo di aver basato tutta la mia esistenza su questi valori, anche se poi ci si confronta con gente che ha perso l’abitudine con questo genere di ‘cose’. Questo perché la società influenza il nostro essere e ci porta ad avere delle priorità differenti nel tempo. Con l’educazione che ho avuto cerco di mantenere ben saldi i miei valori insegnandoli anche ai miei figli. Quando c’è educazione alla base, c’è l’esistenza di tutti gli altri valori. Purtroppo quest’ultimi raramente arricchiscono il portafoglio, però almeno vieni apprezzato e cammini sempre a testa alta.” -taglio- Si tratta di una commedia, sebbene a tratti caratterizzata da una velata malinconia... “Si, come tutti sanno è stata scritta trent’anni fa da Nino Manfredi e Nino Marino. Leggendo il copione di Nino, ci siamo resi conto di quanto sia stato generoso nei confronti del teatro e dei personaggi da lui scritti. Specialmente nei confronti della donna: protagonista assoluta. Il ruolo maschile serve a fare da spalla, alla fine si capirà che il peso dello spettacolo dipende molto da questa donna di facili costumi, che si pensa conduca una vita senza valori, ma appena nasce il sentimento tutto cambia. Lei crede nell’amore e decide di smettere essendo innamorata. In una discussione con lo scrittore – protagonista maschile – emblematiche sono le parole della donna: ‘Una società di merda non è che l’ho fatta solo io… non faccio del male a nessuno, e questo non influisce sulla mia vita’.” I personaggi di questo spettacolo appartengono a due mondi opposti, anche se poi si scopriranno più simili del previsto. Si è mai ritrovata nella vita in una situazione simile? “Assolutamente sì, ed anche più volte. Io dico sempre che si nasce tutti nello stesso identico modo, poi possono incidere le condizioni economiche e l’ambiente familiare, però quando ci si ritrova nella solitudine siamo tutti uguali.” Oltre al teatro ha recitato spesso anche al cinema, in quale dei due “mondi” si sente più a casa? “Devo dire che nel cinema sono stata etichettata per il percorso artistico fatto negli anni ‘80, le pellicole cui ho partecipato hanno incassato tanto, per questo ancora vengo riconosciuta spesso come ‘moglie di Christian’ – De Sica ndr - . Non ho mai disdegnato questo ruolo, però crescendo si cambia: il modo di vivere e le scelte artistiche mutano. Al contrario, nel corso del tempo il teatro mi ha dato la possibilità di fare ruoli diversi tra loro: da ‘Giulietta e Romeo’ fino a commedie musicali; ho lavorato con Proietti, ed ho intrapreso un percorso sulla romanità. A teatro il personaggio lo vivi quotidianamente ed il responso del pubblico è immediato, nel cinema invece è diverso. Il teatro è il mio amore ed il cinema è il mio amante!” Ha qualche altro progetto in cantiere prossimamente? “Mi piacerebbe sperimentare personaggi alla ‘Perfetti sconosciuti’, film che ho adorato. Essere attore è fare della nostra esperienza di vita il nostro bagaglio, così da poter interpretare al meglio tutti i personaggi a noi proposti. Sarebbe stupendo collaborare con Carlo Verdone che reputo il re della risata ed un vero e proprio ‘antidepressivo’. Nel frattempo mi concentro su ‘Gente di facili costumi’.”


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