Mutamenti

di Antonino Ianniello

Numero 179 - Luglio-Agosto 2017

La musica nella sua più intensa espressione frutto di un preciso ed intenso lavoro di ricerca volto alla scoperta di nuovi suoni


Ho ascoltato con estrema attenzione l’ultimo lavoro di un trio che mi ha meravigliato sin dalla prima intercettazione in rete. Il gruppo, formato da tre musicisti che definirei del segmento jazz sperimentale, si è dato un nome molto significativo: “The Soul Mutation” (ovvero La mutazione dell'anima). I musicisti bergamaschi, alla base del progetto, inseriscono quale elemento fondamentale, una missione in particolare: la continua ricerca di nuove frontiere e di nuovi suoni. Un album molto coinvolgente, dalle forme ed un sound rotondo, senza spigoli. “Times are changing” si è dimostrata una fatica discografica davvero molto piacevole all’ascolto, molto smussata e con effetti che riescono a condurre lontano. In questo lavoro ultimo, si nota anche uno stupendo e precisissimo Francesco Marzetti, il cui ritmo della sua batteria corre come un treno, facendo apparire le bacchette quasi come oggetti volanti su tutto quanto vi è da percuotere. I delay sono stati ben dosati ed usati esclusivamente dove si è reso necessario, giusto per abbellire ancor più le atmosfere. Testi e musica sono ad appannaggio dalla simbiosi creatasi tra Martha J. e Francesco Chebat, eccelso pianista, la cui dotazione strumentistica è costituita da almeno quattro tastiere. Tra esse fanno bella mostra i vari synth, un classico ed intramontabile ‘moog’ e un Fender Rhodes Piano che risulta fondamentale e dai suoni meravigliosi come solo un piano Fender sa offrire e come solo un musicista può capirne l’essenza fondamentale. Altra tastiera meravigliosa è il moog. Molto ben rilanciato, Chebat si diverte anche a fungere da bassista del trio.

Come nascono i The Soul Mutation? -taglio- È Martha J. a spiegare: “Innanzitutto devo dire che il nome della band rappresenta chiaramente, da un lato, la nostra ricerca musicale. Un mutamento di panorami sonori e compositivi per aderire profondamente alla realtà attuale mentre dall'altro vi è una ricerca personale, una necessità di cambiare il nostro modo rapportarci al mondo e alle altre persone o culture, considerate le cose che ci stanno accadendo intorno. Il nuovo project ti posso raccontare che, nato nel 2014, da un'idea mia e di Chebat, esplora nuove vie per la nostra musica: lasciare il mondo dei brani famosi del jazz, del passato, ed esplorare le nuove tendenze. La band ha cercato di esprimersi attraverso un sound che può apparire più scarno, asciutto ma dove Chebat si destreggia fra diverse tastiere occupandosi anche di suonare la parte solitamente affidata al bassista, e la batteria insegue una sorta di urban-groove molto incisivo. Io, mi sono impegnata nella ricerca di una vocalità diretta, senza fronzoli e abbellimenti e molto più adatta ad un groove urbano.” Martha J. dà inizio alla sua carriera nel 1986, esibendosi nei locali del milanese e della regione Lombardia, lo fa sia come cantante che come chitarrista. Interpreta i cantautori americani (Joni Mitchell, James Taylor, ecc.) oltre a dedicarsi al folk irlandese. Ha studiato canto lirico e moderno partecipando ai seminari jazz di Rachel Gould. Dopo una parentesi dedicata alla -taglio2- musica pop (che la porta a partecipare al festival di Sanremo nel 1990, a pubblicare due cd per PDU/EMI e a numerosi concerti in Italia e all’estero), dal 1999 si concentra quasi esclusivamente sul jazz collaborando con numerosi musicisti italiani e stranieri. Tra questi: Francesco Chebat che nasce a Trento nel 1978 ed è subito un interessante pianista e compositore. Inizia la sua carriera da giovanissimo nei jazz club milanesi. Suona con molti importanti musicisti come Dave Weckl e molti altri. Si è esibito in molti Festival e jazz club. Tra questi il Blue Note (Milano), Jazz Club Bergamo, Locarno Film Festival, Livraga Jazz, Osijek Jazz Festival, Iseo Jazz, Brianza Open jazz Festival, Lario Festival, Matloch Music (Sky tv). Lavora con la vocalist Martha J. come pianista, compositore e arrangiatore, e ha realizzato numerosi cd sia come leader che come sideman. La veloce discografia di entrambi vede: ‘No One But You’ (2008); ‘That’s It’ (2008); ‘Dance your way heaven’ (2010); ‘Harlem Nocturne’ (2012); ‘Pas de Deux’ (2014) ‘ Ma ritornando ai Soul Mutation, tutto sommato e con estrema convinzione, il messaggio che va a tutti è di avere una copia del cd della band di cui abbiamo trattato. Un lavoro così non può mancare nello spazio dedicato ai cd più interessanti.





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