Michelle Hunziker

Senza paura

di Tommaso Martinelli

Numero 184 - Gennaio 2018


Ha avuto il coraggio di parlare la sua storia, fatta di successi, ma anche di momenti difficili che l’hanno messa a dura prova. Oggi, la conduttrice si racconta ad Albatros Magazine


Sta vivendo un momento di grande serenità, sia sul fronte professionale che su quello familiare, Michelle Hunziker. Da dicembre è di nuovo in tv sul bancone di “Striscia la notizia”, in coppia con l’amatissimo compagno di giochi televisivi, Ezio Greggio. E, per quel che riguarda la sua vita privata, non potrebbe chiedere di più dalla vita. Ha festeggiato da poco, il 10 ottobre, sei anni di unione e tre di matrimonio con Tomaso Trussardi, da cui ha avuto due figlie: Sole e Celeste. Mentre la sua primogenita, nata dal primo matrimonio con Eros Ramazzotti, il 5 dicembre ha festeggiato i suoi primi 21 anni ed è felicemente fidanzata con Goffredo Cerza. Moglie innamorata ogni giorno di più, dunque, e mamma orgogliosa. Ma, soprattutto, donna completamente risolta e in pace con se stessa, da quando ha deciso di raccontare i suoi cinque anni di “buio”, quando era caduta vittima di una setta, nel suo ultimo libro, “Una vita apparentemente perfetta”. “L’ho fatto per aiutare quelle persone fragili che diventano vittime di quel meccanismo, in un momento di fragilità” ha raccontato Michelle, che dieci anni fa ha anche fondato l’associazione Doppia Difesa con l’avvocato Giulia Bongiorno, per sostenere tutti coloro, le donne in particolare, che sono vittime di violenza, abusi e discriminazioni. Abbiamo incontrato la poliedrica artista, che stando a insistenti indiscrezioni condurrà la prossima edizione del Festival di Sanremo, in occasione della presentazione romana dell'ultimo cortometraggio legato alla sua associazione, intitolato “Uccisa in attesa di giudizio”, interpretato dalla coppia Ambra Angiolini e Alessio Boni, che ha l'obiettivo di denunciare il problema di migliaia di donne vittime di violenza, che spesso muoiono nonostante le denunce nei confronti dei loro aggressori, a causa della lentezza della giustizia.

Michelle, sei una donna felice e realizzata, ma hai vissuto anche tu momenti bui, come quello che ti ha visto “cadere” nella rete di una setta: come mai hai deciso di raccontare questa esperienza? -taglio- “Mi sono messa a nudo e ho voluto essere fermamente convinta prima di farlo, perché un’esperienza come quella che ho vissuto è così negativa, è così nera, da dover essere trattata con molta cautela. Il mondo è pieno di sedicenti maghi, guru e life coach, che ti dicono che cosa fare nella vita… ecco, io ho voluto mettere a disposizione la mia storia, perché i nostri ragazzi, in un’era in cui abbiamo perso ogni punto di riferimento e di stabilità, possono ritrovarsi in una situazione del genere in un attimo. Quindi, se riesco a salvarne anche solo uno o due, ho già vinto. Spero davvero di aiutare qualcuno attraverso questo percorso che personale e far capire che nel mondo non si è mai soli.”

Qual è la risorsa più grande che può aiutare una persona quando si trova in difficoltà come è successo a te?

“Senza nessun dubbio, l’unica cosa che ti salva è l’amore e la famiglia. Non mi stancherò mai di ripeterlo ai ragazzi e a tutte le persone: qualunque problema vi accada, parlatene con la famiglia, che è un elemento importante e vi può dare supporto. Non abbiate paura di rivelare cioè che vi accade o che vi è successo in passato, uniti si può trovare una soluzione.”

Sei molto attiva sul fronte della violenza sulle donne: come si può migliorare la situazione, secondo te?

“Per quel che riguarda la violenza sulle donne, insisto su un punto ben preciso: non bisogna solo educare gli uomini, ma è necessario lavorare anche sulle mamme. Proprio perché noi mamme abbiamo in mano il futuro e dobbiamo educare sia le femmine che i maschi sul significato del rispetto, dell’amore e dell’emancipazione nella quotidianità. È necessario far capire alle nostre figlie che esiste la violenza, ed allo stesso tempo anche essere esempio di forza e di determinazione, perché se ci facciamo picchiare davanti ai nostri figli, loro riproporranno lo stesso modello. La soluzione è nella prevenzione e nella cultura.”

Il tuo obiettivo per l’anno nuovo, in questo senso, riguarda però la proposta di una legge ben precisa...

“Sì, è vero, per quel che riguarda tutte le donne vittime di violenza, occorre che si preveda un codice rosso, simile a quello adottati dagli ospedali. Una priorità per le denunce di violenza, necessaria ad evitare che in attesa dei tempi della giustizia, che sono piuttosto lenti, le donne muoiano, come accade alla protagonista del cortometraggio che ho presentato alla Festa di Roma, ‘Uccisa in attesa di giudizio’, e come succede purtroppo spesso nella realtà. La Bongiorno e io stiamo lavorando su questa proposta di legge e speriamo che venga approvata al più presto.”

Da mamma di tre figlie femmine, Aurora, Sole e Celeste, come ti poni rispetto a questo problema?

“Parlandone tanto e cercando di far capire loro, in questo caso alla primogenita che è più grandicella, il senso del pericolo. Il fatto è che a vent'anni vuoi spaccare il mondo e, anche quando vedi il telegiornale, non pensi ai pericoli in cui potresti imbatterti. È fondamentale parlare coi figli, sviluppare con loro un rapporto che sia simbiotico, intimo. Perché quando c'è un dialogo coi propri figli, una mamma può fare tanto e prevenire eventuali problemi. Con Aurora ho un rapporto speciale, certo ho sempre il timore che possa fare qualche cavolata, ma in quel caso sono certa che verrebbe a parlarne con me.”

La cover di Albatros di questo mese è sulla ricerca della felicità. Oggi cosa riesce a darti, più di ogni altra cosa, felicità?

“Felicità, per me, è stare con la mia bella famiglia. Perché, ripeto, l'unica cosa che può ci salvare dai pericoli è l'amore dei nostri cari. Quando qualcosa non va come vorrei, è solo trascorrendo del tempo con la mia famiglia ciò che riesce a tirarmi su di morale e farmi andare avanti senza paura.”

“Dobbiamo educare sia le femmine che i maschi sul significato del rispetto, dell’amore e dell’emancipazione nella quotidianità”


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