“Mi metto in gioco”

di Paolo Carotenuto

Numero 181 - ottobre 2017

Dedizione e passione sono i suoi punti di forza; è appena uscito il suo disco d’esordio e Cafiero ha già voglia di esibirsi dal vivo con i suoi nuovi brani, pronto a farsi conoscere dal grande pubblico


Una carriera da far invidia, costellata da numerose esibizioni live in Europa e negli Stati Uniti al fianco dei maggiori artisti italiani ed internazionali, di chi sto parlando? Di Salvatore Cafiero, in arte Cafiero, un musicista, cantautore e produttore italiano che è riuscito nel tempo a farsi conoscere dai big della musica e dal pubblico. Una personalità intraprendente, propria di chi ama questo “mestiere”, con le note trasmette al pubblico le sue emozioni trasportando tutti in un viaggio all’interno del suo mondo. Fondatore dei Super Reverb, nel 2011 intraprende ufficialmente la carriera da solista ed entra a far parte, come chitarrista, della band di Dolcenera. Nel 2015 si aggiudica il premio “Miglior chitarrista dell’anno” al concorso indetto dal “MEI” e successivamente collabora anche con i Tiromancino e Nek. A settembre è uscito il suo primo disco ufficiale dal titolo omonimo” Cafiero”, esperienza di cui ci racconta in questa intervista. -taglio-

Ad inizio settembre è uscito il tuo primo disco ufficiale “Cafiero”, qual è stato il lavoro fatto per arrivare alla produzione finale di questo ep?

“Beh, si è trattato di un processo abbastanza lungo, anche perché ho sempre dedicato la maggior parte del mio tempo alle esibizioni live e, ad esser sincero, anche per timore di far ascoltare al pubblico quelle che sono le mie canzoni ed i miei testi. Di certo, non ho nessuna aspettativa particolare, ovviamente spero vada bene, ma in ogni caso so di aver dato il massimo per questo ep. Le canzoni presenti in “Cafiero” risalgono a dieci anni fa, ma nonostante il passare del tempo, ho cercato di rispettare la forma di questi brani e di ottimizzarli al mio modo di far musica attuale.”

“Maledirò” è il primo inedito estratto, che è una condanna d’amore verso all’amore stesso, spiegaci meglio...

“Si, parlo d’amore, ma in senso benevolo. Ho giocato sul doppio senso e sul gioco di parole possibile con ‘maledirò’ anche forse per esorcizzare un po’ il tutto. Questa canzone può avere diverse chiavi di lettura, ognuno crea la propria.”

Hai alle spalle numerose collaborazioni importanti, quando hai capito di voler intraprendere il percorso da solista?

“Diciamo che non l’ho capito da solo, infatti, sono state le persone al mio fianco, che mi hanno convinto e spinto nel tempo a pubblicare il primo disco e far conoscere agli altri le mie capacità. Ho sempre dedicato il mio tempo alla musica con uno spirito più privato, non pensando necessariamente agli altri, e continuo a fare così poiché è pur sempre un processo che nasce dentro di me.”

Facendo un passo indietro, come ti sei avvicinato al mondo della musica?

“Sono cresciuto in una famiglia in cui la musica è sempre stata al centro di tutto. -taglio2- Non mi sono neanche reso conto di essere stato inglobato nella musica. Tutti suonano e incidono dischi e mi sono ritrovato anche io a fare questo.”

A soli 20 anni hai preso parte a vari progetti negli Stati Uniti, cosa ti ha insegnato questa esperienza?

“In realtà è nato tutto un po’ per gioco; ho un cugino carissimo negli Stati Uniti che da tempo mi chiedeva di andare a trovarlo, quindi sono partito e da lì poi ho sfruttato questa occasione per conoscere persone che facevano musica come me. Ho imparato qualcosa in più in quei mesi che sono rimasto negli Stati Uniti e sicuramente mi porto dietro la determinazione e la concentrazione, caratteristica fondamentale per gli americani.”

Quando sarà possibile vederti esibire dal vivo?

“Da premettere che sicuramente ci saranno altri album, poiché questo primo ep contiene solo quattro brani. La voglia di fare concerti è tanta, soprattutto per promuovere questo lavoro discografico. Su ogni palco cerco di essere sempre me stesso. Dopo il lavoro di produzione, momento che richiede davvero molta attenzione, quando mi esibisco dal vivo sento il bisogno di avere una mia personalità. Questo mi serve sia per collaborare meglio con altri artisti sia per riuscire a trasmettere al meglio le mie emozioni al pubblico.”

Cosa senti di consigliare a chi, come te, vuole intraprendere una carriera nel mondo della musica?

“Bisogna avere dapprima tanta passione per la musica. È ovvio che bisogna anche studiare, ma non dimentichiamoci che la maggior parte delle persone inizia suonando ovunque, anche gratis a volte, proprio come ho fatto io. Umiltà e intraprendenza sono le parole chiavi, nessuno ti offrirà un lavoro bussando alla porta di casa o giù alla cantina dove stai suonando, quindi è necessario perseverare e crederci!”





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