Marcia mondiale

di Gennaro Santarpia

Numero 185 - Febbraio 2018

Più forte di mille infortuni Antonella Palmisano è pronta ad affrontare la prossima gara. La nostra Nazionale si aggrappa proprio alla pugliese per cercare di agguantare una medaglia


Originaria di Mottola (Taranto) Antonella Palmisano, marciatrice pugliese, ci ha messo davvero poco per arrivare in cima al mondo dell’atletica leggera italiana ed internazionale. Si è fatta conoscere subito; a soli 19 anni, infatti, aveva già fatto sua la Coppa del Mondo juniores a Chihuahua in Messico. La Palmisano è, senza ombra di dubbio, una delle punte di diamante della nazionale italiana di atletica leggera, giovanissima, ha già vinto almeno 15 titoli italiani; detiene 3 record italiani giovanili; ha conquistato il suo primo titolo italiano giovanile al secondo anno da cadetta. Un palmarés brillante, quello di Antonella, che sotto la guida di Patrizio Parcesepe, tecnico delle Fiamme Gialle, è decisa a conquistare una nuova ed importante medaglia a Birmingham. In questa intervista ci parla del suo approccio con la marcia, e la (tanta) fatica che comporta praticare questa disciplina. Un carattere determinato ed affamato di vittoria, Antonella vuole ancora una volta dimostrare di essere tra le migliori atlete del mondo.

Manca davvero poco alla quinta tappa del World Indoor Tour di Birmingham, ti senti pronta?

“Credo di si, anche se in Gran Bretagna gareggerò contro delle avversarie di grande spessore. Devo ammettere, però, che non amo pormi degli obiettivi ben precisi. Mi spiego meglio: quello che mi interessa di più è dare il massimo passo dopo passo, riuscirci significa quasi sempre rientrare sul podio! Mi sono allenata davvero tanto, sono carica.”-taglio-

La marcia è uno sport davvero faticoso per una donna...

“Beh lo è per tutti! Mi rendo conto che visto dall’esterno, questo sport, sembra una cosa per folli, ed in Italia è difficile trovare tante ragazze che praticano questa disciplina. Chi sceglie la marcia, però, sa perfettamente a cosa va incontro. Questo sport richiede molto sforzo, ma alla fine l’impegno viene sempre ripagato. Ovviamente, è necessaria anche una grande passione, ed un’altissima concentrazione, anche perché passi davvero tante ore da sola a ‘camminare’.”

Come ti sei avvicinata a questa disciplina?

“In realtà solo a tredici anni ho scoperto la corsa e, purtroppo, per un lungo periodo non c’erano gare nel mio paese e così il mio allenatore mi ha detto di provare con la marcia. Poiché fin da subito ho ottenuto dei buoni risultati, ho deciso di continuare. La soddisfazione di una prestazione individuale è fantastica. La marcia ti spinge a prenderti le responsabilità in prima persona anche quando le cose non vanno bene.”

Nella tua carriera, hai dovuto superare anche parecchi infortuni...

“Purtroppo si, e devo ammettere che il più difficile da superare è stato quello al tibiale destro dopo il Mondiale di Pechino nel 2015. Venti giorni prima della gara avevo avuto già dei sintomi in allenamento, poi ci ho marciato per venti chilometri su e ‘ciao’. Nonostante tutto, sono arrivata quinta ma sul traguardo il fisioterapista è stato costretto a prendermi in braccio perché non camminavo più... che incubo.”

Alle ultime Olimpiadi, hai mancato il podio per un pelo. Dispiaciuta?

“Assolutamente no! Anzi sono stata davvero molto contenta, alla mia prima esperienza olimpica un quarto posto dopo tutti i problemi fisici che ho avuto è qualcosa di impensabile. Come ho detto prima, ho dato tutto quello che potevo, è questo quello che più mi interessa.”

La marcia negli ultimi tempi, ha visto l’esclusione di parecchi atleti causa doping. Qual è la tua posizione a riguardo?

“Mah, faccio davvero fatica a comprendere i miei colleghi. -taglio2- Da piccola mi hanno educato a distinguere il giusto dallo sbagliato e se firmi una carta etica lo fai perché ci credi, non puoi venir meno ai principi dello sport. Si tratta di un vero e proprio tradimento.”

Ritornando a te, come si svolge una tua giornata tipo?

“La mattina mi sveglio tra le 5 e mezza e le 6, colazione sostanziosa e alle 7 sono già in pista. Solitamente mi alleno due ore e mezza la mattina e due ore il pomeriggio, ma non è una regola: a volte ci sono sedute di un’ora, altre volte di tre. Sono allenamenti molto faticosi, soprattutto con il caldo di questi giorni. Finita la sessione mattutina, torno a casa, preparo il pranzo, mangio e recupero le forze. Poi, altro allenamento, di nuovo a casa a cucinare e a cenare, e alla fine vado a dormire. Insomma, seguo una routine molto rigida: in questo periodo, in cui mi avvicino a una gara importante come quella dei Mondiali, non posso certo permettermi di uscire la sera.”

Come hai detto prima, quando si marcia, si è soli con se stessi. A cosa pensi quando ti alleni?

“Reputo la marcia una forma di meditazione. Credo capiti a tutti di avere delle giornate molto intense, in cui siamo stretti tra mille impegni. Dedicare un po’ di spazio a noi stessi, per pensare, è molto importante. Soprattutto all’inizio, la marcia mi è servita moltissimo per distrarmi.”

Invece, quali sono le sensazioni che provi quando gareggi?

“Mah direi che variano: se la giornata è positiva e mi sento al top, allora sono felice. Ma esistono anche le giornate storte, in cui mi sento un disastro e mi sembra di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ma speriamo sempre in sensazioni positive!”

Un ultima domanda: marcia a parte, come sei nella vita di tutti i giorni?

“Beh, il mio fidanzato dice che sono una gran rompiscatole. Una casalinga ossessionata dalla casa e dalla pulizia, con il sogno di mettere su famiglia. Sono una ragazza normale, forse più rompiscatole della media, soprattutto quando ho degli allenamenti impegnativi: in questo periodo sono estremamente nervosa e suscettibile.”





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