Lo sviluppo della cardiologia

di Alfredo Salucci

Numero 182 - Novembre 2017

Lo sviluppo della cardiologia - Il cuore è stato un organo che ha affascinato e incuriosito gli esseri umani da sempre. Le prime osservazioni sul polso risalgono a oltre 5000 anni fa.


Il cuore è stato un organo che ha affascinato e incuriosito gli esseri umani da sempre. Le prime osservazioni sul polso risalgono a oltre 5000 anni fa. Il primo a interessarsi in modo scientifico del corpo umano, di cui abbiamo notizie fondate, è stato Ippocrate (460-377 a.C.). Anche Aristotele il grande discepolo di Platone si è occupato del corpo umano. Infatti, egli ha descritto il funzionamento di molti organi, attraverso lo studio anatomico degli animali. Le sue deduzioni a volte sono molto lontane dalla realtà, ma in quei tempi non si poteva pretendere altro. L’interesse di Aristotele (384-322 a.C.) per l’anatomia e la biologia gli derivava certamente dal padre Nicomaco, medico presso la corte del re dei macedoni, Aminta. Con Galeno (130-201 d.C.) possiamo dire che inizia la medicina, nel senso che lo studio diventa più articolato e scientifico; ma siamo ancora distanti da una corretta descrizione dell’attività cardiaca. Il primo a esporre correttamente la funzione e il movimento del cuore, descritto nel suo libro, De motu cordis, fu William Harvey un medico inglese (1578-1657). Harvey primo di nove figli di un commerciante benestante studiò all’università di Padova, dove all’età di 24 anni si laureò in medicina. Fu Marcello Malpighi (1628-1694) a continuare e completare gli studi iniziati da Harvey sulla circolazione sanguigna. Malpighi, dopo aver studiato per anni filosofia, si laureò in medicina per poter sostenere la famiglia, primogenito di nove figli, dopo la morte dei genitori. -taglio- Nella sua attività fu importante l’uso del microscopio, che gli consentì di fare numerose e importantissime scoperte anatomiche riguardanti i polmoni, il rene e il sistema nervoso centrale. Lo studio dell’anatomia del cuore migliorerà le conoscenze sia anatomiche sia funzionali di quest’organo. Sarà Giovanni Battista Morgagni (1682-1771) con i suoi brillanti studi a fondare la moderna anatomia patologica. Ancora a un italiano, Ippolito Francesco Albertini, (1662-1738), anatomopatologo, professore a Bologna, dobbiamo importanti studi sulle lesioni delle valvole cardiache. William Heberden (1710-1801), medico e patologo inglese, fece la prima descrizione dell'angina pectoris, dolore intenso al centro del torace. Iniziava in modo sistematico lo studio della semeiotica. Ma solo nel 1819 ci fu una prima invenzione per lo studio del cuore: lo stetoscopio. Strumento ideato da René Theophile Laennec (1781-1826), medico francese che approfondì il modo per ascoltare il cuore. Questa è un’importante invenzione, infatti, prima i medici ascoltavano il cuore ponendo l’orecchio sul torace del paziente. Nel 1876 fu inventato da Costantin Paul lo stetoscopio flessibile, che migliorava nettamente l’ascoltazione del cuore, in quanto l’ascolto era possibile con entrambe le orecchie. Nel 1847 Karl Ludwig inventò il chimografo, un apparecchio per misurare la pressione del -taglio2- sangue. La ricerca in campo cardiologico continua per tutto il XIX secolo con importanti risultati. Nel XX secolo ci sarà la scoperta di uno strumento di eccezionale importanza per lo studio del cuore: l’elettrocardiografo. Si sapeva che il cuore generava elettricità. Il fisico Carlo Matteucci aveva stabilito che ogni contrazione del cuore generava elettricità. Su questi studi,Willem Einthoven fisiologo danese (1860-1927) inventò nel 1903 l’elettrocardiografo: uno strumento eccezionale per registrare l’attività del cuore, ancora oggi ampiamente utilizzato. Per questa scoperta fu insignito del Premio Nobel per la medicina nel 1924. Da questo momento le scoperte si sono succedute a ritmo continuo. Nel 1930 è realizzato il primo pacemaker, mentre il primo impianto sarà effettuato solo nel 1958. Nasce così una nuova branca della cardiologia: l’elettrofisiologia. Seguiranno il cateterismo cardiaco, e la chirurgia cardiaca, fino al trapianto di cuore, reso possibile anche dalla scoperta della ciclosporina, un agente immunosoppressore in grado di prevenire il rigetto. Nel 1977 Andreas Roland Gruentzig (1939-1985), dilatò per la prima volta un’arteria coronarica, nasce l’angioplastica, una tecnica fondamentale per la cura delle arterie coronariche, il suo successo supera il 95% dei casi trattati.





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