Le villae rusticae e l’Antiquarium

di Yvonne Carbonaro

Numero 181 - Ottobre 2017

Come si viveva nel territorio vesuviano prima del 79 d.C.


Da quasi tre secoli il mondo pensa a Pompei e ad Ercolano come luoghi dove è possibile realizzare un improvviso ritorno al passato e la folla dei visitatori nei siti archeologici è in continuo aumento, specie a Pompei. Chi gira per le strade della città cerca di raffigurarsi mentalmente come fosse la vita a quei tempi e quanta folla circolasse di poveri, di schiavi e dei ricchi possessori di grandi case. Ma la vera ricchezza di Pompei, commerciale e agricola, non era soltanto nella città quanto nelle campagne circostanti, dove esistevano estese tenute agricole votate a coltivazione intensiva, a fini di esportazione di olio, vino pregiato, ortaggi e frutta, di proprietà di Pompeiani molto benestanti che vivevano al centro e che quando si recavano in queste seconde case di campagna ne abitavano la “pars urbana”, cioè la parte più elegante e confortevole. Erano le “villae rusticae”, fattorie la cui massiccia produzione agraria portata avanti dagli schiavi, qui come in tutto l’Impero, trainava l’economia del mondo romano. In maggior parte ubicate nei dintorni del nucleo urbano nell’entroterra verso il Vesuvio, furono le prime ad essere sommerse dall’eruzione. -taglio- Tra il 1800 e il 1900 sono state rinvenute e saccheggiate ad opera di privati varie tenute agricole sepolte nella fertilissima zona di Boscoreale a nord di Pompei e reperti, affreschi, argenti si ritrovano oggi in musei americani ed europei quando non nascosti in collezioni private. Da scavi recenti, condotti con criteri scientifici abbiamo riferimenti più precisi sulle ville di Boscoreale che si chiamava allora Pagus Augustus Felix e cioè: villa di D’Acunzo, di Publius Fabius Synistor, della Pisanella, di Numedius Popidius Florius, di via Casone Grotta, di Marcus Livius Marcellus, La Regina dove, presso la villa (temporaneamente non visitabile) in cui sono stati trovati “dolia” di vino ancora intatti, è stato creato un interessante Antiquarium sul tema “Uomo e ambiente nel territorio vesuviano” con i reperti e la documentazione relativa ai suddetti ritrovamenti. Recarvisi in visita aiuta a conoscere tante cose sulla vita quotidiana del tempo. Detto Museo, che pochi dei turisti che affollano Pompei conoscono, non è facile da raggiungere con mezzi propri, essendo nascosto tra un dedalo di palazzoni in cui ci si perde, ma vi è stata appena inaugurata un’apposita stazione della Circumvesuviana. È diviso in due sale. La prima illustra, con didascalie esplicative molto chiare, l’ambiente sia della pianura che delle fasce collinari e dei monti circostanti e varie bacheche custodiscono reperti riguardanti la medicina, profumi e cosmesi, piante e animali sacri, tessuti e tintorie. La seconda è dedicata alle ville che abbiamo elencato. Nelle dimore dei ricchi dopo cena si beveva a volontà, il vino veniva servito in coppe di metallo, si prendeva il cibo con le dita e, anche se già conosciuta, non si usava la forchetta, si adoperavano il cucchiaio per le minestre e il cucchiaino. Il coltello veniva -taglio2- utilizzato dagli schiavi, detti “captores” o “scissores”, che tagliavano le carni. In località Pisanella, alla fine del ‘800 l’allora proprietario del fondo, consapevole della presenza di una villa romana (il cui plastico è visibile nell’Antiquarium), scavando rinvenne un tesoro in argento che segretamente vendette all’estero. Ciò avvenne nel 1895, quando nell’Italia Unita non si seppe o non si volle dare seguito alle antiche leggi borboniche che stabilivano “il divieto di esportazione degli oggetti d’arte senza autorizzazione”. È il “Tesoro di Boscoreale”: 109 pezzi, tra cui bellissimi cucchiai e cucchiaini d’argento, insieme a mestoli, vassoi, saliere, recipienti per salse e specchi e coppe con olive a rilievo e secchielli con scheletri danzanti, le cosiddette “larve conviviali”, con scritte in greco: “Guarda quelle lugubri ossa, bevi e godi finché puoi: un giorno anche tu sarai così” che attestano la concezione epicurea propria dell’epoca e del territorio: “Godi finché vivi poiché il domani è incerto. La vita è una commedia, il godimento il bene supremo, la voluttà il tesoro più prezioso: sii lieto, finché sei in vita”. Molti pezzi sono esposti in Francia al Louvre, dove furono esportati clandestinamente e non ci sono mai stati restituiti. Per fortuna, altri pregiati oggetti in argento trovati nella Casa del Menandro a Pompei, sono custoditi nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Non possiamo non consigliare un libro di Alberto Angela avvincente come un romanzo, che sulla base di documentazioni scientifiche e archeologiche riferisce sui giorni dell’eruzione e sulla storia delle ville di Boscoreale dei cui proprietari ricostruisce le vicende e la terribile fine: “I tre giorni di Pompei” Rizzoli 2005.





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