Le scelte giuste

di Lucia de Cristofaro

Numero 184 - Gennaio 2018

"We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the pursuit of Happiness."


"We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty and the pursuit of Happiness." – si legge nella Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America, del 4 luglio 1776, sancendo per tutti gli uomini il diritto alla felicità. Un diritto che è ancora un privilegio di pochi, forse per l’incapacità degli uomini di accontentarsi delle piccole cose, oppure di fare le scelte giuste. Gli studiosi A. Weiss e T. C. Bates, nel loro trattato “Happiness Is a Personal(ity) thing”, hanno stabilito che la felicità dipende: per il 50% dai nostri geni ereditari, l’8-10% da fattori esogeni, come soldi, status sociale, aspetto fisico etc. e per il restante 40% dipende da noi stessi e dalle scelte che facciamo. -taglio- Allora concentriamoci su quest’aspetto e riflettiamo sulle decisioni che di volta in volta prendiamo nel corso della nostra vita, fondamentali per dare una direzione alla nostra esistenza. A volte può essere molto difficile fare la scelta giusta, i conflitti interiori o provenienti dall’ambiente che ci circonda impediscono spesso di vedere in modo chiaro quale strada seguire ed allora quel libero arbitrio, segno di libertà personale, diventa un peso o un muro, fatto di responsabilità e conseguenze, contro cui scontrarsi. Ciò causando un vero e proprio blocco decisionale, dove gli inconsapevoli protagonisti restano a mezz’aria, incapaci di compiere una scelta, per paura di restare delusi e di assaporare l’infelicità, senza comprendere che anche quest’ultima fa parte della vita e che proprio grazie ad essa riusciamo ad apprezzare il suo opposto, quando finalmente lo raggiungiamo. È indubbio che qualche rischio si deve pur correre, se ci accingiamo ad attraversare il ponte che presumiamo ci possa condurre alla felicità. Cerchiamo dunque di razionalizzare di meno gli eventi della vita e di seguire di più la strada del cuore e delle intuizioni, ascoltando la propria voce interiore e lasciandosi guidare da essa. Riscoprire i piccoli piaceri quotidiani, può essere un metodo possibile, o seguire the flow (il flusso), facendosi -taglio2- completamente assorbire da ciò che appassiona e metterlo al centro di giornate ridisegnate, oppure smetterla di pensare... “Sarò felice solo quando”...rispondendosi: quando avrò la promozione, vincerò la lotteria, incontrerò il vero amore, ma iniziare a gustare l’oggi, un presente in cui imparare a godere dei momenti positivi che ci vengono concessi, anche se per pochi istanti, in modo da pensare: “Sono felice ora perché...”.Tutto ciò, dimostrandoci che essere felici può essere una vera e propria scienza, forse non convince gli scettici, che sono attanagliati dall’ansia, dallo stress e dalla paura, ma di sicuro getta le basi per poter individuare quella felicità che spesso è a portata di mano, ma che non riusciamo a individuare, pensando ad essa come un concetto astratto, invece di percepirla nella sua concretezza, nelle sue fattezze reali. A questo punto ci si potrebbe chiedere, quali sono gli ingredienti della felicità? Di sicuro sono ingredienti diversi, che cambiano da individuo ad individuo, ma che partono tutti, secondo me, dalla tolleranza, l’attenzione agli altri, imparare a donare, a essere cortese ad accogliere le persone, e la vita in toto, con un sorriso, perché come affermava Guillame Apollinaire: “Di tanto in tanto è bene fare una pausa nella nostra ricerca della felicità ed essere semplicemente felici.”





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