La realtà dipinta

di Fabrizio Grieco

Alla scoperta del profondo impegno sociale e politico di un grande pittore abruzzese dimenticato, che ha dato un grande contributo all’arte italiana di fine Ottocento


Era nato a Castel di Sangro il 5 maggio 1840 da famiglia agiata e di elevato livello culturale: i nonni paterni possedevano una quadreria nel loro palazzo di Roccaraso, il che gli consentì di formarsi una particolare sensibilità pittorica. Garibaldino, a soli vent’anni fece parte dei “Cacciatori del Gran Sasso”, che aveva lo scopo di organizzare l’insurrezione in Abruzzo. Si arruolò poi nella Guardia Nazionale di Castel di Sangro per la repressione del brigantaggio. Studiò a Firenze e a Roma ma soprattutto a Napoli: Filosofia all’Università e dal luglio del 1856, nonostante l’opposizione dei genitori, si iscrisse ai corsi di pittura dell'Accademia di Belle Arti, dove ebbe tra i suoi maestri Giuseppe Mancinelli. Si legò al gruppo di pittori che ruotava intorno a Domenico Morelli e Filippo Palizzi e fu suo allievo. Con Cammarano si accostò alla Scuola di Posillipo, alle ricerche naturalistiche e allo studio della luce. Fece poi ritorno a Castel di Sangro e nel 1882 fondò la Scuola di Arti e Mestieri a L'Aquila. Nel 1898 partecipò all'Esposizione generale italiana a Torino. -taglio- Abbracciò e seguì le idee del socialismo. Fece parte della Massoneria nella Loggia “Fabio Cannella” de L'Aquila e fu membro della Loggia “Cosmogenesi”. La sua fede massonica si percepisce in vari suoi lavori. Una delle ultime opere fu l'affresco dell'Aula Magna dell'Università di Napoli, città dove morì nel 1906. Fu sepolto nel Cimitero Monumentale di Poggioreale nel settore dedicato agli artisti. La città natale Castel di Sangro ha chiesto di poter avere la salma e ha realizzato una tomba per accoglierla. Nel frattempo, per onorare un così illustre concittadino, ha allestito la Pinacoteca Patiniana nel Palazzo De Petra in Via del Leone, dimora rinascimentale dell’importante famiglia omonima che governò per quasi tre secoli la città, con una mostra permanente dedicata alle opere del Patini e dei suoi allievi. Tra le opere di grande importanza storico-artistica, spicca il maestoso “Bestie da soma”, qui trasferito a seguito del terremoto dell'Aquila del 2009. Faceva parte delle Collezioni dell'Arte dell'amministrazione provinciale nel Palazzo del Governo di quella città. Il dipinto è veramente impressionante non solo per le misure: 244×416 cm. quanto per il contenuto di forte denuncia sociale delle condizioni di vita delle contadine nell’800 in Abruzzo. In maniera estremamente realistica, addirittura toccante, rappresenta il momento di riposo di tre donne di differente età stremate dalla stanchezza, la più giovane è in piedi ed è gravida. In lontananza le altre, intente a loro volta a trasportare la -taglio2- legna raccolta per l'inverno, si vedono avanzare curve sotto il carico. Il titolo del dipinto “Bestie da soma “ è già di per se stesso molto esplicito. Nel quadro la scena non presenta orizzonte, quasi ad indicare che per queste persone non c'è speranza di futuro. Questa grande pittura fa parte di un’ideale "trilogia sociale" con: “Vanga e latte” custodito al Ministero dell’Agricoltura a Roma e “L'erede”, quest’ultimo oggi alla Galleria d'Arte Moderna di Roma, tutte a forte connotazione politica. A proposito de “L'erede”, Giovanni Fattori scrisse a Primo Levi, nel febbraio 1903: “(…) ho frugato nelle piaghe sociali e ho trovato (…)’L'erede’ - (…) capo d'opera di vero e di sentimento (…) - qua si piange.” Da convinto socialista, Patini dipinse vari quadri raffiguranti scene di miseria in cui versavano i contadini abruzzesi tra Ottocento e primi del novecento. Sempre denunciando con forza la condizione di povertà e la capacità di resistenza, al limite del sacrificio quotidiano, della popolazione della sua regione, e non solo, si fece carico di far conoscere all’Italia Unita ma poco attenta alla realtà sociale, la vita di sfruttamento del lavoro di tanta parte degli Italiani. A breve farà così a sua volta con il romanzo “Fontamara” un altro illustre abruzzese: Ignazio Silone. Teofilo Patini in gioventù aveva realizzato anche soggetti a tema storico come “La rivolta di Masaniello”, che già preannuncia la sua attenzione alle problematiche politico-sociali. Si dedicò più tardi anche a rappresentare immagini sacre in dipinti e in affreschi.





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