La musica? Una ragione di vita

di Luca Guerrasio

Numero 179 - Luglio-Agosto 2017

La giovane cantante siciliana ci presenta il suo album d’esordio, mix di suoni e di generi, soprattutto ricco di emozioni


Celeste, all’anagrafe Celeste Caramanna, è una cantante siciliana nata a Canicattì nel 1997. La sua passione per la musica si manifesta fin dalla più tenera età, precisamente a dodici anni comincia a studiare canto e pianoforte. Abbiamo avuto modo di apprezzare le sue doti canore nella trasmissione televisiva “Io Canto”, dove si è esibita con molti nomi importanti della musica pop italiana, come Claudio Baglioni e Toto Cutugno. Successivamente si è impegnata nella ricerca di un proprio stile musicale coltivando il proprio talento. Circa un anno fa è uscito il suo primo singolo “Once a day”. Durante l’estate, l’artista si è concentrata anche sugli studi universitari, seguendo il corso di Mediazione Linguistica e interculturale. approfondendo le lingue angloamericane e il portoghese. Inoltre, Celeste ha continuato a dedicarsi alla realizzazione del suo primo album, dal titolo “+18”, prodotto e arrangiato da Tony Brundo, album che raccoglie 14 tracce, scritte in lingua inglese, italiana e in dialetto siciliano, che si caratterizzano per una sonorità pop rock elettronica e rappresenta un coinvolgente mix di generi, suoni e influenze musicali.

Tra qualche giorno esce il tuo album d’esordio “+18”, nel quale parli di felicità e affermi di voler trasmettere energia. Com’è nata l’idea di questo album?

“Partendo dal presupposto che il canto è la mia passione, questo album racchiude diversi testi che parlano di me e delle mie influenze musicali. È un progetto nato molto tempo fa e che oggi finalmente si realizza.” -taglio- Hai collaborato con gli autori dei brani di questo tuo primo album, quale canzone senti ti rappresenti di più?

“Una in particolare c’è, è intitolata “A trip to the sun”, la reputo meravigliosa. Dalle sonorità funk, passando per tutta l’elettronica che c’è all’interno, questo brano mi piace particolarmente. Quando canto questa canzone immagino di correre e di lasciarmi la tempesta alle spalle. Tutto questo sta ad indicare la massima espressione della libertà, un vero e proprio viaggio verso il sole.”

In “+18” c’è una diversità musicale fatta di suoni, di generi, di testi, un miscuglio di tendenze, con diverse contaminazioni. Come, quindi, definiresti la tua musica?

“Non ho un genere ben definito, come hai accennato tu, la mia musica ha molte contaminazioni diverse. Tra l’altro sono amante della musica brasiliana. Una premessa che vorrei fare è che non posso definire un sound preciso nella mia musica, sono solo all’inizio della mia carriera e sto muovendo i primi passi, non ho le competenze tali da approfondire un solo genere. Sento la necessità di dover toccare un po’ tutto perché mi piace farlo, non riesco a limitarmi ad un solo genere.”

Nel 2015 ti sei esibita in Brasile, dove hai cantato anche in inglese, portoghese e francese, com’è stata questa esperienza? -taglio2- “È stata unica, sono entrata in contatto con diversi artisti brasiliani, il Brasile è la culla della musica. Mi piace sempre ricordare un’intervista di Fiorella Mannoia in cui afferma che nella carriera di un cantante o un musicista prima o poi verrà il momento di entrare in contatto con la musica brasiliana. È a tutti gli effetti una scuola ed è fondamentale per l’arricchimento di un cantante o musicista che sia.”

Hai partecipato allo show “Io Canto” dove hai avuto la possibilità di esibirti con i grandi nomi della musica, lo rifaresti?

“Assolutamente si! È stata un’esperienza che mi ha dato tanto: a partire dal bagaglio musicale che riesci a crearti, fino alla crescita personale. Prima di allora, non sapevo nulla sul mondo della musica e sui suoi meccanismi, è stato utile per capire come iniziare a muoversi.”

Come ti vedi tra dieci anni?

“Beh... come mi vorrei vedere sarebbe meglio (ride, ndr). Tra dieci anni vorrei che la musica fosse il mio tutto. Vorrei vivere di musica, con la musica e per la musica! Speriamo bene...”





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