La casta inossidabile

di Adriano Fiore

Albatros 182 - Novembre 2017

Quando a volte decido di farmi del male da solo e così inizio ad addentrarmi in maniera più approfondita nel dibattito politico italiano


Quando a volte decido di farmi del male da solo e così inizio ad addentrarmi in maniera più approfondita nel dibattito politico italiano (che in genere mi vede interessato solo alle cose fatte e non ai proclami giornalieri ed alle dichiarazioni propagandistiche), mi viene sempre la pazza idea di entrarne a far parte, ma solamente – alla Iannacci – per vedere di nascosto l’effetto che fa.-taglio Più che altro, mi interesserebbe capire cosa guida l’interessamento dei gruppi in parlamento e dei loro rappresentanti, il perché di tanto clamore su alcuni argomenti piuttosto che altri, con la malcelata paura che a condurre il gioco siano i media gestiti dai “poteri forti”, quelli di cui non si parla mai e che, quindi, in molti pensano non esistano. Piuttosto che essere i politici fautori di un dibattito sui problemi del nostro paese, questi sembrano quasi essere “alla finestra”, aspettando che qualcuno lanci l’argomento del giorno per poi potersi esprimere e far valere il proprio punto di vista personale e partitico. È quindi un dibattito costante ma su contenuti non scelti, un po’ come la maestra che assegnava il tema “Il mio pesce rosso” senza accertarsi che tutti, nella loro vita, ne avessero avuto almeno uno. Pensandomi, quindi, a far parte della Casta, mi immagino una giornata tipo: svariate persone attorno che ti danno informazioni parziali e mal riassunte, incontri dove c’è sempre qualcuno che vorrebbe chiederti favori e compiacenze, migliaia di telefonate con inviti ad appuntamenti ai quali non andrai mai, giornali sotto al braccio di cui, al massimo, si leggeranno solo i titoli. E saranno proprio quelli (magari mostrati dal collega di turno), a focalizzare l’attenzione e a far iniziare il solito tam tam mediatico. Oggi si parla di migranti, poi viene l’inverno, gli sbarchi finiscono, ed il problema non c’è più, rimpiazzato dal fenomeno delle violenze domestiche, col quale si tira almeno fino a un mese prima di Natale-taglio2-, quando invece la visione della famiglia deve essere perfetta. Col nuovo anno si torna per dovere a parlare un po’ di crisi, provando a dare una speranza in stile “quest’anno è l’anno buono” se si vota a maggio, oppure dicendo che bisognerà tenere duro perché, si sa, “c’è da fare i conti con l’Europa, la Germania, lo spead, il petrolio...”, e come sempre chi più ne ha più ne metta. L’atmosfera deprimente dura però nemmeno un mese, il tempo di arrivare a febbraio al Festival di Sanremo, così che tutti si distraggono per almeno una decina di giorni e quando è finito siamo pronti per la primavera. A questo punto qualcosa bisogna pur farla, e si decide quindi di far passare qualche legge che, tuttavia, non mette e non toglie, in modo da non urtare la suscettibilità di nessuno. Alle porte dell’estate si è vicini al “tana libera tutti”, ovvero al periodo in cui si pensa solo al caldo, al mare lontano, a pianificare gite fuoriporta, ed il campo è quindi libero per approvare le leggi importanti, quelle che servono al proprio tornaconto, senza suscitare clamore mediatico e dover fronteggiare orde di giornalisti e militanti imbestialiti. Se penso agli insiders della politica italiana, me li immagino proprio immersi in questo circolo vizioso, quello stile da Prima Repubblica tanto bistrattato ma che oggi – riuscendoci solo in parte – provano a mascherare con fiumi di parole inutili. Piuttosto che vivere di rincorse su quello che accade nel Paese Reale, di ritardi programmati, di decisioni parziali ed inconsistenti, i nostri amministratori dovrebbero guardarsi allo specchio ed iniziare un nuovo corso. Fatto non necessariamente di persone nuove, ma di un nuovo approccio, capace di ergersi dal chiacchiericcio pilotato per decidere i temi della discussione e le decisioni da prendere. Altrimenti il tempo passa, ma mai niente cambia. Che forse, per tanti, equivale esattamente al proprio testamento politico.





Booking.com

Booking.com