Isa Danieli

Una vita per lo spettacolo

di Yvonne Carbonaro

Numero 185 - Febbraio 2018


È senza ombra di dubbio il pilastro del teatro napoletano e di quella drammaturgia che ha fatto la storia: partendo da Eduardo, passando per la Wertmuller, fino ad arrivare a Santanelli quest’attrice ha ancora molto da raccontare


Artista impareggiabile e poliedrica capace di trasformarsi in infiniti personaggi sia comici che drammatici sul palcoscenico e nel cinema, dove buca lo schermo grazie ad un innato grandissimo talento e tanta vivacità. Sebbene per sua scelta sia stata poco presente sul piccolo schermo, la fiction Capri l’ha resa molto popolare anche al grande pubblico televisivo. Figlia d’arte, ha cominciato a calcare le scene fin da piccola nella sceneggiata a seguito della madre attrice. A sedici anni decide di inviare una lettera ad Eduardo per proporsi nella sua compagnia, dove rimarrà per quattro anni. Sarà poi un crescendo di successi a partire da “La Gatta Cenerentola” e, quindi, in tanti ruoli diversi e con i più grandi registi italiani. Ora si prepara a debuttare insieme a Lello Arena in aprile al Teatro Cilea di Napoli con un nuovo testo di Manlio Santanelli dal titolo “Cuciti a filo doppio”. Ad una signora non si chiede l’età, ma lei sbandiera orgogliosamente: “ho 80 anni” e davvero non li dimostra per l’inarrestabile vitalità, l’arguzia partenopea e l’agilità con cui monta in sella sulla moto del marito, il direttore di scena Luigi Esposito, bardata di casco e giubbino. Una ragazzina! Giovanissima nel fisico e nello spirito: spigliata, ironica e autoironica, è un piacere stare ad ascoltarla raccontare le vicende della sua vita professionale, sembra di assistere ad un divertente monologo.

Signora Danieli, vuole raccontarci qualche particolare degli esordi e dell’esperienza, poi, accanto ad Eduardo?

“Ero una ragazzina quando entrai in quella sua meravigliosa ‘officina’, ricordo che fui subito investita di grande responsabilità. Sì, perché nella colorata e sconfinata aneddotica eduardiana, di dediche, di titoli e pensieri, io ne vanto una, certa e sicura: fui destinataria, in qualità di futura, duratura e flessibile interprete di svariate cameriere dell'intero repertorio, di un piccolo monologo scritto per me aggiunto nel terzo atto della commedia ‘Mia Famiglia’, due giorni prima del debutto a Milano. Mi convocò, me lo lesse descrisse e recitò, poi aggiunse: ‘Ccà adda venì l'applauso. Sta scritto’. L'applauso arrivò, mi dissero, ma io non lo sentii perché, emozionata e tremante, finii tra le braccia di un pompiere in quinta, con tutto il vassoio di tazze e piattini. Quella camerierina 30 anni dopo ricevette da Eduardo un gran regalo: mi diede una sua commedia ‘Bene mio core mio’ e la sua regia. Quello fu il mio primo ruolo da protagonista col nome in ditta. Era la primavera dell'83.”-taglio-

Come ha influito sulla sua vita di artista la partecipazione alla mitica “Gatta Cenerentola” e la direzione di De Simone?

“Quella fu certamente una esperienza straordinaria! Non solo per la bellezza dello spettacolo, ma perché per la prima volta venni chiamata ad interpretare un ruolo che non aveva solo una storia da narrare ma in quella storia doveva ‘perdersi’ mentre la raccontava. In quel coro delle lavandaie, sostenuta solo da quel delirio ritmico, sprofondavo e annegavo tutte le certezze tecniche della recitazione. Fu la conferma che c'è sempre da imparare e che gli incontri importanti restano tali sempre. Io attrice ‘eduardiana’ piuttosto convenzionale, mai avrei pensato di potermi abbandonare in scena in quel modo.”

Tanti i personaggi successivi e i registi che l’hanno guidata sia nel teatro, nel cinema e in TV. Certamente ciascuno avrà avuto un proprio metodo di regia, con chi si è sentita più a suo agio?

“Ho avuto la fortuna, abbastanza presto, di potermeli scegliere i registi con cui lavorare. Sono convinta che il ruolo del regista sia fondamentale e che far da soli spesso non porta a niente di buono. Quindi ho avuto il privilegio di lavorare sempre in condizioni di stima reciproca, cosa importantissima per lavorare con grande serenità e divertimento pur faticando sodo.”

Con la Wertmuller, che l’ha voluta in tanti film e nello spettacolo teatrale “Amore e magia nella cucina di mamma”, ci sembra che abbia avuto un rapporto professionale privilegiato. Ce ne vuole parlare?

“Lo definisco un dono speciale. Quel testo lo scrisse per me e per me lo difese, quando a Spoleto nel '79 la struttura organizzativa del Festival dei due Mondi voleva destinare il progetto ad altre attrici ‘di nome’. Lei puntò i piedi e la vinse. Non fu solo affetto, ma stima grandissima per il mio talento e la certezza che quella sua storia nera e terribile, avrebbe avuto il corpo e la voce che lei aveva immaginato. Lo spettacolo ebbe un grande successo ma il viaggio per portarlo in giro fu tutto in salita. Non avevo ancora un nome importante e il titolo faticava ad entrare nei cartelloni dei teatri accorsati pieni di Moliere, Pirandello, Shakespeare ecc. Da allora cominciò il mio viaggio faticoso ma bellissimo nella nuova drammaturgia contemporanea. Qualcuno mi battezzò carinamente ‘La musa’ della nuova drammaturgia. E venne Annibale Ruccello, Santanelli e poi Moscato, e ancora Silvestri e Ugo Chiti fino alla ventunenne Letizia Russo. È stato un viaggio faticoso, spesso doloroso, di cui custodisco gelosamente i calli sotto ai piedi e sopra il cuore ma anche bellissimo. Avere il privilegio di tenere in sala, o addirittura in scena, chi ha scritto e sta scrivendo per te le parole che dovrai dire penso sia il sogno di chiunque faccia questo splendido mestiere.”

“Io attrice ‘eduardiana’ piuttosto convenzionale, mai avrei pensato di potermi abbandonare in scena in quel modo”


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