In divenire

di Paolo Carotenuto

numero 178 - Giugno 2017

“Emotional Cabaret” è l’ultimo album dell’artista italo-austriaca NicoNote, progetto nato da una costante ricerca del nuovo.


Manca meno di un mese all’uscita del nuovo lavoro discografico di NicoNote “Emotional Cabaret”, disco composto da 9 tracce e nel quale si alternano suoni elettroacustici con appendici elettroniche ed industrial. Un album che emoziona e coinvolge grazie a brani originali che si susseguono a rielaborazioni di canzoni celebri, spaziando da Kurt Weill a Thelonious Monk. NicoNote, artista italo/austriaca, durante la sua carriera è riuscita sempre a distinguersi grazie allo sviluppo di un suo personale linguaggio tra musica e performance dando vita ad un gruppo di lavoro mobile ed interdipendente. Conosciuta in tutto il mondo, ha appena terminato il suo tour europeo, ma NicoNote è un’artista sempre all’opera ed alla ricerca di nuovi progetti da intraprendere proprio come ci racconta in questa intervista.

Uscirà alla fine di questo mese il tuo nuovo album “Emotional Cabaret”. Cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo lavoro discografico?

“Non ho particolari aspettative, sono molto ottimista nei confronti di questo album, anche questa volta ho cercato di manifestare un percorso di ricerca che si conclude, appunto, con un disco. Sicuramente sono curiosa di sapere quello che potrà suscitare in ogni ascoltatore!”

Ogni brano ha un motivo particolare e profondo, c’è una canzone cui ti senti particolarmente legata? -taglio- “Mi sento legata ad ogni brano, ognuno per motivi differenti. Ogni canzone ha una motivazione profonda che ovviamente mi è ‘sorta’ e scaturita. Non posso sceglierne uno in particolare, perché secondo me, quando un musicista produce è legato a prescindere ad ogni suo lavoro. Ogni testo ha una sua necessità, i brani sono tutto un flusso.”

Quindi si potrebbe dire che, in un certo senso, il filo conduttore dell’album sei tu?

“Mah, sono io nel momento in cui ho fatto emergere un’idea di progetto ed ho chiesto delle collaborazioni. Più che filo conduttore, mi definirei Io strumento utile alla creazione di questo disco. Il mio è un ‘ che non è necessariamente centrale.”

Inizierai una collaborazione con la compositrice austriaca Elisabeth Harnik, di cosa si tratta?

“Questo progetto nasce da una suggestione che ha preso il sopravvento su di me in maniera molto evidente. Ho proposto a questa compositrice contemporanea, che lavora in tutto il mondo, ed ha una sua particolare ricerca di scrittura. La Harnik compone per le orchestre, viene da una scuola ‘colta’ ed una formazione accademica, lavora con musica molto all’avanguardia. Io, invece, ho un percorso un po’ più selvaggio. Ci siamo in contrate qualche estate fa in un Festival di creazione vicino Vienna, durante il quale ho scoperto che Elisabeth è una grande improvvisatrice pianistica. Così ho deciso di proporle, e lei ha accettato, di organizzare un incontro di creazione e, -taglio2- a fine anno, una presentazione a Vienna. Una vera e propria session d’improvvisazione voce, piano e spazio. Allestirò quest’ultima in maniera molto particolare. Ovviamente anche l’improvvisazione musicale non è necessariamente ‘la prima cosa che ti viene in mente’, va scritta e preparata, quindi ci incontreremo spesso per mettere a punto tutti i dettagli di questa collaborazione. Più nello specifico sarà la stessa lirica, attraversata con quattro tonalità differenti. Il focus è riscrivere la stesso testo cambiando la scrittura dell’improvvisazione sonora.”

Sei un’artista che sperimenta molto, nell’arco della tua carriera com’è cambiato il tuo modo di interpretare i brani e di comporli?

“In questo caso non parlerei di cambiamento. Il mio modo di interpretare e di comporre è un processo, che si è evoluto nel corso del tempo e che ancora adesso non si arresta. Inoltre, sono convinta che il canto e la musica crescono di pari passo con la nostra persona. L’esperienza e la pratica del suono, del palco e dell’ascolto, ci entra dentro nel profondo e modifica, se si vuole anche fisicamente, quello che un artista ha da raccontare. Nella mia vita ho sempre assecondato questo processo di creazione. Dal punto di vista musicale, ho lavorato molto sull’improvvisazione come pratica di composizione, ho acquisito nuove consapevolezze, ma non si tratta di un ‘di più’, è qualcosa di nuovo. La mia vita è in divenire!”





Booking.com

Booking.com