I Van Gogh ritrovati

di Fabrizio Grieco

Numero 176 - Aprile 2017

Quando il mondo dell’arte fu circondato da un velo di mistero, la notizia sembrava appena uscita da uno spymovie. Oggi coi nuovi ritrovamenti la storia sembra essere volta al termine, ma nuovi sviluppi sono sempre dietro l’angolo


Come hanno fatto quattordici anni fa a rubare i quadri di Van Gogh? Come poterono i ladri riuscire ad entrare all’alba del 7 dicembre 2002 nel Museo Van Gogh di Amsterdam, una vera e propria fortezza di cristallo vigilatissima, prendere i due quadri e andare via facendo perdere le loro tracce? La cosa lasciò tutti molto meravigliati, basta infatti guardare l’architettura della struttura, orgoglio degli olandesi, ultima realizzata nella zona dei Musei di Amsterdam. Unica traccia: una scala appoggiata ad uno dei muri dell'edificio, una corda pendente, un vetro rotto e un'auto abbandonata. Le indagini scattarono subito dopo la telefonata del guardiano del museo alla polizia di Amsterdam che immediatamente iniziò le indagini, ma i ladri erano scomparsi e con loro i dipinti facili da nascondere data la piccola dimensione. Dopo tanti anni sono ricomparsi in un casolare di Castellammare di Stabia tra le proprietà del narcotrafficante Raffaele Imperiale arrestato nel gennaio scorso assieme a Mario Cerrone che ha rivelato agli investigatori che Imperiale custodiva i due dipinti e che se li era procurati grazie ai suoi rapporti criminali in Olanda. La Guardia di Finanza ha proceduto al recupero e ha custodito i quadri fino al momento della restituzione. Il direttore del museo Van Gogh, Axel Ruger, si è detto molto soddisfatto del ritrovamento delle opere. -taglio- “È una giornata veramente emozionante per me e per il museo Van Gogh - ha spiegato - Siamo incredibilmente felici che i quadri tornino in Olanda. Siamo immensamente grati ai magistrati e agli investigatori italiani. I quadri sono rimasti per quattordici anni in mani criminali”. Anche il ministro Franceschini all’epoca si è detto molto orgoglioso dell’operazione brillantemente condotta da magistratura e forze dell’ordine. In merito alle condizioni delle due tele, di valore inestimabile, gli esperti hanno dichiarato che sebbene non siano stati conservati in condizioni ottimali, non hanno riportato danni gravissimi. “La vista della spiaggia di Scheveningen” (1882) è stata lievemente danneggiata. La vernice nell’angolo in basso a sinistra si è rotta su una superficie di circa 5 x 2 cm. L’altro quadro, “Una congregazione lascia la chiesa riformata di Nuenen” (1884-1885) sembra invece integro a prima vista, a parte alcuni lievi danni sui bordi della tela. Il primo, quello che raffigura la spiaggia, dipinto a olio su tela, fu realizzato dal pittore con il cavalletto posizionato “en plein air” sul litorale della località nei pressi de L'Aja in una giornata particolarmente ventosa, così che i granelli di sabbia della spiaggia volarono sulla vernice fresca applicata sulla tela e vi rimasero attaccati. Il quadro descrive un’atmosfera grigia, quasi plumbea, le onde agitate del mare, il cielo pieno di nuvole e le bandiere mosse dal vento. Il secondo invece, su cui è dipinta una chiesetta, aveva per Van Gogh un significato fortemente -taglio2- affettivo, giacché era il luogo di culto dove officiava il padre, pastore protestante. Entrambi sono stati realizzati dall’artista in gioventù. Dopo il ritrovamento a Castellammare di Stabia e l’affidamento in custodia alla Guardia di Finanza, le due opere sono state esposte per una ventina di giorni in una sala di Capodimonte, per iniziativa del direttore Sylvain Bellenger in accordo con il museo olandese. Ciò affinché potessero essere ammirate in Italia dai visitatori del Museo prima della partenza per l’Olanda. Incredibilmente, la notizia ha suscitato un tale interesse e una grande affluenza da causare ingorghi e file lunghissime ai botteghini, forse per le vicende rocambolesche vissute dai dipinti o forse perché a Napoli non è cosa consueta ammirare da vicino un Van Gogh. Anche all’interno del Museo la circolazione è stata molto difficile, addirittura organizzata a scaglioni per accedere alla sala dove i due quadri erano stati posizionati, sempre sotto la vigilanza di un militare della Guardia di Finanza. La sala era piuttosto angusta e si usciva dalla stessa porta da cui si era entrati, il che non rendeva facile lo scorrere del flusso dei visitatori. Magari sarà stata una scelta dettata dalla necessità di garantire la sicurezza delle opere, ma sarebbe stato molto meglio sistemarle in una sala dotata di entrata e uscita. Nonostante ciò l’impatto con le opere è stato molto interessante anzi di più: veramente emozionante!





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