Il filo dell’eleganza

di Silvia Santori

Numero 179 - Luglio-Agosto 2017

Incanta tutti con i suoi abiti da sogno e sarà il protagonista unico della sfilata di Alta Moda che ogni anno si tiene sull’isola di Albarella, lo stilista Antonio Martino si racconta ad Albatros Magazine


Lo stilista campano Antonio Martino mette d’accordo proprio tutti: donne comuni e vip nostrane, che fanno a gara per essere vestite da lui. Noi gli abbiamo chiesto le emozioni degli esordi, qualche consiglio sull’outfit perfetto per una cerimonia e, perché no, anche qualche curiosità sulle capricciose donne dello spettacolo che si affidano al suo estro creativo.

Antonio, quando e come è nata la tua passione per la moda?

“È nata quando ero molto piccolo. Passavo ore a guardare le mie sorelle mentre imparavano a ricamare le lenzuola per il proprio corredo dalle anziane signore di Roscigno, il mio paese. Ho iniziato quasi subito a chiedere a mia madre un ago per cucire e, più la vedevo fare la maglia o l’uncinetto, più mi appassionavo ai lavori manuali e agli intrecci dei filati. Con il tempo ho capito che questa passione poteva diventare un lavoro: non c’è cosa più bella.” -taglio- A che età hai fatto la tua prima sfilata?

“A 17 anni. In realtà è nato tutto come una specie di ‘fregatura’. Avevo risposto a un annuncio sul giornale: cercavano giovani stilisti da introdurre nel mondo del lavoro. Chiamai subito: cercavo un lavoretto doposcuola per contribuire al mio mantenimento a Roma. All’epoca vivevo ospite di un’amica di famiglia e volevo aiutare i miei nelle spese. Così andai a fare il colloquio e lì mi fecero firmare un modulo di richiesta. In realtà quello era una specie di contratto. Mi richiamarono poco dopo dicendo: ‘Sei stato selezionato per fare una sfilata e presentare i tuoi abiti’. Ma c’era una condizione...

Quale?

“Dovevo vendere venti inviti al prezzo di 30 mila lire l’uno: mi prese un colpo! Ma ormai ero in ballo e feci partire la macchina organizzativa. La cosa bella fu che, all’epoca, mia sorella stava imparando a cucire da una sarta del paese, così loro, come buon augurio, mi regalarono la confezione degli abiti. Io feci il cartamodello, loro cucirono i vestiti. Ero al settimo cielo. Alla fine tanta gente non venne più vedere la sfilata e noi dovemmo pagare 600 mila lire. Però, l’aver trascorso tutto il giorno nel backstage a fare le prove, l’aver vestito delle modelle professioniste, mi avevano fatto rendere conto che, quell’energia e quella frenesia erano il mondo in cui volevo stare. Parlai subito dopo con la mia professoressa di stilismo e decisi di fare una sfilata l’anno successivo.”

Che emozione hai provato quando hai visto per la prima volta in passerella le tue creazioni?

“Sono rimasto senza parole. Mi sono detto: ‘Ma veramente l’ho creato io?’

E oggi, dopo tanti anni, ti emozioni ancora? -taglio2- “Sì, lo dico sempre ai miei studenti all’Accademia del Lusso: ‘Noi regaliamo dei sogni, dobbiamo creare per far vivere la favola alle donne che hanno bisogno di noi’. Quel bagliore che vedi negli occhi di una donna quando si specchia e ti dice: ‘Non mi sono mai sentita così bella!’, è l’emozione più forte che si possa vivere.”

Come riesci a valorizzare una donna?

“Faccio un attento studio del suo corpo, se l’abito è su misura. Se invece si parla di un vestito della mia collezione, in generale cerco di tirare fuori femminilità e praticità. Ogni mio abito deve essere una seconda pelle, non deve dare fastidio, non deve essere complicato da portare. Te lo devi sentire come se fosse parte del tuo corpo, così che tu possa muoverti liberamente.”

Qualche consiglio per un outfit da cerimonia impeccabile?

“In generale, indossare un abito lungo è sempre elegante. Scegliete il cipria: è il colore del momento. Consiglierei delle belle scollature sulla schiena, per chi se le può permettere, con delle belle décolleté in vista. Non caricherei di gioielli ma farei in modo che l’abito possa essere l’unico protagonista.”

Sei molto amato dalle donne dello spettacolo nostrano: hanno dei capricci particolari?

“Sono tutte un po’ capricciose, perché vogliono sentirsi uniche. E la mia capacità è proprio quella di farle sentire così: inimitabili creando il giusto mix tra la loro personalità e il mio stile.”

Sogni nel cassetto?

“Tanti. Il più ricorrente è quello di poter continuare a fare questo lavoro e, magari, chissà, un giorno arrivare a Parigi e conquistare il mondo.”





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