Il fiabesco

di Alfredo Salucci

Numero 186 - Marzo

Italo Calvino è considerato uno dei maggiori autori del secolo scorso; scrittore che prediligeva il racconto, con uno stile particolare dal tono fiabesco


E proprio la fiaba è una parte essenziale della scrittura di Italo Calvino, tutto il reale visto attraverso il fiabesco. Ma per Calvino la fiaba è realtà. È Calvino stesso a raccontarci la sua predilezione per le fiabe. Cresciuto con la lettura di Pinocchio continuerà a coltivare e preferire gli autori del fantastico e del meraviglioso, come Ariosto e Ovidio. L’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, Le Metamorfosi di Ovidio, sono i libri che l’hanno formato ai quali resterà sempre legato. I suoi lavori richiamano continuamente questi autori. Calvino riteneva che “ogni esperienza di vita per essere interpretata chiama certe letture e si fonde con esse. Che i libri nascano sempre da altri libri è una verità solo apparentemente in contrasto con un'altra: che i libri nascano dalla vita pratica e dai rapporti con gli uomini”. Questo ci fa capire quanto sia importante la lettura per tutti noi, in particolare, per chi vuole scrivere. -taglio- Questo passaggio di personaggi, di fatti, di pensieri, da un testo a un altro, conscio o inconscio che sia, avviene per qualsiasi autore. Pietro Boitani nel suo libro “Ri-Scritture” afferma, tra l’altro, che dopo l’Iliade tutto è riscrittura. È chiaro che non è mera imitazione. M. Bachtin afferma: “Quando si ha un influsso profondo e produttivo, non c’è una imitazione esteriore o semplice riproduzione, ma un ulteriore sviluppo creativo della parola altrui (più esattamente, semialtrui) in un nuovo contesto e in nuove condizioni”. Calvino ha fatto proprio questo con i suoi autori di riferimento: un ulteriore sviluppo creativo della parola altrui. Nel suo libro “Il sentiero dei nidi di ragno” racconta una storia partigiana attraverso gli occhi di un bambino, Pin. Quante analogie si riscontrano tra Pin e Pinocchio? Tante, a iniziare dal nome del protagonista. Pin sembra un’abbreviazione di Pinocchio. E questi due personaggi hanno tante qualità in comune: sono dei monelli che odiano la scuola, Pin sotterra la pistola in un posto fantastico noto a lui solo, Pinocchio sotterra gli zecchini d’oro nel campo dei miracoli, Pinocchio e Pin hanno problemi con le guardie, entrambi hanno un rapporto difficile con i grandi, Pin e Pinocchio sono piccoli e bisognosi d’affetto. Ma di riscontri ce ne sarebbero ancora. Il fantastico e il meraviglioso delle opere di Ariosto e Ovidio lo ritroviamo, poi, nella trilogia di Calvino “I nostri antenati” composta da: “Il visconte dimezzato”, “Il barone rampante” e “Il cavaliere inesistente”. Sempre in sintonia con il fiabesco, nel 1956 esce nella collana “I Millenni” di Einaudi una raccolta di duecento fiabe italiane con il titolo: “Fiabe italiane”. Sono fiabe italiane della tradizione popolare trascritte in italiano da Calvino, lavoro che lo -taglio2- tenne impegnato per due anni. Per Calvino la fiaba rappresenta un modo di raccontare verità spesso inenarrabili. Per questo Calvino è convinto che le fiabe sono vere, nascondono una verità, e dice: “Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto”. È proprio il meccanismo della fiaba. Anche nei racconti di “Marcovaldo ovvero le stagioni in città”, ritroviamo il fantastico, il meraviglioso e la fiaba. I nomi dei personaggi: Marcovaldo, Amadigi, lo spazzino, Astolfo, l’agente, Viligelmo, il capo, hanno un tipico sapore ariostesco. Questi racconti narrano la vita nelle città moderne del dopo guerra. Inizia il benessere sì, ma un benessere inquinato dagli scarichi delle fabbriche, dalle logiche di mercato, da un lavoro sempre più automatizzato, dalla follia del denaro come bene più prezioso. Calvino pubblicherà altri libri tutti di grande valore sociale e letterario, fino ai racconti di “Palomar”, pubblicato nel 1983. Il signor Palomar è un personaggio che per certi aspetti ricorda Marcovaldo, tanti sono i rinvii, ma non nasce dalle sue spoglie. E. Ajello in “Arcipelaghi” scrive: “I due personaggi non nascono dalle spoglie l’uno dell’altro, né l’uno sembra succedaneo dell’altro, né appaiono somiglianti talmente sono le differenze. Eppure, qui e là affiora qualche rinvio, qualche attinenza o comportamento, alcune sfumature sembrano accumunarli”. In Palomar è stato intravisto lo stesso Calvino alla ricerca, come il suo personaggio, della conoscenza e della saggezza. Così Calvino riassume la vicenda di Palomar: “Un uomo si mette in marcia per raggiungere, passo a passo, la saggezza. Non è ancora arrivato”.





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