I nostri soldi sono al sicuro?

di Antonio Solimeno

Numero 176 - Aprile 2017

“Il 55% del risparmio degli Italiani è investito in strumenti rischiosi, molto rischiosi, rispetto a 25-30 anni fa, quando i risparmi delle famiglie Italiane erano investiti in strumenti finanziari semplici, come depositi o titoli pubblici”, ha così tuonato il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, nel suo intervento a un convegno sulla tutela del risparmio a Milano...


Visco ha poi sottolineato che “Il risparmio va tutelato alla fonte — quando viene investito, affinché non ci siano truffe — ma anche attraverso un intervento su di noi. Se ti danno il 3% di rendimento va bene ma se ti danno il 10% devi sapere ed essere consapevole che stai correndo un rischio e che potresti perdere tutto”. Sembra di esser ritornati indietro nel tempo, quando all’inizio del 2016 si parlava di bail-in, del fallimento delle 4 Banche Italiane (Etruria, Marche, Ferrara, Chieti) e di Educazione Finanziaria per salvaguardare i risparmiatori. A distanza di un anno la musica non sembra esser cambiata, e a tenere banco nel nostro Paese sono sempre le vicende legate al settore bancario, Mps e le Banche Venete, il nuovo decreto legge “salva banche”, ma soprattutto 4.000 miliardi di risparmi delle famiglie Italiane investiti in strumenti ad alto rischio, ed ovviamente i dubbi riguardanti l’Educazione Finanziaria Italiana che però rispetto allo scorso anno ha finalmente sanato il vulnus normativo di essere l'unico Paese senza nessuna regolamentazione in materia con il cosiddetto "Decreto salva-risparmio" per far fronte all'emergenza culturale dell'analfabetismo finanziario di cui siamo profondamente affetti.-taglio- Ma perché bisogna puntare sull’Educazione Finanziaria? Perché è un requisito fondamentale della democrazia moderna, e secondo tutti i sondaggi il livello di cultura finanziaria degli italiani è tra i più bassi riscontrati nelle economie avanzate per adulti e studenti; addirittura secondo un report OCSE siamo penultimi, davanti solamente alla Colombia. I vari sondaggi sono inconfutabili e ce ne accorgiamo sempre con il senno di poi, dopo l’ennesimo fallimento o crack finanziario, quando qualcuno con il dito alzato ricorda che i risparmiatori non sarebbero stati danneggiati se avessero una migliore preparazione. È dunque palese che “Il concetto stesso di risparmio è cambiato nel tempo” come ha sottolineato lo stesso Visco dove le regole della finanza e dell’Economia sono state completamente stravolte da continue crisi, paragonabili a mareggiate al punto da disorientare quotidianamente lo stato d’animo del risparmiatore il quale vacilla dinanzi a certezze che sino a poco tempo fa erano granitiche, come l’investimento in titoli di Stato, la forza dell’euro o il continuo cambiamento di confine tra gli strumenti più rischiosi e quelli più tranquilli. Nel mezzo di tanta incertezza ed instabilità, l’Educazione Finanziaria vuole proprio essere la bussola in questo mare di diffuso smarrimento in modo da poter essere da supporto quando i risparmiatori si troveranno far delle scelte non sempre semplici su come impiegare i propri risparmi. Ma la sola Educazione Finanziaria basta? L’obiettivo è quello di avere dei consumatori “finanziariamente istruiti”, in possesso di certi tipi di conoscenze e competenze per prendere poi delle decisioni finanziarie ponderate in modo tale che i loro investimenti diventino poi remunerativi. Di fronte però a un fenomeno complesso come una crisi globale in atto, non si tratta soltanto di conoscere rischi e rendimenti di strumenti finanziari. Sarebbe altrettanto importante interessarsi al funzionamento della mente, cioè a quello -taglio2- strano strumento che ci influenza ogni qualvolta siamo chiamati a prendere decisioni importanti sui nostri risparmi, spesso sotto stress, e cercare di capire se facciamo bene o male a comportarci così. Sembrerebbe un compito facile. Basterebbe guardare dentro di noi per capire come ragioniamo: e fuori di noi per accorgersi delle conseguenze delle nostre azioni? Purtroppo le cose non sono così semplici, questo di solito è il mestiere degli psicologi. Ecco spiegato il perché delle volte il peggior nemico dei risparmiatori alberga proprio in se stesso, che con le loro difficoltà a livello emotivo spesso con i loro comportamenti avventati combinano più danni del famigerato “giocatore da casinò”. L’uomo è infatti un animale razionale, ma soltanto sulla carta. Quando in ballo ci sono propri risparmi, mantenere i nervi saldi non è semplice e il rischio di finire traditi dalle proprie emozioni è elevato, a maggior ragione se non si hanno le giuste nozioni in un ambito che come dicevamo diventa via via sempre più complesso. Affidarsi a esperti che guidino può essere d’aiuto? Non sarebbe sensato affrontare gli aspetti economici della nostra esistenza nello stesso modo con cui ci comportiamo nei confronti di quelli sanitari? Ci affidiamo a medici, sperando che siano bravi a curarci. Non pretendiamo di essere personalmente capaci di spiegare il corpo umano, le disfunzioni, né di essere in grado di individuare le terapie giuste. Per essere dunque efficace bisogna iniziare dal personale, deve partire da ognuno di noi, così come diceva il Governatore Visco, e deve servire a riconoscere i propri limiti emotivi, le proprie aree di bisogno, a determinare i propri obiettivi finanziari, e a selezionare un consulente finanziario certificato che faccia i nostri interessi, proprio come facciamo quando scegliamo un medico altrimenti prossimamente il clamore mediatico si sposterà sull’ennesimo caso di “risparmio tradito” con 4.000 miliardi dei risparmi delle famiglie italiane distrutti.





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