FRANCESCA INAUDI

Bon ton e cinema

di Laura Fiore

Numero 179 - Luglio-Agosto 2017


Una delle attrici che il resto del mondo ci invidia, eclettica e molto impegnata ci ha raccontato qualcosa di più sul suo modo di vivere e sui suoi progetti futuri


Quando appare sul grande – e piccolo – schermo, è una di quelle attrici che riesce a ipnotizzarti. Il suo modo di recitare è espressivo, ma mai esagerato; la sua voce a quel “non so che” che ricorda molto le attrici francesi d’altri tempi; e la sua bellezza è davvero non convenzionale ma tangibile. Francesca Inaudi è nata per fare l’attrice e nonostante una carriera molto avviata, resta sempre umile e pronta a rimboccarsi le maniche per studiare e migliorarsi giorno dopo giorno. Facendo un passo indietro nel tempo: nel 1999 si diploma alla scuola del Piccolo Teatro di Milano, diretta da Giorgio Strehler e poi da Luca Ronconi. Dopo alcuni anni di teatro, lavorando con registi come Elio De Capitani e Massimo Castri, nel 2004 debutta nel cinema con “Dopo mezzanotte”, per la regia di Davide Ferrario, e nel 2005 è protagonista del film “L'uomo perfetto” di Luca Lucini. Francesca Inaudi recita anche ne “La bestia nel cuore”, film di Cristina Comencini candidato all'Oscar, e in “N (Io e Napoleone)” di Paolo Virzì. Si è fatta conoscere dal grande pubblico grazie alla sua partecipazione alla serie televisiva di Canale 5 “Distretto di Polizia”, interpretando il ruolo dell'ispettore Irene Valli. Tra il 2008 e il 2011, la Inaudi, appare su Rai Uno nella serie televisiva “Tutti pazzi per amore”, dove interpreta il ruolo di Maya. Nel 2009 torna sul grande schermo con quattro film: “Io, Don Giovanni”, “Questione di cuore”, “Generazione 1000 euro” e” Il richiamo”. Ed attualmente è impegnata alla lavorazione di un nuovo film, che vedremo nelle sale solo il prossimo inverno.

Sei da sempre stata una donna responsabile e molto attiva nel sociale. Di fatto sostieni tante associazioni e partecipi fattivamente a numerose iniziative...

“Beh... se potessi ne sosterrei ancora di più, mi servirebbe il dono dell’ubiquità! In ogni caso è una cosa che faccio con grande naturalezza e soprattutto piacere, perché nel mio piccolo mi gratifica molto. Spero di riuscire a continuare con questa costanza nel corso del tempo..." -taglio- Qualcuno ti ha descritto come una donna d’altri tempi, dotata di un’innata eleganza...

“Sono grata alla natura perché, effettivamente, mi ha donato una particolare grazia valorizza la mia semplicità. Una donna può anche non essere bellissima, ma se ha femminilità e discrezione nel porgersi acquista il doppio dei punti e, parlo per esperienza, viene maggiormente apprezzata dai suoi interlocutori.”

Secondo te, piacersi è indispensabile per piacere?

“Non indispensabile, ma quasi. Se una persona non è a posto con se stessa, può avere addosso il più bel vestito del mondo e può anche essere oggettivamente bellissima, ma non apparirà tale. Anche le donne molto affascinanti, a volte, si sentono brutte e poco attraenti. Fortunatamente non è il mio caso, anche perché non riesco ad immaginarmi diversamente (ride, ndr)...”

Hai lavorato con svariati comici italiani: com’è andata e cosa invece non è “andato”?

“Alcuni ruoli non mi hanno convinto, come in ‘Femmine contro maschi’, perché anch’io amo i Beatles e le figurine e non per questo credo di essere immatura. A parte quell’esperienza con Ficarra e Picone ho lavorato con Enrico Brignano e Antonio Albanese e mi sono resa conto di quanto sia difficile lavorare con i comici. Innanzitutto hanno un ego gigantesco e un’ansia da prestazione per la risata. Cercano sempre di farti ridere a tutti i costi e se non ci riescono vanno in panico. Poi devi stare attenta a non farti schiacciare, va bene essere un appoggio, ma trovando un equilibrio.”

Hai lavorato a teatro, al cinema e anche in tv: in generale, come ti approcci alla recitazione?

“Mi considero un’attrice anomala, odio provare mille volte; infatti mi dicono spesso che oltre il terzo ciak le performance calano di molto. Prima di arrivare sul set penso e ripenso alla parte, cerco di calarmi nella pelle del personaggio che devo interpretare per poi lasciarmi andare sul set. A scuola di recitazione mi hanno insegnato a non giudicare il mio personaggio. Se non credo io in ‘lei’ come potrà farlo il pubblico che mi guarda? D’altronde esistono ruoli che ti fanno sentire a disagio. A me è successo più di una volta, come ad esempio in ‘Matrimoni e altri disastri’: il carattere del mio personaggio era totalmente opposto al mio, è stato complicato riuscire ad avere la giusta credibilità. È pur vero, che sono pochi i ruoli che sembrano essere stati cuciti addosso alla tua persona, ma la bravura dell’attore sta proprio in questa sfumatura: far suo il personaggio sempre e comunque.” -taglio2- Sei sempre stata così motivata anche durante l’adolescenza?

“Assolutamente si! Ho sempre avuto moltissima immaginazione, adoravo sognare ad occhi aperti – e mi capita talvolta ancora oggi - ma poi ho imparato a fare la differenza tra quelle che sono le tue proiezioni e la realtà... quest’ultima è sempre diversa, sempre più sorprendente e non sempre peggiore, anzi a volte migliore di quello che si possa immaginare!”

Ti piace lavorare più per il cinema o per il teatro?

“Non saprei, sono molto diversi tra loro e l’approccio è totalmente differente. Sicuramente la dimensione cinematografica personalmente è quella ideale perché mi permette di esprimermi nel migliore dei modi, grazie soprattutto ai tempi, più dilatati.”

Quando, quindi, ti rivedremo sul grande schermo?

“Ora sono impegnata sul set di un film che uscirà in inverno, ahimè non posso ancora svelare nulla! Per il futuro ho già qualche proposta, ma sono una persona molto riflessiva e quindi prima di fare una scelta devo pensarci su almeno dieci volte.”

Grazie Francesca...

“Grazie a voi!”

“Prima di arrivare sul set penso e ripenso alla parte, cerco di calarmi nella pelle del personaggio che devo interpretare e poi lasciarmi andare”


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