Dulce Maria Cardoso

di Maresa Galli

Numero 181 - Ottobre 2017

Dulce Maria Cardoso (Tràs-os-Montes e Alto Douro, 1964) è una scrittrice portoghese amata dal pubblico che ritrova in lei, pur nella diversità della scrittura e dell’approccio alle storie, tracce dello stile di Josè Saramago.


Cresce in Angola, a Luanda, all’epoca colonia portoghese e torna in Portogallo nel ‘75, nel periodo della guerra civile angolana. Avvocato, si dedica con passione alla scrittura. Il suo primo romanzo, “Campo di Sangue”, stato pubblicato nel 2001 e premiato, racconta le diverse verità di quattro donne coinvolte nella storia di un assassino che tutte conoscevano. Nel 2005 pubblica il secondo romanzo, “Le mie condoglianze”, incentrato sulla vita di Violeta, vittima dell’indifferenza del prossimo. -taglio- Riceve il Premio dell’Unione europea per la Letteratura nel 2009, anno della pubblicazione del nuovo romanzo “Il compleanno”. In esso racconta i mascheramenti, le ipocrisie che si nascondo dietro amori inconfessabili. La fama internazionale giunge con “Il Ritorno”, pubblicato nel 2011 e tradotto in varie lingue. Romanzo di formazione, legge la storia attraverso la vita del quindicenne Rui che vive sulla propria pelle i cambiamenti radicali del ’75, anno della Rivoluzione dei Garofani e della fine della dittatura di Salazar. Per dieci anni Cardoso tratta anche il tema dei “retornados”, i portoghesi che, dopo la decolonizzazione, complesso fenomeno che ha interessato anche altri paesi, sono stati costretti a tornare in madrepatria, non sempre ben accolti. “Ho scritto degli ultimi 40 anni della storia del mio Paese guardandoli non dal punto di vista dei vincitori, ma da quello dei vinti”, spiega la scrittrice parlando di uno dei suoi romanzi più conosciuti, “Le mie condoglianze”. -taglio2- L’ultima opera, di quest’anno, si intitola “Sono tutte storie d’amore”, racconti di amori mancati, di passioni e, infine, di solitudini. “Se mi chiedessero di scegliere una parola per descrivere il XXI secolo – afferma l’autrice – sceglierei solitudine. Siamo sempre più soli, nonostante esistano sempre più modi di comunicare con gli altri. Siamo più soli perché assumiamo modelli di vita disumani. Siamo diventati troppo cinici, perciò quando parliamo d’amore fingiamo che sia una cosa piccola, di cui quasi ci si deve vergognare, mentre secondo me è la cosa più importante”. L’arte e la letteratura, che aiutano a comprendere meglio la realtà, sono utili per la memoria collettiva, secondo la scrittrice che ama Pessoa e Coetzee e che ancora fa i conti, da “retornada”, con i ricordi di un’infanzia felice in Angola dove oggi non tornerebbe più per il suo governo, per le ingiustizie, per la gente che muore ancora di fame.





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