Castrogiovanni, il gigante buono

di Gennaro Santarpia

Albatros 182 - Novembre 2017

È stato la bandiera della Nazionale italiana di rugby, durante la sua carriera ha vinto tanto togliendosi parecchi sassolini dalle scarpe. Oggi lo ritroviamo in tv più in forma che mai...


Martin Castrogiovanni, classe 1981, campione della nazionale italiana di rugby, centoventi chili di muscoli impiegati sul campo nel ruolo di pilone durante una carriera lunga più di vent’anni. Insieme a Sergio Parisse, Castrogiovanni è stato il terzo giocatore a raggiungere le cento presenze nella Nazionale italiana, preceduto solo da Alessandro Troncon e Andrea Lo Cicero. Una personalità fuori dagli schemi e sempre molto passionale sia in campo che nella vita di tutti i giorni. Oltre ad ammirare le sue grandi doti tecniche, il grande pubblico ha avuto la possibilità di conoscere il lato più divertente di Martin Castrogiovanni. Quest’ultimo, infatti, dopo essersi ritirato dal mondo dello sport ha partecipato a vari programmi televisivi, fino ad arrivare alla conduzione del programma “Tu si que vales” dove ha divertito grandi e piccini con la sua simpatia. Noi di Albatros l’abbiamo incontrato per farci raccontare la sua “nuova vita”.-taglio-

Partiamo subito dal rugby, il tuo ruolo è stato quello del pilone: spiegaci meglio che cosa fa e che particolari doti deve possedere

“Forse la caratteristica principale è che devi essere, in un certo senso, predisposto al sacrificio ed al duro lavoro di una mischia. Il Pilone è un po’ quell’atleta che fa il ‘gioco sporco’, che rinuncia ai riflettori. Quest’ultimi, solitamente, vengono puntati su chi segna tante mete. Il pilone è il primo giocatore che getta il cuore oltre l’ostacolo per il bene della squadra, ma il bello è che ‘sei pilone’ sempre, anche fuori dal campo. Così come in gioco rappresenti il cuore della mischia, un perno fondamentale sul quale fanno affidamento altri sette compagni, anche nella vita di tutti i giorni attorno a te ruoterà sempre tanta gente. Perché sei il ‘compagnone’ della comitiva.”

Nel corso della tua carriera, sia con la tua squadra sia con la nazionale italiana, hai avuto la possibilità di partecipare a manifestazioni sportive davvero importanti. Qual è quella cui ti piaceva maggiormente giocare?

“Assolutamente i Mondiali! Sono una competizione a parte. Ogni partita di un mondiale ha una sua storia ed un suo tipo di preparazione. Ho sempre sentito molto questa competizione, soprattutto da quando il rugby è diventato uno sport più seguito. Le persone che fanno il tifo per te si aspettano che tu dia sempre il massimo ad ogni azione e saper gestire le emozioni è fondamentale.”

E tu come le gestivi?

“Eh, male! – ride – scherzi a parte è un vero e proprio-taglio2- ‘lavoro’ da fare su se stessi. Ho un carattere molto forte e soprattutto molto istintivo, per intenderci: spesso mi parte la ‘brocca’ ed in un contesto sportivo non è questo il comportamento adatto, perché uno sportivo è colui che da l’esempio ai più giovani, un modello da seguire. Col tempo, sono riuscito a calmarmi senza perdere quella grinta costante che ha sempre caratterizzato il mio gioco."

Passiamo, invece, alla televisione: sei stato co-conduttore della trasmissione di Canale 5 “Tu si que vales”. Mai avremmo pensato di vederti sul piccolo schermo nei panni di intrattenitore...

“Beh, credo che questo sia un pensiero comune! Neanche io me l’aspettavo. ‘Tu si que vales’ è stata un’esperienza molto divertente e che rifarei senza pensarci due volte. Con questo certamente non aspiro a ritagliarmi il mio spazio in tv, questo programma è stato parte di una parentesi che si è aperta e chiusa. In ogni caso, mi sono meravigliato di me stesso e della mia ‘disinvoltura’ dopo qualche puntata. Nel mondo del rugby le critiche non sono mancate, ma a me non interessa affatto…”

Com’è cambiata la tua routine quotidiana da quando non giochi più a rugby?

“È decisamente più tranquilla. Devo ammettere che, però, ci sono i pro e contro di questa ‘nuova vita’. Per 20 anni ho sempre giocato e vissuto come uno sportivo: allenamenti, palestra, squadre diverse, nazionale, etc, etc… adesso ci sono momenti in cui mi annoio! Infatti, la partitella di rugby ogni tanto me la faccio molto volentieri.”





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