CAPAREZZA

Senza etichetta

di Laura Fiore

Numero 181 - ottobre 2017


Rapper, artista, attore, politico, definitelo come volete tanto a lui non importa, o meglio, sa perfettamente quali sono i suoi obiettivi continuando sempre dritto per la sua strada


Ne è passato di tempo dal ritornello/tormentone “Sono fuori dal tunnel…la…la…la”, ma Caparezza non è cambiato di una virgola. Il ragazzo pugliese appassionato di musica, ha continuato per tutti questi anni a scrivere della sua realtà non facendola passare liscia a nessuno. Le sue rime, però, sono talmente ben pensate ed articolate che anche il suo più acerrimo nemico quando le ascolta si lascia trasportare da una risata. È proprio questo il segreto del successo di Caparezza, un artista impegnato che, però, denuncia la società con sarcasmo ed ironia. Certo, il suo percorso non è stato proprio rose e fiori, anche perché in tanti si sono scagliati contro di lui ed il suo modo di far musica, ma la sua filosofia di vita molto “zen” gli ha permesso di non dar retta a tutte le parole – poco carine – dette da chissà chi, e così Caparezza è andato diritto come un treno. Inoltre, i suo concerti sono sempre sold-out ed attirano una varietà di pubblico incredibile, ed è proprio questo uno dei suoi motivi di orgoglio. Per Caparezza, infatti, la musica deve unire e non dividere in “fazioni”. Al termine del suo tour estivo, è uscito il suo nuovo lavoro discografico “Prisoner 709”, un album che si ascolta tutto d’un fiato, come se si entrasse in un loop di note. A curare il mix dei brani ritroviamo nuovamente stato Chris Lord-Alge che, come lo stesso Caparezza ha dichiarato, è riuscito ad entrare nella “Caparezza mentality” migliorando ogni singola traccia alla perfezione. Presto, ovviamente, riprenderà il tour, perché i Capa nazionale ama esibirsi dal vivo e far divertire il pubblico. Affrettatevi, quindi, a trovare la data più vicina alla vostra città, perché qui si fa sul serio!

Partiamo subito dalle tue esibizioni live, che riscuotono sempre un successo incredibile e possono definirsi dei veri e propri show...

“Ed è giusto considerarli tali. Ogni esibizione prevede due particolari fasi artistiche: una durante la quale si raccolgono delle idee e l'altra è quella dell'esecuzione. Devo ammettere che il periodo che mi piace di più è il primo, quindi la cosa che mi manca di più è la parte creativa, soprattutto durante i concerti. Così mi ingegno per farmi piacere anche il momento di riproduzione. Mi diverto e diverto il pubblico, perché non c'è più differenza tra me e loro. E recito come a teatro. Voglio trasmettere delle emozioni, sempre.”

A proposito della recitazione, hai mai pensato di fare l’attore?

“No, non lascerei la musica, ma mi è capitato spesso di essere chiamato per ruoli, anche principali, in alcuni film. Ahimè ho sempre rifiutato l’offerta, recitare è una passione che ‘pratico’ per me stesso quindi non sento la necessità di indossare i panni di un vero e proprio attore. Una cosa, però, mi piacerebbe: scrivere una sceneggiatura.”

Collabori spessi con altri artisti, a cosa si deve questa scelta? -taglio- “Da premettere che tutte le collaborazioni che ho fatto dagli inizi della mia carriera musicale fino ad oggi sono state fatte in maniera amichevole, nel senso che non ho mai chiesto nessun compenso. Anche perché non mi interessa chi c’è dall’altra parte, se la tua arte mi interessa puoi essere anche il cantautore più sconosciuto del mondo, ma ti chiedo una collaborazione. È pur vero che, al contrario, ci sono collaborazioni più complesse dove la responsabilità è maggiore, come ad esempio quella con Il teatro degli orrori, di cui sono grande fan oppure come i 99 posse che hanno dato una svolta incredibile alla musica nel nostro Paese.”

Hai un modo particolare di vedere la musica...

“Purtroppo si, resto sempre un pesce fuor d’acqua. La musica, per me, dovrebbe essere collaborazione e non competizione spietata. A volte sono gli stessi fan a incentivare questi conflitti tra artisti, della serie ‘Se ti piace questo non ti può piacere qualcosa d'altro’ ma questo non è un modo giusto di vedere le cose. Non ha senso doversi etichettare per forza, posso ascoltare Mozart ed i Led Zeppelin contemporaneamente, che problema c’è?”

A proposito di etichette, lei è stato definito “il rapper non riconosciuto dai rapper”...

“Mah, si. È normale che ci sono alcuni rapper che non mi stimano, questo è un dato di fatto. Allo stesso tempo, ci sono anche altri artisti che proprio non mi possono vedere, ma a me sai quanto me ne importa? La risposta credo sia scontata! Il fatto è che durante il mio percorso, non mi sono mai fatto influenzare da nessuno, nemmeno dall'aspettativa dei fan, figuriamoci dai colleghi. E se non vengo considerato un rapper, continuo tranquillamente per la mia strada, come vedi sono ancora qui!”

È da poco uscito il tuo ultimo album “Prisoner 709”...

“Si, sono davvero molto soddisfatto del risultato finale. Ancora una volta a curare i mix è stato Chris Lord-Alge, un professionista incredibile con il quale, ormai, ho trovato una sintonia professionale ed un equilibrio perfetti. Entrambi riusciamo a capire cosa vuole l’altro ed il gioco è fatto.”

Anche in questo nuovo lavoro discografico sono presenti rime taglienti che non la mandato certo a dire...

“Eh, che vuoi che ti dica, è una cosa totalmente naturale e decisamente poco studiata a tavolino. Se fosse diversamente non sarei Caparezza. Io mi limito semplicemente a scrivere di quello che mi circonda, se le cose vanno male purtroppo non ci resta che farne una sarcastica denuncia.”

Hai mai pensato di darti alla politica?

“Assolutamente no! Io faccio musica, ed anche se nelle mie rime si capisce la mia visione delle cose, resto comunque un musicista.”

E di partecipare come giudice di un talent?

“Ancora una volta no! Non condanno assolutamente questo mondo; i talent fanno parte della nostra realtà e io non ho niente contro chi decide di parteciparvi, che sia come artista o come giudice. È qualcosa, però, che non mi appartiene, perché secondo me, la musica è espressione: e se ti esprimi attraverso la musica, non ci può essere un giudice a decretare dove e come farlo, lo sai tu e basta!”

“Durante il mio percorso, non mi sono mai fatto influenzare da nessuno, nemmeno dall'aspettativa dei fan, figuriamoci dai colleghi. E se non vengo considerato un rapper, continuo tranquillamente per la mia strada, come vedi sono ancora qui!”


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