Autori: mito e realtà

di Alfredo Salucci

Ricordo che durante la frequentazione del liceo, fino ad alcuni anni dopo, di avere avuto l’idea che gli autori incontrati durante il percorso scolastico fossero figure irreali...


Ricordo che durante la frequentazione del liceo, fino ad alcuni anni dopo, di avere avuto l’idea che gli autori incontrati durante il percorso scolastico fossero figure irreali. In sostanza, ero incapace di rappresentarli fisicamente, come soggetti capaci di vivere una normale quotidianità. Per me, erano personaggi intenti solo a pensare alle loro poesie, ai loro romanzi o al loro filosofare. Per esempio, di Ariosto, autore dell’Orlando furioso, non ho mai saputo, in quegli anni di scuola, che fosse amico della duchessa di Ferrara, la famosa Lucrezia Borgia. Leopardi, poi, mi era sempre stato presentato come un essere infelice, capace solo di maledire la natura matrigna che lo aveva plasmato veramente male. Per non parlare di Dante, uno, per certi aspetti, apparentemente senza interessi spiccioli, e disinteressato, chissà perché, del suo ambiente familiare, non ha mai scritto della sua famiglia. Perché tanti autori li ho immaginati, più vicino al mito che alla realtà? Forse, la mia scuola non era ancora interessata all’uomo nel suo insieme? O non aveva contezza che l’uomo non si può dividere in due o più parti e prendere quella che si vuole, non necessariamente la migliore. Così, di tanti che hanno reso importante la nostra letteratura, conosciamo solo una parte della loro storia, quella che i critici hanno ritenuto valesse la pena ricordare. -taglio- Chi immagina Giacomo Leopardi mentre lecca con gusto un sorbetto in via Toledo, a Napoli, o si rimpinza di cioccolata, fino a farsi venire un mal di pancia, o si caccia per le stradine napoletane alla ricerca di qualcos’altro? Eppure Leopardi per queste cose andava pazzo, e qualche mal di pancia l’ha avuto davvero. Che male c’è a rendere un alieno più umano, più comprensibile ai comuni mortali. Leopardi non era semplicemente una persona triste, gli piaceva vivere, e l’unico rammarico era di non poterlo fare appieno. Pensate che molti autori perderebbero valore, sapendo qualcosa di più sul loro vissuto? Forse, li apprezzeremmo di più. Comunicare, almeno quello che si conosce, eviterebbe di santificare personaggi che non lo sono o di lasciarne all’inferno altri che altrettanto non lo meritano. Purtroppo, questa cattiva abitudine, appresa sui banchi di scuola, continuiamo a coltivarla con perizia, anche nelle cose più comuni che facciamo. Per noi è normale dire tutto il bene possibile del “vip” di turno, anche quando sappiamo che ha gli armadi pieni di scheletri. -taglio2- Il peggio, poi, è quando certe personalità recenti o del passato diventano, loro malgrado, punti di riferimento o esempi da imitare. Così, abbiamo il padre Dante, il buon Zuanì, Pascoli, il saggio Seneca. Ancora oggi, di certi personaggi non se ne può dire che bene, guai affermare il contrario, si finirebbe immediatamente schiacciati da improperi, non mancherebbe, poi, qualcuno pronto a darti dell’asino. Se affermassi che Platone era aristocratico, razzista, favorevole alla selezione della specie, schiavista, misogino e presuntuoso, per le sue idee sulla gestione della cosa pubblica da affidare solo ai filosofi, molti non sarebbero d’accordo. Però, è vero che nel tentativo di dimostrare le qualità dei filosofi nel governare uno stato quasi ci lasciava la pelle. E sempre lui fu l’assente ingiustificato all’ultima lezione del maestro, Socrate, prima che bevesse la cicuta. Ma Platone resta un grande, come tanti altri autori, anche per me. In fondo, loro non hanno nessuna colpa per come ci sono stati ricordati o rappresentati.





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