Arresto e tiro

di Paolo Carotenuto

Numero 184 - Gennaio 2018

È lei la grande speranza della pallacanestro femminile italiana: Cecilia Zandalasini continua a vincere e a dimostrare che sul parquet è lei che comanda


La palla a spicchi è il suo più grande amore: Cecilia Zandalasini, classe 1996, è la nuova stella del basket femminile italiano. A soli 21, Cecilia, ha già vinto il suo primo titolo nel Campionato di Basket americano, la WNBA, con i Minnesota Lynx che vincono la Serie contro le Los Angeles Sparks per 3-2. È la più giovane cestista italiana a passare oltreoceano, la settima in ordine cronologico di arrivo e la seconda a vincere il titolo in America. Un portfolio niente male per questa ragazza, che dalla piccola città di Broni, è riuscita a conquistare il cuore di tutti gli appassionati di pallacanestro italiani e non solo. La sua carriera inizia molto presto, infatti a partire dai 13 anni ottiene la vittoria al campionato nazionale Under-15 élite nel 2011, in quello Under-17 élite nel 2012 e il secondo posto nella stessa categoria nel 2013 con la maglia del Geas Sesto San Giovanni. Appena diciottenne, durante il Campionato europeo femminile di pallacanestro Under-20 a Matosinhos viene nominata MVP della manifestazione trascinando le Azzurre in finale contro la Spagna, dove conquistano la medaglia d'argento. Cecilia Zandalasini ne ha di talento, e continua a dimostrarlo un tiro dopo l’altro bruciando la retina.

Partiamo subito dalla base: cosa rappresenta per te il basket?

“Per me il basket è tutto. Fin da quando ero bambina, ho sempre amato questo sport. Ho poi coltivato questa passione grazie a mio padre e mio fratello Andrea. Ovviamente, come tutte le cose che ci piacciono richiedono grandi sacrifici; infatti spesso ho dovuto togliere tempo ad altre attività per la pallacanestro, e non me ne sono mai pentita un secondo. Il basket rappresenta la libertà, è ciò che mi rende fiera di me stessa.” -taglio- In Italia, solo nell’ultimo decennio il basket femminile è diventato una realtà consistente. Quando hai iniziato, ti sei ritrovata ad allenarti con i maschi: cosa ricordi di quel periodo?

“Eh, nella mia città non c’erano tante bambine che, come me, volevano giocare a basket. Per questo, ho dovuto per forza confrontarmi con i maschi nei miei primi anni di minibasket e giovanili. Non è stato sempre semplicissimo, le differenze fisiche ahimè non si possono nascondere. Però quando oggi in tanti mi dicono che gioco ‘come un maschio’, ripenso a quegli anni e capisco che mi hanno decisamente aiutato. Parlo dell’equilibrio, della tecnica, e dei fondamentali.”

Hai dichiarato che tra i tuoi idoli c’è Kobe Bryant, ora che il cestista ha appeso le scarpette al chiodo chi esprime, a tuo parere, il gioco migliore?

“Nessuno! Kobe è Kobe! Dai, scherzi a parte, i miei preferiti da guardare sono Kyrie Irving e Damian Lillard: è pazzesco vedere cosa riescono a fare con la palla a velocità spaziali. Poi LeBron, Curry, Duran, ma quella di Bryant è stata pallacanestro di un altro pianeta.”

Oltre al basket, c’è qualche altro sport che ti piace?

“Mah, non c’è un altro sport che seguo particolarmente. Guardo molto basket, maschile e femminile, quando ho tempo, però, mi piace seguire le gare dei grandi atleti come Federer, la Pellegrini, Bebe Vio...”

Essere un atleta professionista richiede un impegno costante. Come ti piace trascorrere il tempo libero?

“Credo quello che fanno tutte le mie coetanee: mi piace ascoltare musica, uscire con le amiche, fare shopping e andare al cinema. Devo ammettere, però, che in generale mi circondo di poche persone, solo quelle di cui so che posso fidarmi ciecamente!”

Invece, cambiando discorso, che rapporto hai con i social?

“Sono molto attiva sui social! Questi mi permettono di essere sempre in contatto con tante persone, soprattutto perché viaggio molto e risulta più semplice sentirsi con i miei cari.”

Ti è capitato di imbatterti negli Haters?

“Eccome! Ma non mi faccio però influenzare da quello che leggo in giro, le opinioni delle persone importanti non le -taglio2- cerco sui social. So di non poter piacere a tutti, ma chissene...”

Dopo aver giocato negli Stati Uniti, sei ritornata in Italia. Cosa ti manca di quel periodo?

“Eh, non è facile racchiudere tutto in due parole. Diciamo che gli Stati Uniti sono una realtà incredibile, dove tutto è possibile. Lì, ho visitato città fantastiche, ed ho provato delle sensazioni incredibili. Non posso dire una sola cosa che mi manca, lì è stato il realizzarsi di uno degli obiettivi della mia vita. Ovviamente ci sono stati anche i contro, ma non hanno importanza, perché è la vita ed esser fatta proprio così!”

A proposito di “sensazioni incredibili”, in America hai vinto l’anello WMBA...

“Definire precisamente cos’ho provato non è semplice, è stata una gioia fortissima. Sicuramente non l’ho percepito come una fine, ma un inizio. Ho 21 anni, se mi considerassi alla fine di un percorso sarei fuori strada. Voglio crescere come giocatrice, e riuscire a dare un contributo importante in tutte le competizioni, sia in Europa che in USA.”

Il tuo numero di maglia è il 9, ha un significato particolare?

“È il numero che ho in Nazionale, il legame forte nasce lì. Era libero anche alle Lynx, e l’ho chiesto al volo. Al Famila Schio, invece, ho il 15.”

Che differenza c’è tra la WNBA ed il Campionato italiano?

“Il livello fisico è il quadruplo più alto. Gioco rapido, possessi veloci. Tutto molto istintivo. Inoltre, come ho detto prima, è un mondo assurdo, hai tutto quello che ti serve per dare il meglio. L’organizzazione è super“

Con la Nazionale vi siete qualificate per gli Europei del 2019, quali saranno i vostri obiettivi?

“Ovviamente vincere! – ride – a parte questo, lavoreremo per affrontare gli europei a testa alta. Io e le mie compagne di squadra abbiamo sete di vittoria e questo gruppo sembra essere partito col piede giusto. Speriamo bene...”

Con quale giocatrice giocheresti un uno contro uno?

"Con Candace Parker, grande giocatrice, ha vinto tutto, un giorno vorrei essere come lei!”





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