ANNA MARIA BARBERA

Con occhi diversi...

di Laura Fiore

Numero 185 - Febbraio 2018


La famosa attrice racconta ad Albatros tutti i segreti del suo nuovo spettacolo teatrale, che si preannuncia un successo: Sconsy è tornata


In tv l’abbiamo amata e abbiamo riso tanto, ma proprio tanto, alle sue battute sempre geniali e cariche di quella satira che al giorno d’oggi è difficile trovare. Questa è Anna Maria Barbera, un’interprete che riesce ad essere autentica e che stavolta è tornata con un nuovo spettacolo teatrale “Ma voi…come stai?!”.

La ritroviamo a teatro con lo spettacolo “Ma Voi... Come stai?”, definito un'attenzione allo spirito con spirito. Ci spieghi meglio...

“Nel ‘Ma Voi...Come Stai?!’ del titolo si compone la volontà seria di dare ascolto e valore a quanto investe il nostro animo nel confronto quotidiano con le richieste della realtà (spesso trascurati se non dall'Industria che riserva ai sempre più raffinati messaggi pubblicitari tutta l'attenzione a quel sentimento della Vita che avvertiamo in noi sconosciuto, ritenuto quasi un vagheggiamento letterario non necessario al prototipo umano che propone l'era tecnologica) con l'ala soave di Sconsy e la sua provvida ironia risorsa dissidente, che sgrammatizza e sdrammatizza.”-taglio-

Ha dichiarato di sentire la necessità di restituire valore all’incontro umano. Attualmente, secondo lei, si ha difficoltà a relazionarsi?

“Già! L'offerta tecnologica non corrisponde a profondità che restano sommerse, la comunicazione veloce ci presenta senza rivelare quelle verità che rimandiamo e infine sediamo, raccontandoci con profili accattivanti per conquistare quel ‘mi piace’ che rassicura e pare contare più della persona che ci portiamo dentro con le sue ineludibili complessità. Se negli anni '70 Erich Fromm si e, ci, chiedeva se ‘Avere o Essere’ ora la domanda potrebbe porsi con ‘Rappresentarsi o Essere?’.”

Nello spettacolo tratta un tema che possiamo definire paradossale, in quanto è assurdo non riuscire più a comunicare in una società dove tutti sono in contatto con tutti. A proposito dei social, che parere ha a riguardo?

“É sempre una questione di utilizzo, se il progresso tecnologico progetta l'elettrodomestico intelligente questo non garantisce che sia poi altrettanto intelligente chi ne disporrà; Sconsy sintetizza con ‘Intrenet va avanti e noi amo rimasti alla piazza: farci vedere e farci i cà*** degli altri’. Certo che agevola e sono innegabili i molteplici vantaggi in molti ambiti, ma riguardo al nostro comunicare se l'immediatezza di un messaggio può essere benvenuta, è tale la quantità di contenuti anche superficiali e vacui che viene inviata, da disperderne inevitabilmente l'attenzione ricevuta. Penso con certa nostalgia alla leggiadra cartolina di ‘Un saluto dal mare’ o all'emozione sospesa nel viaggio di una lettera manoscritta, la presenza dell'altro restituita sensibilmente e sensorialmente, custodita gelosamente nei cassetti del cuore e della memoria, al cospetto dell'attuale rapidissimo 'annulla o cancella’ per far posto nella cache. Mi pare evidente che questa bulimia comunicativa non nutra quella corrispondenza dell'anima che è fatta anche di lontananza, di un sapersi che cresce nel silenzio, di una foto impressa in un tempo intimo. Il poter ora trasmettere immagini in tempo reale, riduce le distanze temporali ma non costruisce vicinanza perché non ènel continuo mostrarsi che si effonde la nostra essenza. C'è una magia nell'accostarsi che stiamo sciupando e non sarà questo disinvolto scenario virtuale a restituire l'incanto.”

Com’è nata l’idea di questo spettacolo?

“Per ‘arricordarci’ di Noi! Per dirla con la sana e attenta visione di Sconsy. Come interprete del mio Tempo sento il dovere di dar voce a quanto ci portiamo dentro magari inascoltato quasi non in diritto di poterlo esprimere. Faccio appello alla forza sorprendente della nostra misteriosa essenza; è un non sense andare a vedere i film in 3D e poi non riconoscere la nostra tridimensionalità: corpo, mente, spirito. Non c'è dimensione virtuale che possa restituirne il potere! C'è nostalgia di una vita che conduciamo con la sensazione di non riuscire ad afferrarne il dono, consapevoli del vuoto che saturiamo senza esaudirlo, dove per non sentirci spenti accendiamo il pc o il telefonino.”

Siamo abituati a vederla “sola” in scena, come si prepara ad affrontare uno spettacolo?

“La preparazione di uno Spettacolo ha diverse fasi; in primis la sincerità del sentimento che lo motiva, con le antenne deste mentre vivi; segue la scrittura (come diceva Hemingway non è difficile; ‘basta mettersi alla macchina da scrivere e iniziare a sanguinare’) il fare memoria per porgerlo come fosse pensato in quel momento, con naturalezza cercando il dialogo più che il monologo; l'allestimento con tutte le sincronie del service audio luci, l'arrangiamento dei brani musicali che viene eseguito dai miei amati musicisti (l'irrinunciabile LeoRaveraJazz Trio) su mie precise indicazioni, infine le Prove sul Palco un momento quasi mistico dove ‘senti’ l'identità del Teatro e se avviene lo scambio alchemico tra la tua anima d'artista e la voce del Tempo che lo abita che ne fa la sua storia. Il sipario, le assi, le quinte… preludio dell'appuntamento col pubblico a cui giungo facendo silenzio dentro di me, come il torero a ‘las cinco de la tarde’. É un incontro appassionato col corpo della Vita, puoi domarla, puoi donarla, puoi venirne trafitto!”

Se non avesse intrapreso questo tipo di carriera, cosa farebbe adesso?

“Stando alle attitudini e latitudini del mio carattere, se escludiamo la penna mia compagna fedele, avrei potuto essere un pilota per come mi sento finalmente ‘al mio posto’ appena si decolla. Rimanendo nella dimensione aerea (la mia natura acquariana docet ) ammiro i volteggi e le evoluzioni dei trapezisti e non le nascondo l'attrazione Circense. Caso vuole ma caso non è, che il personaggio di Sconsy si libri proprio nel mitico Tendone dello Zelig Circus! É altresì predisposizione del segno in cui mi ritrovo, il soccorrere il prossimo nella sofferenza; aspetto questo che mi ha condotta spesso negli ospedali, da ragazza con i bambini in abbandono e più adulta alla preziosa indimenticabile vicinanza vissuta durante l'assistenza volontaria ai malati di aids e terminali. Chissà. -Sei nata per fare l'attrice- mi diagnosticò il geniale Giorgio Albertazzi ancorché giovanissima, riconoscendo il sintomo che già bambina mi faceva sentire proprio questo il compito affidatomi per l'attuale esistenza, sebbene ancora incompleto e non consegnatosi nella sua forza interpretativa; per quanto possa sorprendere, il mio Maestro Vittorio Gassman vide in me Elettra e mi attribuì un talento drammatico. Confido nel Cinema per quel ruolo che mai navigammo, pardon interpretammo (con le mie scuse a Hikmet) posso dirle che spesso guardo la Vita con gli occhi di un pittore e sapessi farlo la ritrarrei nella sua potenza divina, per ricordare di quale Capolavoro siamo parte.”

“Mi pare evidente che questa bulimia comunicativa non nutra quella corrispondenza dell'anima che è fatta anche di lontananza, di un sapersi che cresce nel silenzio, di una foto impressa in un tempo intimo”


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