Andando “Oltre”

di Teresa Pugliese

Numero 186 - Marzo 2018

I visionari Tartaglia Aneuro presentano il loro secondo album tra sonorità etniche, ritmi moderni e parole taglienti


“Andare al di là delle cose e dei nostri limiti”. È questa la direzione del nuovo viaggio musicale dei Tartaglia Aneuro, partito il 15 dicembre scorsocon l’uscita di “Oltre”. Il disco è prodotto da iCompany con il sostegno del progetto "Sillumina" promosso dalla Siae e dal Mibact, relativo alle Nuove Opere, e che si avvale della collaborazioni di tre grandi artisti: Daniele Sepe, O’ Zulù e Ciccio Merolla. Noi di Albatros abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Andrea Tartaglia.

Come nasce “Oltre”, e qual è il fil rouge che lega le tracce?

“Questo disco è una sorta di diario interiore che raccoglie molte esperienze che sono successe nell’ultimo periodo della mia vita. Quello che lega tutte le tracce dell’album è una bussola, che come direzione vorrebbe avere proprio l’oltre, verso quello che si nasconde dietro la noia della quotidianità, dietro l’informazione malata dei media, e oltre le nostre insicurezze. Questo disco mi ha aiutato ad affrontare particolari situazioni emotive, sono raccomandazioni che in primis ho dato a me stesso.”

Il disco è stato anticipato dall’omonimo singolo, possiamo affermare sia rappresentativo dell’album stesso? E di cosa tratta il brano? -taglio- “Sì, il brano è rappresentativo di tutto l’album e riflette sulle convinzioni che ci tengono legate a dei lati di noi stessi che sono un po’ stantii, e ci impediscono di vedere le cose a cui non crediamo. Lo stesso ritornello dice ‘non lo vedi se non ci credi’, questo vale sia per le cose che esistono già che per quelle che non esistono ancora, non le vedrai mai se non ci credi.”

Cosa è cambiato, sia dal punto di vista personale che professionale e stilistico, dalla pubblicazione del primo album a quest’ultimo?

“La genesi del primo disco è stata lunga, anche perché era un album autoprodotto e quindi ci sono voluti tanti sacrifici per realizzarlo. L’album si chiama ‘Per errore’, anche perché è stato fatto un po’ sbagliando, ed imparando da questi stessi errori. Abbiamo avuto anche la fortuna di partecipare ad un progetto chiamato ‘Capitan Capitone e i Fratelli della Costa’, diretto da Daniele Sepe, un’eccellenza della musica italiana che ha collaborato con noi nel nostro ultimo album.”

Facciamo un salto nel passato: come nascono i Tartaglia Aneuro, e cosa vi unisce musicalmente parlando?

“Vagavo con la mia chitarra per le strade e portavo in giro le mie canzoni, così ho avuto la fortuna di conoscere Paolo Cotrone, Mattia Cusano, Salvio La Rocca, e Federico Palomba. Veniamo da mondi musicali diversi, col tempo, però, abbiamo ottenuto un’identità collettiva. La gavetta è stata lunga, ma ci sono state anche grandissime soddisfazioni, per esempio questo Capodanno abbiamo suonato a Pozzuoli con Clementino ed Enzo Avitabile, e subito dopo in Piazza del Plebiscito a Napoli con Terroni -taglio2- Uniti e Capitan Capitone e i Fratelli della Costa.”

Durante la fase di scrittura c’è qualcosa o qualcuno a cui ti ispiri? E quando capisci che un brano è poi pronto per essere ascoltato dal pubblico?

“Non mi limito ad una sola fonte, anche perché penso che ogni sfumatura emotiva, ogni argomento abbia un ambiente musicale adatto. Scrivo i miei brani di getto, e se mi accorgo che quello che scrivo è la massima sintesi di quello che volevo esprimere, allora la canzone è pronta.”

Quali sono a livello personale e di band i vostri riferimenti musicali?

“Ci ispiriamo a molti artisti locali, come già detto a Daniele Sepe, Luca ‘O Zulù dei 99 Posse, che ha collaborato al nostro disco, e ai 24 Grana. Sono dei riferimenti anche grandi artisti italiani come De Andrè, Guccini e i Nobraino. Ricerchiamo anche nelle musiche tradizionali di tutto il mondo. Ci hanno influenzato soprattutto i suoni popolari mongoli, con il loro canto tuvano. Cerchiamo nelle radici del mondo delle sonorità da riportare nella modernità.”

Siete in rampa di lancio per una carriera brillante. Ma cosa sognate per il vostro futuro?

“Spero di conoscere sempre più persone stimolanti per il nostro percorso musicale, cosa che ci è già capitata. Tanti personaggi che per noi erano ispirazioni, poi sono diventati amici. Prossimamente apriremo i concerti di Lorenzo Kruger e dei Nobraino. Per il nostro futuro sogniamo di poter suonare anche fuori dall’Italia, vedere che effetto fa la nostra musica agli orecchi stranieri, sarebbe una cosa interessante.”





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