Alla ricerca di me stesso

di Gennaro Santarpia

Numero 181 - ottobre 2017

Ragazzo di nome e di fatto, questo giovane cantautore ci presenta il suo nuovo album e ci racconta l’evoluzione della sua musica


Alessandro Ragazzo è un cantautore classe 1994 che, nonostante la giovane età, ha all’attivo più di 250 live, svariate collaborazioni internazionali e diversi concorsi musicali vinti. Chitarrista, cantante e compositore, Alessandro ha calcato i più importanti palcoscenici italiani aprendo i concerti a numerosi artisti di prestigio internazionale quali, Marky Ramone, Ian Anderson, Marillion, Patty Pravo, Giorgio Poi, Osc2x e molti altri, coi quali ha avuto la possibilità di confrontarsi e collaborare per diversi progetti artistici. Fa parte della band Industria Onirica, il cui album è stato registrato a Milano e prodotto da Lele Battista. Parallelamente è stato componente di numerose band contribuendo alla nascita e crescita delle stesse tra cui La Febbre del Venerdì 13, Dan’s Apartment, The Rodriguez e Are You Real?. Dopo l'uscita ufficiale del suo primo Ep "Venice" Alessandro inizia a suonare come solista. I suoi brani si inseriscono nell’ambito della cosiddetta musica Alternative Pop con influenze Rock, caratteristiche che ha portato con sé anche negli Stati Uniti, dove ha registrato il suo nuovo lavoro discografico “New York”. -taglio-

Partiamo subito dal tuo Ep di inediti “New York”, come mai hai scelto questo titolo e cosa ti lega a questa città?

“Ho prodotto e registrato l’ep a New York e quindi mi sembrava carino chiamare l’album così. Inoltre, la città, gli odori, e la sua energia hanno influito sul mio lavoro e poiché il mio primo lavoro si chiama “Venice”, ho voluto continuare sulla scia dei nomi delle città dove produco le mie canzoni.”

Qual è il filo conduttore di quest’album?

“È un lavoro molto riflessivo e introspettivo, una ricerca all’interno dei dubbi dell’animo. Ho cercato di attraversare quello che personalmente è stato conoscere un po’ il mio animo e tutte le mie debolezze, queste ti danno una connotazione e ti rendono umano: gli errori, la solitudine, i dubbi, è necessario conoscersi.”

Come si è evoluta la tua musica dagli esordi fino ad oggi?

“Ho iniziato a produrre ‘cose’ da solista 4 anni fa e da allora sono cambiato. Fortunatamente studio, e grazie a questo mi sento migliorato tecnicamente e maturato, ho un approccio diverso ai lavori, prima ero impulsivo e istintivo, ora ci sto lavorando cercando di raggiungere un equilibrio.”

Cosa ispira la tua musica e quando capisci che una canzone è pronta per essere presentata al pubblico?

“Ascolto molta musica, e questo fa tantissimo, anche diversa dal genere che faccio. Credo che l’ispirazione arrivi quando si guarda un film, si legge un libro o semplicemente si è fuori e accade qualcosa, poi ognuno sa come trasformarla in musica. Una mia canzone, poi, la sento pronta partendo prima dal livello istintivo ed emotivo di quel determinato momento, poiché c’è sempre una storia o un racconto dietro ciò che voglio esprimere con i miei testi. Parto dallo spunto giusto quando suono al piano o alla chitarra, e ci lavoro tecnicamente adeguando la metrica e la struttura, quest’ultima è sempre fondamentale.” -taglio2-

Come mai hai scelto di cantare in inglese?

“Principalmente per una questione di ascolti. Ultimamente, tranne i grandi classici, non ho mai ascoltato musica italiana ma quasi sempre musica inglese, del genere hip hop e rock, che ha influenzato molto la mia sonorità. A livello metrico l’italiano è una lingua molto difficile da gestire, l’inglese ha un linguaggio più morbido, meno complicato. Ascoltando molti testi in inglese mi è sembrato più vicino anche alle cose che sentivo. Ciò non significa che non so crivere in italiano, dato che in quest’ultimo anno mi si è riaccesa questa passione e ho provato a buttar giù qualcosa vicino al genere dell’hindi, però è tutt’altra cosa.”

Collabori con artisti dal calibro internazionale, c’è un aneddoto che ricordi particolarmente?

“Ho avuto un amore particolare per Tim Buckley, padre di Jeff, per qualche anno, è stato per me una fonte di ispirazione importantissima. Tutt’ora penso che sia uno degli artisti più grandi sulla scena del cantautorato. Un giorno mi arriva su Facebook un messaggio di un signore americano che elogia me e la mia musica. Dopo, ho scoperto che era il produttore e chitarrista di Tim Buckley. È stata magia pura.”

Non hai provato a metterti in contatto poi con lui per una collaborazione?

“Si, ogni tanto ci sentiamo, però dato che vive in America, purtroppo la distanza divide un po’ questo sogno, però spero che un giorno si realizzi.”

Quando sarà possibile ascoltarti dal vivo?

“Sono in programma una serie di date soprattutto in Veneto in provincia di Venezia e Treviso. In agenda ho anche un’intervista in radio dove potrete ascoltare la mia musica in esclusiva.”

Come ti vedi tra dieci anni?

“Voglio girare il mondo con la musica.”





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