Alessandro Cona

Zaino in spalla

di Laura Frigerio


Ha dovuto viaggiare parecchio per dar vita al suo primo romanzo, ma “Passato Prossimo” ed il suo determinato autore sono inevitabilmente destinati a girare il mondo


Il mondo della letteratura è piuttosto affollato, ma certi talenti riescono comunque ad emergere: come Alessandro Cona, che sta ottenendo ottime recensioni e un buon successo di pubblico con il suo romanzo d'esordio “Passato Prossimo”. Definisce la scrittura come “qualcosa” di necessario che lo aiuta ad alleviare la mente, al punto di definirla una dipendenza. Cona ha sempre desiderato poter condividere con la gente i suoi racconti, le sue parole. Al centro del suo primo romanzo un ragazzo, che si mette alla ricerca della fidanzata scomparsa dopo essere partita alla volta degli Stati Uniti alla ricerca della sua grande occasione come attrice.

Com’è nata l'idea per questo primo romanzo?

“L’idea è nata da un crocevia fondamentale della mia vita, la fine di una storia importante e un viaggio dall’altra parte del mondo all’orizzonte. Stavo per sperimentare sulla mia pelle cosa volesse dire lasciarsi la propria vita alle spalle e ricominciarne un’altra praticamente da zero. La storia che era appena finita mi aveva lasciato una certa dose di rimpianti, così, davanti a un mappamondo, ho immaginato che il tempo andasse al contrario per permettermi di mettere le cose a posto, o per incasinarle ulteriormente.”

Dove e quando hai scritto “Passato Prossimo”?

“L’ho iniziato a scrivere alla fine del 2011 in Italia, ma la maggior parte della stesura l’ho realizzata nel 2012 a Los Angeles, dove ho vissuto per un anno per lavorare con un’agenzia di stampa italiana. Diciamo che la trama ha seguito abbastanza fedelmente i miei spostamenti di quel periodo.”

Quali sono state le tue influenze?

“Beh, sono stato ‘guidato’ sia dal cinema sia dalla letteratura. Nel libro si possono trovare alcuni riferimenti a Philip K. Dick per il lato paranormale; a Jack London, Jack Kerouac, e Dylan Dog. I miei fari cinematografici, invece, sono Quentin Tarantino e Christopher Nolan, Nacho Vinalongo e Alejandro Amenabar che nelle loro pellicole sguazzano nel mare dell’inspiegabile rendendo, però, tutto molto credibile.” -taglio- Quanto è difficile il mondo dell'editoria?

“Tanto, escono titoli nuovi ogni giorno ed hai l’impressione di poter finire subito nel dimenticatoio. Alla fine, però, è uno stimolo a lavorare proprio perché questo non accada, e a far si che le persone in qualche modo si ricordino del libro e di chi lo ha scritto. La cosa più importante ovviamente è che poi il romanzo piaccia, che le persone finito di leggerlo ti contattino per farti sapere che non vedono l’ora di leggere la tua prossima opera. Se dalla tua parte hai un bel po’ di feedback positivi anche un oceano in tempesta come quello dell’editoria può sembrare poi navigabile.”

Sappiamo che sei un viaggiatore. Dove vivi ora? “A Cuenca, in Ecuador, anche se sono tornato in Italia dopo due anni e mezzo di lontananza, ma nonostante sia qui da mesi per l’uscita e la promozione del libro, sento che casa mia è ormai da un’altra parte, pur avendo praticamente tutta la mia famiglia da queste parti. A brevissimo tornerò a Cuenca, sulle Ande ecuadoriane, dove ho messo qualche piccola radice dopo un viaggio zaino in spalla lungo otto mesi attraverso svariati paesi del continente americano.”

Che legame hai con l'Italia?

“È un legame d’amore-odio, come penso sia normale quando si lascia la propria casa base. La amo perché viaggiando ho scoperto l’importanza delle mie radici, le mie abitudini, e le ho mescolate con quelle di qualcuno che arriva da tutt’altra parte. L’italianità all’estero è molto apprezzata in generale, soprattutto in Sud America. L’odio, invece, è dovuto ad un fattore molto sentimentale: è stato come amare qualcuno che ho dovuto lasciare per poter sentirmi migliore come persona. Ma la prospettiva di un biglietto di sola andata per un altro continente è la condizione di gran lunga più comoda, perché la provvisorietà fa spesso apprezzare dettagli che chi vive la quotidianità di un posto finisce inevitabilmente per perdersi.”

Progetti per il prossimo anno?

“Prima di tutto tornare in Sud America: un luogo dove l’inverno non esiste! Poi devo ultimare il secondo libro, ambientato a Cuba. Infine tradurre ‘Passato Prossimo’ in spagnolo prima di tutto. Mi piace l’idea di aprirmi a mercati diversi e cercare di fare arrivare le mie opere lontano come se fossero viaggiatori con uno zaino in spalla.”

“La provvisorietà fa spesso apprezzare dettagli che chi vive la quotidianità di un posto finisce inevitabilmente per perdere”


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